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04/06/2019

L’allarme di Confapi: «Così regaliamo ai colossi lavori per oltre 77 milioni»

Messaggero Veneto - Elena Del Giudice

il vicepresidente Petrigh
Elena Del GiudiceUDINE. L'ultimo "scippo" vale qualcosa come 39 milioni di euro, la somma supera i 77. Denaro a fronte di servizi e interventi di manutenzione su immobili e impianti di proprietà degli enti locali del Fvg, da parte di aziende che hanno sede altrove. La logica è la stessa del Consip, per intenderci, la Centrale acquisti della pubblica amministrazione, il cui azionista è il ministero dell'Economia e delle finanze, che bandisce gare per l'acquisto - ad esempio - di siringhe per tutte le Aziende sanitarie del Paese, "strappando" un prezzo molto vantaggioso a beneficio della collettività, e colmando inspiegabili divari di costi tra forniture di uno stesso articolo. Solo che, nel caso del Fvg, non si parla di acquisti di siringhe, di pale o lampadine, bensì di servizi. L'intervento di manutenzione della caldaia della scuola, piuttosto che di quella del municipio, la sostituzione di una lampadina bruciata o di una presa che va in corto o la ripartenza di un ascensore... Piccoli e medi interventi che, fino a ieri, erano di pertinenza di aziende locali, selezionate dalle amministrazioni sulla base di un mix di competenza, prezzo, disponibilità, e che ora sono appannaggio di grandi aziende, nessuna delle quali con sede in Regione.Tutto grazie ad un bando, messo a punto dalla Direzione regionale delle Autonomie locali nel 2017 e andato in aggiudicazione nel 2018. «Solo che - spiega Denis Petrigh, vicepresidente e responsabile del Gruppo edili di Confapi Fvg -, contrariamente alle direttive vincolanti emanate dalla Regione e prodotte con la fattiva collaborazione di tutte le associazioni di categoria per regolamentare le procedure di aggiudicazione dei lavori pubblici, la direzione ha messo a gara europea i servizi di manutenzione e obbliga oggi i Comuni a utilizzare gli aggiudicatari per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria». Fino a ieri gli stessi Comuni chiedevano i preventivi alle aziende del territorio e, tra esse, individuavano l'affidatario del servizio. Ora invece dovranno affidare le stesse manutenzioni ai "colossi" che si sono aggiudicati le gare, escludendo le aziende locali. E questo per 48 mesi, più 12 aggiuntivi nel caso in cui il budget fissato dal bando non sia stato esaurito. «Questo significa - rincara Petrigh - che tutte le micro e piccole imprese locali vengono escluse, con quel che ciò può significare in termini di posti di lavoro, ma anche di entrate per la Regione dalle compartecipazioni».Grandi dubbi, poi, sulla compatibilità di questo bando (la cui efficacia è stata comunicata a metà maggio dalla direzione Autonomie locali ai Comuni) con l'articolo 43 comma V della legge regionale 26/2014 con cui si istituisce la Centrale unica di committenza, che recita "si prevede che la Regione favorisca la partecipazione delle piccole e medie imprese anche attraverso il confronto con le organizzazioni di categoria", e che avrebbe dovuto occuparsi di forniture (come il Consip, per intenderci). In realtà il bando agevola invece i grandi gruppi e le multiutility. «Insieme a Confartigianato abbiamo segnalato la cosa ai rappresentanti politici della Regione che sono stati colti di sorpresa. Oggi c'è stata questa denuncia pubblica di Patto per l'Autonomia, confidiamo che ci siano altri che interrogheranno la giunta, dal canto nostro chiederemo un incontro al governatore Fedriga». Con quante chance di cambiare le cose, stante un bando già aggiudicato? Quasi nessuna. Ma il caso va segnalato, tanto più perché accade in una Regione dotata di uno statuto di autonomia che, evidentemente e diversamente dal Trentino Alto Adige, non esercita.--