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12/06/2021

La semplificazione da sola non può bastare

La Ragione - Maurizio Bortoletti

L'offesa della burocrazia difensiva
Le nuove regole non sempre risolvono i problemi, anzi a volte li complicano. A fare la differenza restano sempre le persone
Sarà la volta buona? L'ultima relazione dell'Autorità anticorruzione segnala l'applicazione di 117 ordinanze di custodia cautelare negli ultimi 3 anni, in merito a 152 casi di corruzione emersi, 113 dei quali (74%) in tema di assegnazioni di appalti e, in particolare, di procedure nel settore dei lavori pubblici (61 episodi). Con le oltre 30mila stazioni appaltanti esistenti, si potrebbe dire che è andata pure bene, tenuto conto che solo 20 di quei 113 casi riguardavano affidamenti diretti mentre in tutti gli altri erano state espletate le previste procedure di gara. La prima cura da seguire sembrerebbe quindi quella di ridurre il numero delle stazioni appaltanti. Se ne discute da anni ed è scritto a pagina 65 del Pnrr, laddove si indica che tale azione «non richiede un provvedimento legislativo». Il che suscita una prima riflessione: la legge per ridurle c'era ma non è stata applicata. Da chi? Da chi trattiene la firma per un tornaconto personale (come quello di mantenere una posizione di supremazia) o per altre ragioni meno edificanti. Non deve quindi destare stupore se mancano ancora, ad esempio, almeno 30 nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti organici e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili: lo scrive Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche energetiche e ambientali, che spera nel miliardo e mezzo di euro che il Pnrr prevede per la loro realizzazione o ammodernamento. Le norme, quindi, ci sono. Lo dimostrano la maggior parte degli appalti portati a conclusione e lo confermano i tanti casi di buona amministrazione in situazioni di particolare delicatezza. La differenza la fanno le persone e il migliore antidoto alla menocrazia sono la loro competenza e la loro esperienza. E sono tante, credetemi. Dirigenti, funzionari, dipendenti pubblici che sono riusciti e riescono - con questo Codice degli appalti così come con il precedente - a far funzionare enti e uffici, a volte in situazioni di ordinaria straordinarietà. Certo, è più semplice scrivere nuove regole che cercare di far funzionare quelle esistenti. Un esempio? Il fallimento dell'Albo degli esperti per la formazione delle Commissioni aggiudicatrici: introdotto nel 2016 e affondato nel 2020, peraltro dopo numerose proroghe, dimenticando che il tempo - almeno in tema di amministrazione - non risolve i problemi, solitamente li peggiora. Il suo epitaffio l'ha scritto l'ultima relazione annuale dell'Anac nel ricordare che i suoi miseri 3.725 iscritti non sarebbero stati sufficienti a garantirne il funzionamento. Ora, come in un gioco dell'oca, si torna al punto di partenza. Inseguendo il sogno di una nuova norma che, magari, magicamente, risolva i problemi. Un lusso che il Pnrr non si può permettere.