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07/07/2020

LA TRATTATIVA ROMA Il testo che arriverà in Consig…

Il Mattino

LA TRATTATIVA
ROMA Il testo che arriverà in Consiglio dei Ministri domani, se non ci saranno ulteriori slittamenti, è ancora in fase di definizione. Non tutti i nodi sono sciolti all'interno della maggioranza e qualche limatura ci sarà ancora nelle prossime ore per arrivare all'approvazione di un documento, con ogni probabilità «salvo-intese». Ma a quanto pare sembra superato l'ostacolo più importante della riforma, quello sugli appalti oltre la soglia Ue e in particolare quelli da inserire in una lista di opere urgenti e strategiche per la ripresa che dovevano essere supercommissariate. L'ipotesi di accordo sulla quale sono ancora al lavoro i tecnici del Ministero delle Infrastrutture avrebbe incassato l'intesa tra il fronte Cinquestelle e Italia Viva, sostenutore del modello Genova, e il fronte più diffidente di Leu e di una parte del Pd, non disposto a cedere sul Codice degli Appalti. A partire dalla ministra, Paola De Micheli e da Graziano Delrio. Il compromesso sarebbe stato raggiunto sulla linea della generica ed estesa semplificazione per le gare oltre la soglia Ue, e quindi di importo superiore a 5,2 milioni. Sarebbe dunque saltata la previsione di una lista di opere speciali da indicare in un Dpcm su proposta del Mit. Un elenco delle opere di rilevanza nazionale la cui realizzazione è necessaria per il superamento della fase emergenziale per far fronte agli effetti della crisi e per i quali vi è una situazione di estrema urgenza tale da non consentire il rispetto dei termini, anche abbreviati». Dunque, non ci dovrebbero essere nemmeno i supercommissari previsti per queste opere urgenti. La scelta è quello di individuare un unico modello commissariale e un'unica corsia semplificata per tutte le grandi opere oltre 5,2 milioni. Così sarebbero in parte superare le preoccupati sui rischi di trasparenza, illegalità e concorrenzialità espresse dal Pd.
GLI OSTACOLI PRE-GARA
E del resto la stessa Anac aveva fatto notare come è già oggi è possibile seguire una corsia preferenziale in casi straordinari con il ricorso all'art 63 del Codice degli appalti. Rimangono però le preoccupazioni dell'Ance sulla concorrenza per le grandi opere. L'associazione costruttori già da tempo fa notare come le principali cause di blocco dei cantieri si incontrano ancora prima di avviare una gara, nella miriade di pareri e autorizzazioni, intoppi procedurali/amministrativi. Secondo un'analisi dell'Associazione costruttoriquasi l'84% delle opere risulta bloccato prima dell'apertura dei cantieri. In particolare il 67% delle opere risultano bloccate prima della gara. Lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha sottolineato che «è giusto intervenire in modo importante sulla parte del codice degli appalti», ma ha anche ammesso che si tratta di «un piccolo pezzo del procedimento verso la realizzazione di un'opera». Dobbiamo intervenire «anche sulla parte autorizzativa dei progetti, perché molto spesso è quella la parte in cui si perde più tempo», ha fatto notare il ministro. Tra i nodi superati ci sarebbe poi la stretta sul Durc, il Documento di regolarità contributiva necessario prima della partecipazione alla gara. Per il resto, salvo ritocchi, rimane lo schema che velocizza gli appalti: la deroga di un anno al Codice, la riformulazione del reato di abuso di ufficio per i pubblici ufficiali, legato a previsioni specifiche e la rivisitazione del danno erariale, legato al dolo. Per le opere fino a 150.000 euro c'è l'affidamento diretto e la procedura negoziata senza bando con consultazione di almeno cinque operatori per gli altri appalti (almeno dieci per importi tra 350.000 euro e 1 milione e quindici per importi fino a 5 milioni). Confermato, infine, lo stralcio della sanatoria degli abusi edilizi.
Roberta Amoruso
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