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23/02/2021

La truffa dei muretti a secco: «Tutelare i costruttori onesti» Il presidente del Parco nazionale Bianchi: «Sosteniamo chi rispetta le regole» Residenti e imprenditori delle 5 Terre bocciano il cemento: «Meglio la pietra» l’inchiesta dei carabinieri forest

Il Secolo XIX - Patrizia Spora

Patrizia Spora / Cinque Terre«La lotta alle frodi e all'illegalità è più che mai un dovere per tutelare gli interessi dei tanti cittadini e operatori onesti, che confidano sulle risorse disponibili e rispettano le procedure».Donatella Bianchi presidente del Parco nazionale Cinque Terre commenta l'esito delle verifiche condotte dai carabinieri forestali del Parco, sull'utilizzo dei fondi ottenuti dall'ente per la ricostruzione dei muri a secco. Controlli che hanno portato i militari a denunciare tre residenti per avere ricostruito i muri utilizzando cemento in zone non coltivate e all'interno dei centri urbani, non rispettando così i requisiti contenuti nel bando di finanziamento. Le denunce sono scattate per «falso ideologico in atto pubblico e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche». Soldi che l'ente ha messo a disposizione di aziende, privati e coltivatori che hanno presentato più di duecento domande di finanziamento. Una vicenda che alle Cinque Terre fa discutere per il ruolo centrale che la ricostruzione dei muri a secco ha nel rilancio del comparto agricolo e vitivinicolo, ma anche nella conservazione e tutela del territorio dal dissesto idrogeologico. «Lo sforzo profuso dal Parco diretto al finanziamento del bando per la ricostruzione dei muri a secco, con uno stanziamento finale di 766 mila euro, dà la misura di quanto la salvaguardia del paesaggio terrazzato sia più che mai una priorità dell'ente. Grazie a esso potranno essere ricostruiti circa 7.300 metri quadri di muri a secco - prosegue Bianchi - Ed è in questa direzione che svilupperemo modelli innovativi puntando su tecnologia e digitalizzazione come l'app dedicata all'agricoltura, allo studio del Parco, in grado di censire, semplificare e snellire le pratiche dirette al sostegno dei vignaioli e dei conduttori di terreni delle Cinque Terre». Il bando prevede che i muri a secco siano ricostruiti interamente in pietra, senza l'utilizzo di altri materiali e che i manufatti ricadano all'interno di aree agricole coltivate, fuori dei centri abitati e che siano stati danneggiati dal maltempo del 2019.La questione dell'impiego di cemento, seppur in piccole quantità fa discutere. «Da tempo si dibatte se autorizzare oppure no l'uso del cemento, - dice Heydi Bonanini dell'azienda agricola Possa - come si parla anche della possibilità di ricostruire i muri dei terreni in abbandono sopra quelli coltivati, ma se il bando indica determinati criteri specifici ci si deve attenere a quello che prescrive. Questo bando ha stanziato maggiori risorse rispetto al passato, passando dai vecchi 550 mila euro agli attuali 766 mila euro per soddisfare le richieste, di questo va dato atto e il regolamento va seguito. Delle diverse problematiche si può poi discutere per arrivare a progettazioni concrete».Luciano Capellini della cantina Capellini di Volastra e contrario all'impiego del cemento «Non serve. Anzi rende più precaria la costruzione. Il cemento non lega le pietre e riduce il deflusso elle acque. Bisognerebbe pensare anche all'adozione di altre tecniche di ingegneria naturalistica che comportano l'impiego di minor materiale lapideo, in modo da alleggerire i versanti». --spora@ilsecoloxix.it© RIPRODUZIONE RISERVATA