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27/09/2018

L’Aipo avverte gli enti locali “Tocca a voi vigilare i fiumi”

La Stampa - piero bottino

L'ultimo allarme arriva da Valenza: sotto il ponte sul Po che porta in Lomellina c'è un'isola di tronchi. La Regione ha inviato ieri tecnici di una ditta per misurare il flusso residuo del fiume attraverso una «slitta galleggiante». Ma chi pulirà? In vista della stagione autunnale, quindi delle probabili piogge, come avviene ogni anno l'Aipo (ex Magispo) ha inviato a tutti gli enti proprietari e/o concessionari di «opere e manufatti insistenti sui corsi d'acqua» una serie di lettere per precisare che tocca a loro vigilare sulle «corrette sezioni d'alveo» fissate al momento della progettazione. Insomma su eventuali restringimenti creatisi nel tempo, come a Valenza.

I destinatari sono parecchi perché all'Aipo alessandrina fanno capo i bacini di un tratto del Po, del Tanaro (da Ceva in giù), Bormida, Orba, Belbo, Sesia (quanto meno da Romagnano). Quindi in elenco ci sono Regioni (Piemonte e Lombardia), Province, Prefetture, una lunghissima sfilza di Comuni, Ferrovie, Enel, Snam, associazioni irrigue. In tutto sono 676 chilometri di corsi d'acqua, di cui solo 317 dotati di argini. Poi ci sono le arginature continue e i tratti - la maggior parte - con argini discontinui o addirittura inesistenti. Su tutti, durante le piene, bisogna vigilare per essere sicuri che tengano. Come può farlo l'Aipo che ha «un personale effettivo assegnato» di 8 unità al presidio di Alessandria e 3 a Casale?

Di qui il secondo avvertimento: guardate che in caso di piena noi possiamo soltanto tenere sotto controllo la situazione attraverso la strumentazione a distanza ed intervenire nelle situazioni di «somma urgenza». Il resto tocca alle varie Protezioni civili dislocate sul territorio: sono loro che devono metterci gli occhi e le mani, segnalando e cercando di evitare il peggio.

In realtà la manutenzione degli argini è anche competenza dell'Aipo. Il bilancio tracciato dall'ingegner Carlo Condorelli, direttore dell'Agenzia, è però sconfortante: «A disposizione ci sono solo 1,8 milioni. Abbiamo bandito quattro gare per accordi quadro (dallo sfalcio ai chiusini), spezzettando il territorio in modo da non avere sotto contratto una sola impresa: nei momenti del bisogno poi magari non ce la fa. Dunque quattro lotti: uno sul bacino del Po, uno per il Sesia, i restanti due per Tanaro, Bormida e compagnia bella. Ebbene non siamo ancora riusciti a completare la gara d'appalto nemmeno per il primo».Problemi di burocrazia? «Tempi già lunghi, protratti dagli adempimenti previsti dalla nuova legge sugli appalti. Ad esempio se aggiudicassi oggi dovrei attendere 30 giorni per assegnare i lavori in caso ci fossero ricorsi delle ditte escluse». E in Italia i ricorsi, come si sa, non finiscono mai. Quindi si arriva a novembre, se va bene, se no all'anno nuovo: «Mah, spero almeno una di chiuderla entro i primi di dicembre». Quando comunque la stagione delle piogge dovrebbe volgere al termine.

Il «materiale litoide», insomma i cumuli di pietrisco, invece si può portar via previa autorizzazione. Ma una volta a venderlo ci si guadagnava pure, oggi non vale più niente considerando che veniva impiegato in edilizia, settore in gravi difficoltà. Quindi chi paga per sgombrare i fiumi? La domanda resta.

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