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05/08/2021

La vicenda del cantiere Jona forse serve una deroga

La Stampa

LETTERE ALLA REDAZIONE
Ho letto con attenzione su La Stampa la vicenda del cantiere della scuola Jona, a rischio blocco per rincari dei prezzi dei materiali e l'allungamento dei tempi di approvvigionamento delle materie prime. In passato, per un caso analogo (nuovo ospedale di Nizza), avevo scritto a La Stampa diverse lettere a favore dell'impresa esecutrice (si tratta sempre della Ruscalla Renato). Siamo di fronte, però, a due situazioni differenti. Nel caso di Nizza, dove l'ospedale venne costruito in zona Boidi (su un terreno, ex stagno di rane), nulla poteva l'impresa esecutrice. La colpa ricadeva tutta sul cast di progettazione, che aveva tutti i mezzi per prevedere la presenza d'acqua nel terreno. L'impresa no, in quanto prima della gara, può visionare soltanto superficialmente l'esistente (non può ad esempio svolgere dei carotaggi o degli scavi). In caso di sottoservizi non segnalati in progetto, risponde solo con determinato limite. Per colpa del progettista, che deve sottoscrivere una polizza assicurativa, indirettamente risponde la stazione appaltante. Nel caso della Jona, invece, non è del tutto corretto sostenere, da parte dell'impresa esecutrice, che non era al corrente del periodo Covid e delle difficoltà ad essa collegate: per esempio aumento dei prezzi. Prima cosa il Comune di Asti (Stazione Appaltante) dovrà verificare se il contratto d'appalto è stato firmato prima o dopo l'era Covid. L'impresa Ruscalla certamente avanzerà nel registro di contabilità le riserve con richiesta di revisione prezzi e sospensione (legittima) dei lavori. Con la legislazione corrente (famigerato Codice degli appalti), ma anche con le precedenti normative sui Lavori pubblici, ciò porterà, se i rincari dovuti a una eventuale perizia di variante suppletiva saranno superiori al quinto consentito, a una risoluzione contrattuale per oltrepasso limiti d'importo. La Stazione appaltante dovrà sentire un esperto di contenzioso e riserve lavori pubblici per vedere la strada migliore da intraprendere. Il Comune potrebbe anche andare incontro all'impresa esecutrice, magari con una revisione dei prezzi (non certo quelli richiesti dall'impresa, ma una contrattazione al ribasso). Bisogna, però vedere se ciò è possibile. Temo di no, anche per la non del tutto imprevedibilità dell'evento. Potremmo, dunque, trovarci di fronte a due sconfitti: l'impresa esecutrice, che si vedrà estromessa dall'appalto, salvo il pagamento dei lavori eseguiti e i materiali giacenti in cantiere; il Comune di Asti, che dovrà attendere molti mesi per vedere realizzata la nuova scuola. Non so se è possibile farlo: forse il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, potrebbe richiedere al governo una deroga al Codice degli appalti con l'instaurazione del cosiddetto "Metodo Genova", utilizzato per la costruzione del nuovo viadotto Piano sul Polcevera. STEFANO MASINO GEOMETRA, ASTI