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26/06/2020

L’Anas punta sulle manutenzioni «Modello Genova non replicabile»

Il Secolo XIX - Marco Menduni

CLAUDIO GEMME Il presidente dell'Azienda delle strade sulla crisi infrastrutturale della Liguria
L'intervistaMarco Menduni / Genova La Liguria delle infrastrutture. La Liguria isolata, in crisi. La Liguria che ha bisogno di grandi opere per uscire dall'accerchiamento. Nel dibattito in corso, nell'emergenza di questo periodo, Anas ha un ruolo centrale. Claudio Gemme, genovese, è il presidente dell'azienda nazionale delle strade. Presidente, quale futuro immagina per la Liguria? «È una terra a molteplici vocazioni, mare e terra sono i tratti caratteristici più significativi, che i liguri con grande sapienza hanno saputo sviluppare nel tempo. Partendo dall'elemento mare, la Liguria deve puntare sempre di più ad intercettare il traffico marittimo mediterraneo ponendosi sul mercato come il grande portale da e verso l'Europa. Oltre alla sviluppo della logistica portuale, per essere un competitor forte, è necessario che le attività portuali siano sostenute e collegate ad una rete infrastrutturale adeguata. In Liguria abbiamo anche un terra ricca di luoghi e prodotti di eccellenza che devono diventare una marchio di qualità collegato allo sviluppo del turismo. Il denominatore comune deve essere la sostenibilità». Un suo pallino...«Sono convinto che il progresso sostenibile sia una opportunità e non un vincolo. Anche lo sviluppo delle infrastrutture e quello della mobilità devono essere coniugati non solo con gli obiettivi di crescita economica, ma anche con quelli dell'equilibrio tra le risorse impiegate».Industria portuale, turismo e sostenibilità, con queste premesse strategiche quale ruolo ha Anas? «Anas gestisce in Liguria circa 645 chilometri di rete stradale. Nel biennio 2018-2020 sono stati dedicati alla manutenzione programmata investimenti che superano i 211 milioni di euro. La manutenzione oltre ad essere un elemento principale per la sicurezza ha una serie di pregi che in una fase di rilancio dell'economia rappresenta una variabile significativa: ha una attivazione rapida, 3-6 mesi, rispetto a 1-2 anni per nuove opere; non necessita di particolari autorizzazioni; ha un impatto immediato sul Pil con rapido impiego di risorse umane, forniture e fatturati per cantieri».Qual è il fronte delle nuove opere? «Stiamo lavorando sul potenziamento dell'asse della Statale 45 della Val Trebbia e sul potenziamento della viabilità d'accesso all'hub portuale di La Spezia e di Savona»Con alcune criticità.«Sia nel caso della Spezia che di Savona abbiamo incontrato una serie di problemi. Nel primo caso, con un avanzamento di circa il 50 per cento, abbiamo dovuto risolvere il contratto per gravi inadempienze dell'appaltatore e si è proceduto all'aggiornamento del progetto in tre lotti funzionali con i relativi cronoprogrammi».Poi c'è il caso di Savona...«Con un avanzamento di circa il 81 per cento, dopo la sospensione del contratto dell'appaltatore, che per crisi finanziaria è entrato in concordato preventivo, si è proceduto all'aggiornamento del progetto e prevediamo di pubblicare il relativo bando entro l'anno. Per La Spezia e Savona abbiamo disposto delle varianti all'Aurelia con il ruolo di tangenziali con l'obiettivo di favorire il collegamento con i rispettivi porti». Quindi esiste un problema di sistema nel processo realizzativo delle opere. «Si, è vero. Risentiamo di un eccessivo appesantimento burocratico che non favorisce le migliori condizioni per poter finalizzare gli investimenti. A volte torniamo anche 23 volte dalla stessa amministrazione per avere il via libera ai progetti. In media tra il concepimento dell'opera e l'affidamento dei lavori, possono trascorrere 5 anni e in alcuni casi anche di più. In questo percorso le attività che coinvolgono direttamente una stazione appaltante come Anas rappresentano meno di un terzo dei 5 anni, i restanti due terzi sono necessari per le attività svolte da Enti terzi come Ministeri, Enti Regionali, Comuni, Autorità».Bisogna quindi intervenire sulle procedure.«È necessario, soprattutto in questa fase di rilancio, accelerare la fase autorizzativa».Sulla falsariga del "modello Genova"? «Il "modello Genova" ha funzionato benissimo, ma credo sia un unicum. I controlli e le verifiche di ciascun Ente e i rispettivi Codici regolamentari sono fondamentali per l'approfondimento conoscitivo di un progetto, per valutarne impatto e corretta realizzazione». Come intervenire, quindi? «Molto del rallentamento deriva dal doppio passaggio autorizzativo Ministeri - Enti locali. In sostanza, si tratterebbe di accentrare i soggetti deputati alle verifiche, una sorta di "Autorizzazione unitaria"».C'è il problema del contenzioso con le imprese... «Il contenzioso è un altro problema serio per il Paese. Da molti anni la litigiosità degli operatori del settore blocca moltissime opere causando così ritardi gravissimi nei lavori. In media le imprese presentano ricorsi su circa il 20 per cento delle gare sopra i 30 milioni. È bene ricordare che Anas vince mediamente in circa l'80 per cento dei casi. Sebbene sia un risultato positivo per noi, comporta comunque un enorme dispendio di tempo che danneggia non solo la stazione appaltante ma anche le imprese e la collettività». Come si risolve? «Anche in questo caso una semplificazione normativa sarebbe auspicabile, potrebbe ridurre il numero degli "appigli" per presentare ricorsi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA