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05/06/2019

La strategia della sopravvivenza

La Repubblica - Claudio Tito

L'analisi
Nell'epoca del pensiero breve, magari racchiuso in un tweet, anche solo una telefonata sembra in grado di allungare la vita. Almeno quella del governo. Ma, come lo spot televisivo di qualche anno fa, non può che essere una finzione.
Un modo per nascondere la polvere di una maggioranza diroccata sotto il tappeto della convenienza. Le incongruenze e le contrapposizioni emerse nella coalizione gialloverde non possono infatti scomparire dopo un colloquio via cavo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
● I segue dalla prima pagina L'altro ieri è stato il presidente del Consiglio ad aprire e ad ammettere la crisi politica del suo gabinetto. È stato Conte a esplicitare l'esistenza di frizioni e vischiosità in grado di porre fine a questa esperienza. E allora o il premier si è improvvisamente abbandonato ad un ingiustificato pessimismo cosmico oppure non tutto può essere risolto nello spazio di un clic.
Le crepe che sempre più si manifestano nel laboratorio che ha dato vita alla coalizione-Frankenstein non sono infatti scomparse né si sono ricomposte. L'asse gialloverde continua semmai a mostrare la sua più intima ragione sociale: l'interesse di partito. Il Movimento 5 Stelle, dopo la esiziale sconfitta di 10 giorni fa, non riesce a far altro che sottomettersi al suo alleato. Ogni scelta è compiuta nell'assenza di una strategia. Il dissenso, pur presente, è di fatto silenziato dallo strumento che dirige il consenso interno: la piattaforma Rousseau. Il governo del cambiamento si trasfigura così nel governo della sopravvivenza. L'attuale vertice grillino composto da Di Maio e Davide Casaleggio è pronto ad affievolire l'identità del Movimento - o quel che avevano definito identità - per una effimera salvezza costruita sulla convenienza e sulla disponibilità a adattare i principi alla bisogna. Esattamente come sta accadendo con la irresponsabile sospensione del Codice degli appalti.
L'M5S si è piegato alla Lega nel tentativo ormai costante di inseguirla. Non più , però, come accadeva in campagna elettorale con l'obiettivo di contendere voti e popolarità.
Arrivando persino a spacciare un presunto europeismo pentastellato a pochi mesi dalla sceneggiata con cui la delegazione governativa dello stesso Movimento si era affacciata al balcone di Palazzo Chigi per annunciare la sconfitta della povertà e la vittoria sui parametri economici dell'Unione europea. Stavolta la finalità è preservare semplicemente il patto di potere sottoscritto un anno fa.
Ma, appunto, è solo una impostura. In primo luogo perché le richieste di protezione implicano obbedienza. L'M5S l'ha chiesta consegnando il detonatore della crisi e della legislatura nelle mani del leader leghista. Che può maneggiarlo con disinvoltura almeno fino a luglio quando si chiuderà la finestra elettorale per tornare alle urne in autunno e comunque esigendo obbedienza. In politica però la subordinazione contiene sempre il limite dell'imprevedibile e dell'imponderabile.
Poi perché la presunta tregua già da oggi dovrà fare i conti con la procedura di infrazione da parte dell'Unione europea. La Commissione ha avviato l'iter che metterà in mora il nostro debito. Le cosmesi ideali allora non servono più. La demagogia populista che adesso si sta trasferendo dalla caccia all'immigrato verso il mito della flat tax si dovrà specchiare nella debolezza delle nostre casse pubbliche. La resa dei conti sarà concreta e non virtuale. Le parole non potranno che essere sostituite dai fatti. Il gioco della campagna elettorale permanente si infrangerà contro il muro della realtà o si infiammerà con il combustile dell'irresponsabilità. L'Ue ci chiederà una immediata manovra correttiva - ossia entro l'estate - per evitare che la sanzione arrivi fino alle estreme conseguenze e comunque reclamerà una riduzione del debito di almeno 10 miliardi ogni anno per i prossimi cinque. Cifra che, sommata ai 23 miliardi delle clausole di salvaguardia Iva, rendono impraticabile il progetto salviniano e un incubo il percorso per definire la prossima legge di Bilancio. A meno di non voler portare il Paese verso il disastro dell'Italexit o verso l'umiliazione del salvataggio da parte della "Troika". Comunque ognuna di queste soluzioni, anche una saggia trattativa con Bruxelles, non potrà che rimettere in discussione la natura di questo governo e la sua vita.
Oltre, purtroppo, che appendere a un filo il futuro degli italiani.

Foto: Da pagina 3 a 7 I servizi dedicati al futuro del governo e al documento Ue che smonta le politiche economiche di Lega e M5S