scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
14/05/2021

La sicurezza sacrificata nella giungla dei subappalti

La Stampa - PIERO BOTTINO

Il settore edile è in ripresa nell'ultimo anno grazie al Superbonus. I sindacati: "Bisogna vigilare" Perchè affidarsi ad altre ditte è spesso è un modo per abbassare i costi senza sporcarsi le mani L'ANALISI
Cogliandro (Fillea): "L'attenzione deve restare alta con l'arrivo dei fondi europei"
Quando si parla di giungla nel caso di appalti e subappalti non lo si fa a sproposito. La questione normativa è così complessa e stratificata, nonché a volte carente, che è spesso difficile individuare le responsabilità: ci possono volere giorni, come nel caso dell'infortunio mortale al cantiere Amazon, per risalire a tutte le ramificazioni dal committente all'esecutore. Anche al Collegio costruttori non nascondono la difficoltà dovuta a una situazione che nel tempo si è deteriorata: «Si può dire che in un cantiere in cui, negli Anni '50-'60, avrebbe operato un'impresa di 150 dipendenti (con responsabilità pressoché esclusiva dell'appaltatore per le violazioni antinfortunistiche) è ormai naturale trovare almeno 10 imprese di "taglio" più piccolo. Anzi, il ridimensionamento è, in molti casi, proseguito: generalizzando, se in origine da un'impresa di 100 dipendenti ne sono nate 10 da 10, negli ultimi anni da un'impresa da 10 dipendenti ne sono scaturite, nella migliore delle ipotesi, una da 5 lavoratori, due da due, più un lavoratore autonomo». Il fatto è che, a differenza di altre attività, chiunque può andare alla Camera di commercio e aprire un'impresa edile: non sono richieste referenze. L'Albo nazionale costruttori era stato soppresso a causa del proliferare del fenomeno delle cosiddette «scatole vuote». Ma i requisiti previsti sia dal Regolamento allora introdotto sia da quello oggi vigente «corrispondono, in buona sostanza, alle stesse condizioni necessarie ai fini dell'iscrizione al soppresso Albo» come scrisse l'Anticorruzione nel 2008. È vero che tutto questo vale soprattutto per gli appalti privati. L'unico sistema di qualificazione oggi è appunto quello (eguale a se stesso da quasi 100 anni) degli «esecutori di lavori pubblici», che però non impone nulla in termini di consistenza, professionalità e capacità della manodopera. È chiaro quanto sia arduo individuare di volta in volta le responsabilità in una situazione del genere. Il subappalto dovrebbe servire all'appaltatore per realizzare quella parte di opere in cui ci sono imprese più specializzate, in realtà sempre più spesso è un modo per abbassare i costi senza sporcarsi le mani: ci pensa il subappaltatore a tagliare, anche perché gravita a volte in un'area grigia dove responsabilità sulla sicurezza dei lavoratori e diritti contrattuali vengono considerati «optional». Ma se questo è il quadro, che cosa si può fare per bonificare un settore edile che con la crisi ormai pluridecennale si è ridotto alla navigazione a vista? I sindacati di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil a maggio 2019 firmarono con la Regione un protocollo per migliorare la sicurezza sul lavoro. Sostanzialmente si rendeva automatico lo scambio dei dati sui cantieri edili avviati in Piemonte fra i servizi Spresal (prevenzione e sicurezza) e gli organismi bilaterali del settore edile (Casse e Scuole edili, Centri paritetici per gli infortuni e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza). «È fondamentale - spiega uno dei firmatari Massimo Cogliandro, responsabile regionale Fillea - che attraverso i servizi regionali le notifiche d'inizio cantiere giungano alla Cassa edile che può incrociare i dati e indicare immediatamente agli organi di controllo le situazioni a rischio». Sono passati due anni, a che punto siamo? «Ci stiamo lavorando, la Cassa edile di Torino ha cominciato a creare un modello informatico che potrà essere esteso a tutte le altre. Ma certo si deve fare in fretta. I dati di dicembre indicano che in un anno in edilizia c'è stata una ripresa del 10% e l'Alessandrino è in testa come numero di nuove imprese: merito del superbonus. Adesso, con l'arrivo dei fondi europei, buona parte dei quali destinati a opere edilizie, se non si fa qualcosa c'è l'alta probabilità che una larga fetta di quei soldi venga intercettata dal mondo di mezzo». -