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16/07/2020

La villa del boss diventerà centro sociale

La Stampa

È arrivata la confisca definitiva dell'abitazione di Nicola Assisi, assegnata alla Città metropolitana IL CASO
Sarà assegnata per sei anni ad attività di interesse generale e civico
Dovrebbe essere la volta buona. Quella dei lavori e del successivo riutilizzo per la collettività. Una piccola (grande) vittoria dello Stato contro le mafie. La Città metropolitana di Torino ha finalmente ricevuto l'assegnazione della villa confiscata a San Giusto Canavese al boss Nicola Assisi. Dopo anni di attesa è arrivato il via libera da parte dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Il passaggio formale era l'ultimo di una serie di adempimenti burocratici che, negli anni, hanno ripetutamente rinviato il riutilizzo del bene. Dando anche modo alla criminalità di rialzare la testa: solo due anni fa, l'attentato con le bombole e il successivo incendio dell'abitazione, tutto chiaramente messo in atto per evitare che la villa tornasse alla comunità. Ignoti, infatti, hanno cercato di farla saltare in aria: un atto gravissimo, unico nel nord Italia ad un bene confiscato. «Il documento firmato dal direttore generale dell'Agenzia Bruno Frattasi era indispensabile per ricevere i 100 mila euro stanziati nel bilancio 2020 dalla Regione Piemonte necessari ad avviare i lavori per rimediare ai danni dell'incendio doloso - fanno sapere dalla Città metropolitana - terminati i lavori il bene sarà assegnato per un periodo di sei anni e dovrà essere destinato ad attività di interesse generale per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, senza scopo di lucro». Lo scorso mese di novembre si è concluso il bando per raccogliere le manifestazioni d'interesse tra le associazioni pronte a gestire la villa. Tra le tre offerte presentate è stata individuata ad aprile la miglior proposta della cooperativa «Pro.ge.s.t.S.c.s» che già si occupa di iniziative sociali in alcuni Comuni della prima cintura di Torino. «La restituzione alla collettività del bene sequestrato segna un passo simbolico della vittoria contro le mafie». Quello della villa di Assisi era diventato un vero e proprio «caso». L'immobile era stato confiscato nel 2011 ma è stato liberato sono nel marzo del 2018. Più volte Libera, insieme alle istituzioni del territorio, ha manifestato a San Giusto per denunciare la lentezza della burocrazia e le difficoltà nel chiudere un percorso macchiato anche dal vile attentato di due anni fa. E sono comunque passati undici mesi da quando, nel cortile della villa confiscata al boss, è stata firmata l'intesa tra l'Agenzia Nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata, la Prefettura di Torino, Regione Piemonte, Città metropolitana e Comune di San Giusto Canavese. L'ex procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, proprio da San Giusto, aveva lanciato un appello pochi mesi fa: «Non conviene che un bene mafioso confiscato resti inutilizzato e cada a pezzi facendo apparire lo Stato soccombente rispetto alla mafia». Nel frattempo anche Nicola Assisi è tornato in carcere, arrestato in Brasile insieme al figlio Patrick. Considerato il più grande fornitore in Italia di cocaina, era latitante da cinque anni. Inseguito da una condanna inflittagli dal tribunale di Ivrea, era stato arrestato nel 2014 in Portogallo ma in attesa di estradizione era riuscito a scappare. -

100.000

Gli euro spesi dopo l'incendio doloso che aveva danneggiato l'immobile due anni fa


Foto: La casa di Nicola Assisi diventerà un centro per la difesa dello Stato dalla criminalità