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29/04/2021

L’America finanzia la corsa alla Luna

Libero - MIRKO MOLTENI

Gli Usa vogliono tornare sul satellite nel 2024
SpaceX di Elon Musk vince l'appalto della Nasa per una navicella da quasi 3 miliardi di dollari soffiandolo a Blue Origin di Jeff Bezos. Il padrone di Amazon fa ricorso e si lagna con Washington
■ Riportare astronauti fra i crateri della Luna è una delle "nuove frontiere" a cui mira la Nasa, l'agenzia spaziale americana. L'obbiettivo è previsto, se tutto fila liscio, nel 2024, quando saranno passati 52 anni dall'ultimo sbarco umano sul globo grigio. È dal dicembre 1972, dalla missione Apollo 17, che si attende il ritorno dell'uomo, nonché l'esordio della prima donna, lassù. Ma le cose potrebbero complicarsi per una "guerra" legale fra le compagnie spaziali fondate da due miliardari accomunati dal pallino per il cosmo. La Blue Origin, guidata dal "boss" di Amazon, Jeff Bezos, ha presentato ieri un ricorso al governo Usa contestando l'assegnazione alla SpaceX del rivale Elon Musk, il "guru" di Tesla, dell'appalto per il veicolo spaziale che farà atterrare, anzi allunare, gli astronauti. Il 16 aprile, infatti, la Nasa ha scelto SpaceX per il contratto da 2,89 miliardi di dollari che impegna la compagnia di Musk a fornire la sua nuova navicella spaziale Starship HLS, versione potenziata della Starship già sperimentata più volte dall'azienda nel poligono privato di Boca Chica, nei deserti del Texas, seppure non manchino incidenti. L'agenzia spaziale Usa ha così messo spalle al muro la cordata capeggiata dalla Blue Origin di Bezos, di cui fanno parte nomi illustri dell'industria aerospaziale americana, cioè Lockheed-Martin e Northrop, oltre ai laboratori Draper. Esclusa, per inciso, è risultata anche la proposta di un terzo gruppo, Dynetics, al quale collabora la Thales-Alenia italo-francese. «PIÙ RISCHI» Quelli di Bezos non si sono arresi e hanno inoltrato all'ufficio contabilità del governo americano GAO (Government Accountability Office) una formale denuncia che parla di «appalto imperfetto» poiché «sono state cambiate regole all'ultimo momento». Blue Origin contesta che la Nasa abbia scelto una soluzione tecnicamente «più rischiosa, eliminando opportunità di competizione». Secondo l'azienda di Bezos, inoltre, non si sarebbe dovuto scegliere un unico vincitore, in modo da assicurare una soluzione di riserva nel caso la navicella di Musk fallisse. Va spiegato che, per la missione del 2024, la Nasa si occuperebbe di inviare fino all'orbita della Luna gli astronauti, fra cui una donna, all'interno di una sua navicella, la Orion sviluppata da Lockheed-Martin insieme all'europea Airbus. A quel punto, arrivati a un'orbita di parcheggio vicino alla Luna, gli astronauti trasborderebbero dalla Orion a un'altra navicella, questa studiata per la discesa sul suolo lunare e lanciata in precedenza senza equipaggio. Oggetto dell'appalto è proprio questo modulo dedicato all'allunaggio e al successivo decollo per far tornare le persone sulla Orion a fine missione. Musk propone la Starship HLS, razzo alto 50 metri che potrebbe far scendere sulla Luna non solo 4 astronauti, ma anche 100 tonnellate di carico. Verrebbe derivato dai prototipi Starship, in grado di decollare e poi atterrare verticalmente, che SpaceX sta provando dal 2019 a Boca Chica. Finora nelle prove da terra, hanno raggiunto quote massime di 10-12 km, ma diversi di essi si sono schiantati in atterraggio. STARSHIP La soluzione Starship, navicella in un pezzo unico, sembra a prima vista semplice e l'azienda ha dimostrato le sue capacità con un'altra capsula, la Crew Dragon, che dal maggio 2020 ha già portato tre volte astronauti a bordo della stazione spaziale ISS in tutta sicurezza, l'ultima lo scorso 24 aprile. Gli incidenti alle Starship di prova sembrerebbero dar ragione a Blue Origin, che parla di opzione rischiosa, dato che è una tecnologia nuova. L'azienda di Bezos, invece, propone qualcosa di più simile al LEM delle missioni Apollo, ma in versione ingrandita e strutturato su tre moduli, dei quali uno costruito da Blue Origin, gli altri da Lockheed-Martin e Northrop. Soluzione meno futuristica di quella della SpaceX, ma che non ha ancora dato luogo a prototipi funzionanti e la cui semplicità concettuale potrebbe essere contrastata dalla complicazione di tre moduli sganciabili. La partita, forse, è ancora aperta e il gruppo di Musk dovrà evitare che i prototipi Starship subiscano nuovi incidenti. Uno di essi, l'SN15, dovrebbe essere collaudato «entro questa settimana».

Foto: A sinistra, Jeff Bezos, boss di Amazon, gigante della vendita on line. A destra Elon Musk di Tesla, azienda leader dell'auto elettrica (LaPresse)