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17/07/2018

L’Anagrafe vietata alle famiglie arcobaleno “Fantasmi per il Comune”

La Repubblica - MASSIMILIANO SALVO

L'inchiesta
Le famiglie arcobaleno con due mamme o due papà sono una ventina in tutta Genova. E hanno lo stesso problema: l'anagrafe non riconosce entrambi i genitori, a differenza di quanto accade a Torino, Milano, Firenze, Palermo. Il sindaco Marco Bucci ha ribadito la posizione del Comune: «Registrarli entrambi è contro la legge». Ma queste famiglie non si danno per vinte.
pagine VI e VII Le famiglie arcobaleno con due mamme o due papà sono una ventina in tutta Genova. E hanno lo stesso problema: l'anagrafe non riconosce entrambi i genitori, a differenza di quanto accade a Torino, Milano, Firenze, Palermo.
Il sindaco Marco Bucci ha ribadito la posizione del Comune: «Registrarli entrambi è contro la legge». Ma queste famiglie non si danno per vinte. Annunciano un ricorso contro questa decisione. E si raccontano: «Anche noi esistiamo».
Aurora ha otto mesi, gli occhioni grigi e due mamme, Ilaria e Claudia. Ha due mamme anche Azzurra, che è grande come il gatto rosso di casa ed è nata sei mesi fa all'ospedale San Martino.
«Ci hanno fatto stare entrambe in sala parto», raccontano Elisa e Sabrina. «I medici sono stati molto gentili». Le mamme di Cristina, 15 mesi, asilo nido a Voltri e sguardo irrequieto, si chiamano invece Marina ed Elisa. «Vogliamo darle un fratellino o una sorellina», sorridono. «Sogniamo di far crescere la nostra famiglia».
Aurora, Azzurra e Cristina sono nomi di fantasia, ma le loro storie sono vere: sono tre degli almeno 18 bambini che a Genova fanno parte di una "famiglia arcobaleno", ovvero una famiglia composta da coppie o single omosessuali che sono genitori o aspirano a diventarlo. Tra tante difficoltà burocratiche. «All'anagrafe solo una di noi è stata registrata come genitore», dicono le coppie di mamme. «Per il Comune di Genova un genitore è come se non esistesse». Lo raccontano con amarezza queste donne «un po' mamme e un po' pioniere», destinate a scardinare la convinzione che i genitori debbano per forza essere dello stesso sesso. Una convinzione che pensano di battere con l'amore mostrato tutti i giorni, per strada, al parco, al mercato, con i vicini di casa. Ma che nulla può di fronte all'incertezza giuridica: la legge Cirinnà ha previsto l'unione tra le persone dello stesso sesso ma non ha disciplinato cosa debba essere dei loro figli. Ed ecco che i Comuni italiani hanno preso strade diverse, in base alla sensibilità politica degli amministratori. Ad aprile Torino ha fatto da apripista con la sindaca pentastellata Chiara Appendino, che ha riconosciuto la genitorialità delle coppie omosessuali. Altri Comuni hanno seguito la stessa strada.
Il sindaco di Genova Marco Bucci non è di questo avviso. A metà giugno ha incontrato l'associazione Famiglie arcobaleno e alcune coppie omosessuali cui l'anagrafe ha rifiutato la registrazione di entrambi come genitori. «Per l'avvocatura del Comune, la registrazione non è possibile perché la legge del 2004 sulla procreazione assistita non consente questo metodo per coppie dello stesso sesso», riporta l'assessore ai Servici civici Matteo Campora. «Non c'è nulla di politico in questa decisione. I Comuni che hanno fatto la registrazione si espongono alla possibilità di un ricorso». È lo stesso destino del Comune di Genova, per il motivo opposto.
«Riteniamo vi sia una discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale», sostiene Ilaria Gibelli. «Ci stiamo muovendo per ricorrere contro la decisione del Comune».
Le famiglie arcobaleno dovranno ricorrere singolarmente, con una spesa di migliaia di euro ciascuno, ma sono rincuorate dalle recenti sentenze favorevoli dei Tribunali di Pistoia Bologna. Intanto devono fare i conti con la realtà. Aurora è figlia di Ilaria ma non di Claudia, Cristina è figlia di Elisa e non di Marina, Azzurra è figlia di Elisa e non di Sabrina. Le conseguenze si vivono tutti i giorni. Elisa Pastorino, 33 anni, fa l'operaia ed è sposata con Marina Guzzonato, impiegata di 28 anni. «Una volta a settimana portiamo a cena la bimba dai nostri genitori, che si sentono tutti nonni allo stesso modo», raccontano nella loro casa di Voltri. «Ma per la legge non è così». Ecco quindi che per far fare i vaccini è necessaria la presenza dell'unica mamma, Elisa, che però ha molti più problemi a prendersi permessi dal lavoro rispetto alla moglie Marina. «Ma non è giusto», protesta Elisa. «Perché Marina si sveglia la notte quando la bimba piange, come faccio io. Ed è lei a portarla ogni mattina all'asilo nido». Dove è necessaria la comprensione da parte delle maestre perché Marina non ha alcun legame giuridico con la bambina.
Lo stesso legame manca anche tra Aurora e Claudia Lo Sicco, 36 anni, ricercatrice in medicina rigenerativa e fidanzata con l'avvocata Ilaria Gibelli, 41 anni.
Nonostante Ilaria abbia portato avanti la gravidanza con gli ovuli di Claudia, che quindi è la mamma biologica, per l'anagrafe genovese solo Ilaria è la mamma legale di Aurora: perché è lei ad averla partorita. «Al Comune non interessa che con la fecondazione assistita i futuri genitori si assumono la responsabilità del figlio», spiega Ilaria Gibelli. «Secondo noi il consenso informato vale anche se dato all'estero. Milano e Torino hanno trovato una soluzione, Genova no: e ne paghiamo le conseguenze tutti i giorni».
Per esempio la famiglia di Ilaria, Claudia e Aurora non ha potuto approfittare del bando regionale che aiuta le mamme con un contributo economico ogni mese.
Il bando prevede che un componente della famiglia segua un corso di formazione della Regione: Claudia era l'unica a potersi ritagliare il tempo dal lavoro per frequentare le lezioni, ma non ha potuto ottenere il contributo perché non risulta come genitore. Per assurdo, in altre situazioni il loro nucleo familiare è considerato tale: come nel caso dell'iscrizione all'asilo nido, dove l'Isee di Claudia e Ilaria è cumulato in quanto conviventi.
Le preoccupazioni di Ilaria e Claudia non finiscono qui. «Se io muoio - dice Ilaria - la nostra bimba resta orfana. Perché mio padre vive all'estero e mia madre è malata. Eppure Aurora ha un'altra mamma con una grande famiglia».
E anche per questo motivo che Claudia e Ilaria non si accontenteranno di un eventuale riconoscimento in giudizio della stepchild adoption, ovvero dell'adozione di Aurora da parte di Claudia. «Perché in questo caso la famiglia di Claudia non sarebbe riconosciuta. Nostra figlia ha il diritto di avere anche nonni e zii».
Queste difficoltà non spaventano coppie come Cristina Scalici e Valeria Foresta, entrambe di Palermo con casa a Sestri Ponente.
«Abbiamo deciso di provare ad avere un bambino», raccontano da Barcellona, dove stanno facendo le visite mediche necessarie.
«Come abbiamo deciso chi dovrà portare avanti la gravidanza? Le coppie di future mamme valutano l'età e la situazione lavorativa».
Nel loro caso la scelta è ricaduta su Cristina, che ha 32 anni e lavora come poliziotta nel Commissariato di Cornigliano.
«Non ho mai nascosto la mia vita privata tra colleghi. Pure i dirigenti mi hanno aiutato nella scelta, spostandomi dalle Volanti a un lavoro di ufficio». A Valeria e Cristina non resta quindi che aspettare. «Vogliamo avere una famiglia con più di un figlio e vogliamo farlo adesso».

I casi

Le tappe della battaglia per l'accettazione

18

2004

2016


Le famiglie arcobelano che a Genova non sono riuscite a farsi riconoscere lo status di genitori ad entrambi i componenti la coppia L'anno di emanazione della legge sulla procreazione assistita che non consente questo metodo alle coppie dello stesso sesso L'anno di approvazione della legge Cirinnà che ha introdotto le unioni tra persone dello stesso sesso senza parlare dei figli

Aurora, la piccola di otto mesi, figlia di Ilaria e Claudia nella foto di Valentina Fusco

Ma la nostra piccola ha diritto ad avere anche nonni e zii davanti alla legge

Ilaria gibelli

Ilaria e Claudia, un omogeneizzato e una passeggiata, scene di normalità (foto di Valentina Fusco)

I Comuni che fanno la registrazione si espongono alla possibilità di impugnazione

Matteo Campora

Foto: Ilaria e Claudia, la fotografa Valentina Fusco ha raccontato negli scatti in bianco e nero una giornata in famiglia


Foto: Liguria Pride Il mese scorso, il 16 giugno, migliaia di persone sono scese in strada a Genova nel nome di don Gallo in un corteo rumoroso, allegro e colorato, per difendere il diritto della popolazione LgbtQ di non essere discriminati

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