MENU
Chiudi
09/01/2019

L’affare del cloro sporco rifilato all’Acquedotto Bufera sulla D’Agostino, due arresti e 13 indagati

Corriere del Mezzogiorno

Il blitz
di Angela Balenzano Cloro industriale per rendere potabile l'acqua distribuita dall'Acquedotto pugliese. Per quattro anni la società Chimica D'Agostino si è aggiudicata le gare indette da Aqp (parte lesa nell'indagine) per le forniture di ipoclorito di sodio, grazie alla complicità di quattro funzionari dell'ente e riuscendo a sbaragliare la concorrenza: 10 aziende in tutto. Ma il solvente venduto dalla società indagata era però diverso da quello previsto dalla legge per la potabilizzazione dell'acqua. L'amministratore unico della Chimica D'Agostino, Donato D'Agostino e il responsabile del laboratorio interno della società, Francesco Loliva sono finiti agli arresti domiciliari al termine di un'indagine della guardia di finanza coordinata dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dai pm Claudio Pinto e Luciana Silvestris. Nei provvedimenti cautelari firmati dal gip Giovanni Abbattista, vengono contestati, a vario titolo, i reati di turbata libertà degli incanti aggravata e continuata, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata e continuata ai danni dell'Acquedotto pugliese. Nell'inchiesta sono indagate complessivamente 13 persone: tra cui quattro funzionari dell'Acquedotto (componenti delle commissioni per l'aggiudicazione di gare d'appalto) e dipendenti della società finita sotto inchiesta. Per i funzionari Aqp la procura ha chiesto la misura interdittiva della sospensione, ma il gip si riserverà di decidere dopo gli interrogatori. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di un milione e 131 mila euro nei confronti della Chimica D'Agostino pari all'importo dell'ingiusto profitto ipotizzato dalle indagini. Il comandante provinciale della guardia di finanza, il generale Nicola Altiero, ha assicurato che l'acqua non è in alcun modo diventata pericolosa per la salute pubblica. Le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economica finanziaria, diretti dal colonnello Pierluca Cassano, hanno preso in esame le gare di appalto bandite da Aqp nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016 e sono iniziate dopo l'esposto di una società napoletana che «veniva sistematicamente esclusa». I documenti acquisiti durante l'inchiesta sono stati esaminati dagli investigatori della Tutela del mercato alla guida del colonnello Gaetano Murano e hanno portato alla luce una serie di irregolarità. La società barese «facendo leva sui rapporti "privilegiati" intercorrenti con funzionari e dipendenti di Aqp e confidando in un atteggiamento benevolo degli stessi - scrive il gip nelle carte- produceva in gara documentazione non veritiera attestando falsamente la propria veste di produttore della sostanza con titolo del 12 per cento in concentrazione di cloro e la conformità dell'ipoclorito di sodio fornito dalla normativa di riferimento». In altre parole la Chimica D'Agostino non produceva cloro come richiesto dal bando, ma lo avrebbe acquistato da altri a concentrazione del 18 per cento e diluito poi al 9 per cento. «Condotte al pari illecite venivano poste in essere in fase di esecuzione dei contratti inerenti le pubbliche forniture - spiega ancora il gip - allorquando la società, allo scopo di dare seguito alla materiale consegna dell'ipoclorito di sodio, non adatto al trattamento delle acque destinate al consumo umano, ometteva in occasione delle consegne agli impianti, di fornire il certificato di analisi del produttore». In questo modo la società «creava i presupposti per una sorta di monopolio di fatto nella fornitura di ipoclorito di sodio, un prodotto non adatto - si legge ancora nelle carte- al processo di potabilizzazione e corrompendo ed adulterando, di conseguenza le acque destinate all'alimentazione. Il tutto nella pressoché totale assenza di controlli o procedure di verifica sulla qualità del prodotto e sul titolo percentuale di concentrazione dell'ipoclorito». Il gip evidenzia ancora che i consulenti del pm «concludevano di non poter escludere potenziali pericoli per la salute pubblica "tenendo conto della estensione temporale dei fenomeni oggetto di attenzione". A scanso di equivoci - conclude il giudice- deve tuttavia rappresentarsi, in via preliminare, che tale affermazione non significa nemmeno che risulti provato, allo stato, che la descritta condotta abbia arrecato pericoli per la salute pubblica». La vicenda ● Un'inchiesta della guardia di finanza ha accertato che una società barese avrebbe falsificato i documenti relativi all'ipoclorito di sodio, un solvente usato per la potabilizzazione delle acque dell'Acquedotto pugliese Verifiche Esperti al lavoro durante una procedura per i controlli sull'acqua potabile Guardia di finanza Le indagini sono condotte dalla guardia di finanza di Bari

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore