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02/06/2021

La scommessa sulla ripresa passa anche dalla Galleria

La Repubblica - Alessia Gallione

Un nuovo bando come cartina di tornasole. L'assessore al Bilancio Tasca: "Se un marchio decide ora di investire su questi spazi vuol dire che è pronto a puntare sul rilancio di Milano"
È ancora una volta dalla Galleria e da un bando della verità per uno spazio d'oro - mille metri quadrati e tre vetrine affacciati sul braccio nobile del Salotto - che Palazzo Marino aspetta una risposta che possa «far comprendere appieno le prospettive economiche» di tutta la città, che vuole scrollarsi di dosso l'incubo la zona rossa. ● a pagina 3 È sempre stata considerata il metronomo in grado di misurare il ritmo di Milano, «l'emblema della sua capacità di attrazione», per usare la definizione dell'assessore al Bilancio Roberto Tasca. Nella città che correva «era piena di turisti e se volevi portare il tuo marchio in Italia è qui che dovevi stare». Nella grande malata congelata dal Covid è stato il suo vuoto a gridare il dolore e la fatica. Nella convalescente dopo la seconda ondata ci sono volute le transenne per regolare la voglia di normalità dello shopping natalizio. E adesso è ancora una volta dalla Galleria e da un bando della verità per uno spazio d'oro - mille metri quadrati e tre vetrine affacciati sul braccio nobile del Salotto - che Palazzo Marino aspetta una risposta che possa «far comprendere appieno le prospettive economiche» di tutta la città, che vuole scrollarsi di dosso l'incubo zona rossa.
Anche nella crisi innescata dalla pandemia, dalle vetrine della Galleria erano arrivati i primi segnali di vitalità. Per una bottega storica come Mejana che, dopo un secolo a vendere borse e valigie nella stessa casa, si era arresa alla mancanza di turisti e affari, altre - Borsalino, Luisa Spagnoli, Biffi - hanno rinnovato contratti ritoccati all'insù in base agli adeguamenti Istat. E dagli stessi spazi messi a gara sono arrivati messaggi incoraggianti. In questi giorni, si saprà chi vincerà la sfida tra Chanel e Damiani per l'ex Cobianchi, i gestori di Terrazza Duomo 21 si sono fatti avanti per la Sala dell'Orologio con vista Madonnina, Carlo Cracco si è candidato per realizzare una foresteria in uno dei locali ai piani alti del complesso monumentale e è in corsa per un altro. Una decina di contendenti, invece, ha presentato offerte per tre negozi rimasti vuoti - ex Ruggeri, ex Mejana, ex Zadi - e, anche in questo caso, manca solo l'apertura finale delle buste. Ma il bando che il Comune è pronto a lanciare adesso sarà quello della verità. E non solo per l'importanza dell'ex spazio di Massimo Dutti che va sul mercato: quasi mille metri quadrati su cinque livelli e tre vetrine, appunto, affacciate sul braccio principale, un affitto che parte da una base di tre milioni di euro all'anno. A rendere quest'asta speciale, dice Tasca, è il momento: «Anche dai bandi precedenti sono arrivati risultati interessanti, ma questa gara può essere un indicatore fondamentale proprio perché la lanceremo in una fase di riaperture. Stiamo andando verso la zona bianca, le attività commerciali stanno ripartendo e se un marchio decide ora di investire in Galleria vuol dire che è pronto a scommettere sulla ripresa della città». Eccola, la prova del nove: «Se ci saranno tanti concorrenti e ci sarà poca dispersione delle offerte, ovvero se le cifre saranno il più possibile vicine alla media dei prezzi, sarà un segnale determinante che potrà darci il senso di quello che accadrà». È questa la «tendenza» per la ripartenza che Tasca spera di leggere riflessa nelle ex vetrine di Dutti. Certo, nessuno si aspetta di ritornare ora agli stessi livelli pre-pandemia. E, per capire quanto la Galleria sia in grado di raccontare quello che accade a Milano, basterebbe ricordare l'asta dei record. Era il 17 febbraio del 2020, qualche giorno prima che la notte di Codogno cambiasse tutto, quando, in una gara tra sette marchi di moda diventata un testa a testa tra tre giganti del lusso, dopo 38 rilanci da almeno 50 mila euro, Dior si aggiudicò 253 metri quadrati per un affitto di oltre 5 milioni all'anno. Cinque volte la base d'asta, il più alto di sempre in relazione alla grandezza di un lotto. Ma, ancora pensando alla velocità con cui la Galleria stava correndo insieme alla città, in una sola mattinata e con due aste, quel giorno il Comune riuscì a incassare un bottino di quasi 7,5 milioni, più o meno la stessa cifra (8,2) che nel 2007, ai tempi dell'ex sindaca Letizia Moratti, Palazzo Marino guadagnava in un anno dall'intero complesso. Anche il 2021, è convinto Tasca, sarà un anno difficile dal punto di vista economico. E d'altronde, dice ancora l'assessore, «non penso neppure che ci sarà un unico punto di svolta: la ripresa sarà un processo graduale». Ma ancora una volta, in un «momento come questo importante anche sul piano psicologico», la giunta punta sulla Galleria per interpretare il futuro.

Foto: kI primi turisti In Galleria dopo un anno di deserto stanno tornando gli affari