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01/05/2021

La scure del Papa: niente regali sopra i 40 euro

Libero

In Vaticano
■ La pandemia ha cambiato lo scenario e le priorità, basta con la stagione degli sprechi e delle regalìe: bisogna pensare a ciò che conta davvero nella vita. Così, anche in Vaticano è arrivata una nuova stretta anticorruzione. Con un Motu Proprio Papa Bergoglio ha infatti stabilito che i dirigenti, compresi i Capi Dicastero o i responsabili di enti e gli amministrativi, dovranno sottoscrivere (all'atto di assunzione e poi con cadenza biennale) una dichiarazione nella quale si attesta di non avere condanne o indagini per terrorismo, riciclaggio, evasione fiscale. Inoltre non potranno avere beni nei paradisi fiscali o investire in aziende che operano contro la Dottrina della Chiesa. Ma non è tutto: la svolta è data dal "tetto" alle donazioni concesse. I dipendenti della Curia romana, dello Stato della Città del Vaticano e degli enti collegati, in ragione del proprio ufficio, non potranno infatti accettare «regali o altre utilità» di valore superiore a 40 euro. Il giro di vite arriva dopo quello del 19 maggio del 2020, con il nuovo codice degli appalti, che si è reso necessario, aveva spiegato il Pontefice, perché la corruzione «può manifestarsi spesso». Per questo la Santa Sede, che ha aderito alla Convenzione Onu contro la corruzione, «ha deciso di conformarsi alle migliori pratiche per prevenire e contrastare» questo fenomeno «nelle sue diverse forme». Ai dirigenti è richiesto di attestare di non aver riportato condanne definitive, in Vaticano o in altri Stati, e di non aver beneficiato di indulto, amnistia o grazia, e di non essere stati assolti per prescrizione. Di non essere sottoposti a processi penali pendenti o a indagini per partecipazione a un'organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio di proventi di attività criminose, sfruttamento di minori, tratta o sfruttamento di esseri umani, evasione o elusione fiscale.