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22/11/2019

LA SINDROME DELLA MENSA

Corriere Fiorentino

Scuola e genitori
di Enrico Nistri Scoprire che il proprio figlio si è ritrovato un baco nell'insalata «biologica» e che è rimasto con la fame dopo il pasto alla mensa non è un motivo di gioia per una mamma e le proteste dei genitori della «Balducci», e anche di altre scuole, sono più che comprensibili. Oltre tutto il tempo dei servizi «a gratuità diffusa» è finito da un pezzo e chi non sfugge alle tenaglie dell'Isee paga un prezzo relativamente alto. Il sistema degli appalti merita senz'altro una verifica, perché incaricare del servizio la ditta che propone l'offerta più vantaggiosa, se poi non si è in grado di monitorare rigorosamente quantità e qualità dei pasti, può condurre a inconvenienti spiacevoli, che fanno rimpiangere il tempo ormai lontano in cui la refezione era curata nelle stesse scuole, magari dalle bidelle. È difficile però non avvertire nelle ricorrenti proteste di molti genitori per la qualità delle mense un eccesso di apprensione. Altro è vigilare sul rispetto dei capitolati d'appalto, altro lamentarsi sistematicamente se il menù del giorno non è piaciuto ai figli. Se è vero che l'istituzione scolastica deve porre al centro il discente, è altrettanto vero che uno degli scopi fondamentali dell'educazione dovrebbe essere far capire al bambino, che nasce come un piccolo tiranno anarcoide, di non essere il centro dell'universo ma parte di una comunità. Anche mangiare quello che «passa il convento», nel rispetto di ovvi parametri di qualità, non pretendere a scuola e anche a casa menù personalizzati, non fare gli schifiltosi dinanzi a una minestra scotta è una lezione di vita, come adeguarsi ai metodi d'insegnamento di una maestra che rimane antipatica, alzarsi per tempo la mattina, studiare una materia ostica. Quante volte il bambino di ieri divenuto adulto dovrà mangiare in fretta un panino raffermo nella pausa pranzo, sopportare un superiore indisponente, alzarsi che è ancora buio per andare in ufficio, sobbarcarsi un impegno sgradito? La pedagogia di ieri - dell'altro ieri, per i più giovani - eccedeva in senso opposto: ignorava le allergie alimentari, scambiandole per «fisime». Chi ha letto I miei ricordi di Massimo d'Azeglio, ma anche L'età favolosa di Bruno Cicognani, è consapevole di certi eccessi. Ma alcuni genitori di oggi risparmiando ai figli ogni disagio non sempre fanno il loro bene. Perché prima o poi nella vita ci sarà sempre qualcuno che dirà al bambino di ieri: «O mangi questa minestra, o salti dalla finestra». E non è detto che nella minestra della vita non ci sia qualche baco. © RIPRODUZIONE RISERVATA