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25/06/2019

LA SVOLTA Mary Liguori Il primo passo della Region…

Il Mattino

LA SVOLTA
Mary Liguori
Il primo passo della Regione Campania mira al ripristino delle più elementari norme igienico-sanitarie, quelle che, secondo l'Asl, nell'ex Canapificio non sono state rispettate. A partire da ieri, l'Ente di Palazzo Santa Lucia ha quindici giorni di tempo per intervenire sull'impianto fognario dei capannoni sequestrati a febbraio perché ritenuti a rischio crollo. Per ora, dunque, di ripristino dei locali in senso strutturale, non si parla. D'altro canto, per poter ristrutturare il capannone c'è bisogno di un sopralluogo tecnico e quindi di una stima dei fondi necessari per l'intervento per il quale, poi, bisognerà procedere a una gara d'appalto.
LE FOGNE
Durante i sopralluoghi preliminari che, a febbraio, portarono all'apposizione dei sigilli all'Ex Canapificio, la Procura si servì di tecnici ingegneri, ma anche dei pareri dei vigili del fuoco e dell'Asl. Proprio il personale dell'Azienda sanitaria rivelò delle criticità nel sistema fognario, problematiche sulle quali ora la Regione Campania intende intervenire. La Procura ha dato il nulla osta al dissequestro temporaneo concedendo quindici giorni di tempo all'Ente campano. Si prevedono dunque interventi di adeguamento che, però, non renderanno agibile il capannone. Ché, a leggere le conclusioni del gip, se il tetto del capannone non è crollato su operatori e ospiti dello Sprar è stato per un fortunatissimo caso. Il degrado della struttura, risalente nel tempo è ascrivibile, secondo i pm, solo ed esclusivamente, all'Ente proprietario dell'edificio, ovvero la Regione Campania, e non a chi lo ha utilizzato nel corso dei decenni a vario titolo, cioè il Centro sociale Ex Canapificio.
IL GIP
Nel provvedimento di convalida del sequestro, firmato dal gip Orazio Rossi a febbraio in accoglimento alla tesi dei sostituti procuratori Alessandro Di Vico e Ida Capone, si parla di «gravi carenze sulla struttura» che ne «compromettono la sicurezza» sia per quanto riguarda le criticità oggettive relative al «pericolo di crollo dei solai». Una situazione di «minaccia oggettiva» che non poteva non avere la conseguenza del sequestro, per tutelare l'incolumità privata e pubblica. Ma dagli atti emerse anche un clamoroso precedente: una nota del prefetto di Caserta indirizzata alla Regione Campania nel novembre del 2017 «nel momento in cui si era già posto il problema del rilascio ad horas' dell'immobile» al centro del provvedimento. Secondo il gip «occorre evitare che si aggravino le conseguenze del reato con rischi per chi si trovi all'interno dei locali» ma «non rientra nel potere del giudice delle indagini preliminari concedere nel più breve tempo possibile nuovi locali, ovvero provvedere al conferimento di uno specifico incarico, entro un arco temporale per l'effettuazione dei lavori di adeguamento e messa in sicurezza dell'ex Canapificio», immobile così chiamato in quanto lì era depositata la canapa coltivata nel Casertano dai relativi produttori. E che, per la legge regionale, dovrebbe tornare a ospitare la medesima attività.
LO SPRAR
Dal 2017 l'Ex Canapificio è la cabina di regia di uno dei principali Sprar del Mezzogiorno, gestito dal Centro sociale cui è andato un bando da 7.5 milioni di euro per l'assistenza e l'integrazione di duecento rifugiati. Soldi che il Centro sociale ha intascato solo per un terzo. Il Viminale ha infatti sospeso l'erogazione della seconda tranche, secondo quanto reso noto dagli attivisti durante le tante proteste organizzate in questi mesi. D'altro canto, oltre al sequestro della struttura, che ha di fatto bloccato le attività di sportello, sugli operatori è caduta un'altra e puù pesante tegola. Nei giorni precedenti il blitz dei carabinieri all'Ex Canapificio e quindi al sequestro del capannone, sette persone tra operatori e responsabili del Centro sociale sono stati iscritti sul registro degli indagati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Al centro dell'inchiesta c'è il finanziamento milionario concesso per lo Sprar.
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