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15/07/2020

La storiaTanti gravi episodiprima di SrebrenicaGen…

Messaggero Veneto

La storiaTanti gravi episodiprima di SrebrenicaGentile direttore, grande e giusto il rilievo mediatico riguardo il massacro di 7-8.000 uomini musulmani di Bosnia a Srebrenica nel 1995 da parte di milizie serbo-bosniache. Tutti, però, tacciono sulle vicende antecedenti quell'eccidio. Nei mesi precedenti, infatti, erano partiti i rastrellamenti dei musulmani contro i villaggi serbi della Drina, tra Bratunac e Srebrenica con stragi efferate di 4. 000 serbi, 1. 300 dei quali vecchi, donne e bambini. Nessuna giustificazione, ovviamente, ma si dovrebbe inquadrare quella storia come una vendetta incrociata così frequente nelle guerre balcaniche. Questa solidarietà ai musulmani dimentica di raccontare che fine hanno fatto i 4. 000 serbi di Sarajevo scomparsi nell'assedio della città e finiti in gran parte nelle gole di Kazany. E quale fu la sorte dei prigionieri serbi rinchiusi nelle carceri di Targin e Celebici vicino Sarajevo? Strano questo silenzio sui massacri compiuti dai 5.000 mujaheddin arrivati in Bosnia dall'Afghanistan e paesi islamici. A quali altri petroli stiamo mirando? Rimane solo papa Francesco che si dice "addolorato" per la basilica di Santa Sofia ritornata islamica. Giorgio CoianizSan Giorgio di NogaroRiformeCon sole due Provinceuna sfida a crescereEgregio direttore, esistono proclami che per loro natura si sa benissimo che non potranno essere realizzati, altri invece che per la loro essenzialità e semplicità troveranno riscontri positivi nella loro concreta attuazione. Mai come in questo momento di particolare difficoltà economica, che porta inevitabilmente ad una generale sensazione di fragilità, insicurezza e malcontento sociale, ci troviamo di fronte a promesse più o meno importanti, che dovrebbero farci riflettere, ripensare e condurci verso un mondo migliore anche in termini di semplice vita quotidiana. Così come i grandi eventi sportivi, ciclicamente ritornano in voga parole come "sburocratizzare" "snellire" "tagliare" oppure "nuovo codice degli appalti" "riforme della pubblica amministrazione". Pensiamo di inventare l'acqua calda. Pratiche che già esistono, basterebbe solo copiarle, solo che non ne siamo nemmeno capaci, o probabilmente non ne abbiamo voglia, non vogliamo realmente questo cambiamento semplicemente perché, in fondo in fondo, ci va bene cosi. Ci riempiamo la bocca e guardiamo al Trentino Alto Adige solo per elencarne le bellezze o esaltarne l'organizzazione, mentre poi non siamo capaci di importare tutto ciò che di buono sono stati in grado di realizzare. Forse è arrivato il momento di capire dove noi friulani vogliamo andare dopo la cancellazione delle quattro Provincie e con una riforma che in qualche maniera ne prevede la riformulazione. È necessario immaginare la realizzazione di un sistema fondato sulle due Province autonome Friuli e Trieste, due Provincie autonome che, per il nostro Friuli, rappresenterebbero un modello ed una sfida di crescita sociale, culturale ed economica. Elaborare una norma sugli appalti propria, una società elettrica regionale per gestire il sistema del grande idroelettrico, creare i presupposti affinché i nostri sindaci possano essere i primi protagonisti del proprio Comune, come lo sono stati al tempo della ricostruzione post-sisma, o più di recente del post Vaia, opere appaltate e concluse per quasi il 90% dei casi da ditte locali, nostre maestranze, e soprattutto risorse economiche lasciate e re-investite sul nostro territorio. La realtà che tutti noi stiamo vivendo ci chiede di avere "coraggio" nelle scelte che si dovranno fare, anche se impopolari. È fondamentale ascoltare e rendere proprie le esigenze i territori specialmente quelli montani, che dopo questa emergenza, potrebbero veramente giocare un ruolo decisivo nel rilancio trasversale solo se uniti e convinti la distanza dalle città, può rappresentare un'enorme opportunità da sfruttare piuttosto che un elemento a sfavore. Nei giorni scorsi abbiamo seguito gli Stati generali dell'economia promossi dal Governo Conte, con la vana speranza di assistere ad un vero miracolo che puntualmente non è arrivato. Sia chiaro, i miracoli non li hanno compiuti nemmeno quelli di prima e non li faranno nemmeno quelli che verranno dopo. Credo che in questo momento di grave difficoltà socio-economica anche noi politici dobbiamo cambiare il nostro modo di fare politica, il nostro modo di porci nei confronti delle persone, le promesse che lanceremo, affinché queste non si limitino a frasi demagogiche, propagandistiche, parole vane. Indubbiamente sono finiti i tempi delle "vacche grasse" anzi, se vogliamo essere onesti, sono finiti già da qualche anno. Siamo arrivati proprio sul fondo del barile. Le future scelte politiche dovranno necessariamente basarsi sul buon senso, dovranno essere ben ponderate e le promesse dovranno essere più realistiche, nella loro forma e nella loro valenza etica. Dovremo avere il coraggio e la pazienza di cogliere le esigenze dei nostri territori e della nostra gente (soprattutto i giovani) che li vive, li respira quotidianamente, con la consapevolezza che perpetrare lo sfruttamento della nostra terra potrebbe essere molto rischioso e costringere la nostra gente, che con coraggio ed ostinazione continua a viverla e mantenerla viva, ad andarsene altrove in cerca di fortuna. Luca Boschetticonsigliere regionale LegaLa riflessioneIl lavoro deve esserepiù eco-compatibileEgregio direttore, oggi i lavoratori contano sempre meno e per giunta il loro numero cala di giorno in giorno, la crisi e la robotica avanzano, ergo la piena occupazione è sempre più difficile da realizzare. Pertanto, è inderogabile creare nuove opportunità ove svolgere attività, possibilmente utili, umanamente sopportabili, eco-compatibili e perciò meglio se non appartenenti alla tipologia descritta di seguito. Prendere le pere in Perù per spellarle in Pakistan, inviarle in Etiopia a togliere i semini, esportarle in Cina per farne marmellata, spedirla entro cisterne a Torino, dove viene disidratata e poi inviata dentro dei barili a Sydney, lì una volta reidratata va a riempire milioni di multiformi barattoli, trasportati a Madrid per rivestirli con centinaia di sfolgoranti personalizzate etichette, riportanti altrettante ragioni sociali diverse, spediti per lo stoccaggio nei magazzini nazionali centrali delle varie catene di distribuzione ed infine ripartiti nei rispettivi centri commerciali periferici... Forse non è troppo tardi piantare peri nei pressi delle nostre dimore e curarne il raccolto: necessiterà di forti braccia guidate da fresche menti, si eviteranno perigliosi trasferimenti a casalinghe e casalinghi, le marmellate saranno genuine ed inoltre una volta esaurita la vita utile il pero potrà essere riutilizzato per usi domestici, dicono che sia un ottimo legno per fare le pipe. Pierino Masotti. Arzene