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11/11/2020

La Soprintendenza contesta il bando per la Gazzetta

La Repubblica - Chiara Spagnolo

Il caso
La Soprintendenza contesta il bando per la Gazzetta ● a pagina 6 Si complica la vicenda della Gazzetta del Mezzogiorno, con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia che impugna il bando per il fitto del ramo d'azienda della società editrice Edisud e porta la questione all'attenzione della Procura. I magistrati avendo in piedi un'inchiesta per bancarotta sulle società Edisud e Mediterranea, stanno seguendo ogni passaggio della vicenda fallimentare, compresa la redazione del bando pubblicato il 4 novembre, che avrebbe imposto criteri talmente stringenti e tempi talmente stretti da rendere difficile la partecipazione a diversi imprenditori che, nei mesi scorsi, si erano mostrati interessati. Le anomalie del bando, del resto, sono state sottolineate anche dai giornalisti che, insieme a poligrafici e amministrativi (per un totale di 147 dipendenti) potrebbero dover interrompere il loro rapporto di lavoro il 21 novembre. Il 20 scade, infatti, l'esercizio provvisorio, che il Tribunale aveva disposto dopo il fallimento di Edisud e Mediterranea. La decisione di mettere fine all'esperienza della curatela è scaturita dal fatto che proprio i curatori - Michele Castellano e Gabriele Zito - hanno evidenziato l'impossibilità economica di mantenere in vita il giornale. Gli stessi professionisti hanno redatto il bando per il fitto, impugnato dalla Soprintendenza, coinvolta nella vicenda nella misura in cui l'archivio della Gazzetta è stato dichiarato di interesse storico e quindi deve essere tutelato.
L'articolazione pugliese del Mibac lamenta innanzitutto di non essere stata coinvolta nella predisposizione del bando, la cui esistenza ha scoperto «a mezzo stampa e dalla consultazione del sito delle aste giudiziarie» .
E poi ritiene illegittime le modalità individuate, che inserirebbero tra i beni da fittare solo una parte dell'archivio. Del resto, nel decreto che la Soprintendenza aveva depositato a inizio anno al Tribunale era scritto a chiare lettere «il divieto di smembrare l'archivio» , cosa che invece avverrebbe se il bando venisse aggiudicato così come è stato predisposto. Tra gli assett che compongono il ramo d'azienda oggetto di fitto, i curatori indicano, oltre alla redazione e alla testata, l'archivio composto da: documentazione analogica prodotta dalla testata a partire dalla sua fondazione; documentazione prodotta o convertita in formato digitale dalla testata; siti internet e profili social; raccolte bibliografiche. Nell'operare una selezione di ciò che il decreto della Soprintendenza aveva sottoposto a vincolo, però, il bando attuerebbe «uno smembramento, escludendone alcune componenti» . Tra esse figura il marchio Gazzetta del Mezzogiorno, «testimonianza storica della cultura e dell'identità dei territori pugliese e lucano» scrive la Sap, chiedendo che il bando sia immediatamente ritirato. «La violazione degli articoli 20 e 21 del Codice dei beni culturali costituisce vizio di legittimità dell'avviso - è scritto nell'impugnazione - e determinerebbe un mancato apprezzamento, soprattutto in termini economici, del bene culturale» . Significa che la Gazzetta non si può dare in fitto senza il suo marchio e che forse l'impugnazione della Soprintendenza - insieme alle verifiche della Procura - potrebbe far rimettere tutto in discussione.
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Foto: La sede della Gazzetta del Mezzogiorno in piazza Moro