scarica l'app
MENU
Chiudi
03/03/2020

La scarsa efficienza (e l’incertezza) dei nostri investimenti pubblici

Il Tirreno - franco a. grassini

È stato pubblicato, nei giorni scorsi, da parte del Fondo Monetario Internazionale un interessante studio, compiuto da due economisti non italiani, sulla scarsa efficienza dei nostri investimenti pubblici. Gli stessi nel 2017 incidendo per il 2% sul reddito nazionale erano inferiori al 2, 6% dell'area euro. Non a caso si erano ridotti di un terzo rispetto al 2008.Ma il problema non è solo quello delle limitate risorse dedicate a impieghi, come le infrastrutture, di grande importanza per la crescita e per il benessere sociale. Come sta scritto nel menzionato documento: «Sia il governo centrale, sia le istituzioni locali hanno fallito nell'utilizzo delle risorse disponibili. Inoltre un sistema di affidamento dei lavori inefficiente con continui mutamenti nel codice degli appalti e lenta attuazione delle riforme decise ha creato difficoltà alla preparazione e attuazione dei progetti».Per migliorare la situazione nel 2016 era stata approvata una riforma che ha eliminato le precedenti regole molto rigide e dettagliate consentendo al Governo, soprattutto al Ministero dei lavori pubblici, di emanare decreti specifici, mentre ANAC (l'agenzia anticorruzione) può sia emettere regole obbligatorie o semplici suggerimenti. A parte la buona volontà di semplificare la normativa e garantire correttezza nell'assegnazione degli appalti e delle forniture non ci sono stati miglioramenti nei tempi. Infatti le procedure restano complicate anche nella parte che riguarda l'anticorruzione. Per giunta non sempre si dispone di personale sufficientemente qualificato anche dal punto di vista tecnico. Nel 2017 sono state apportate ulteriori modifiche alla normativa esistente. In particolare, per migliorare la possibilità di soluzioni tecnologicamente avanzate, è stato alzato da un miliardo di euro a due, il limite entro il quale il criterio del prezzo più basso è obbligatorio.Numerosi altri mutamenti sono stati introdotti sempre al fine di accrescere l'efficienza, ma al tempo stesso, proprio per i continui mutamenti, si è aumentata l'incertezza. Poco meno di un anno fa, uno dei primi provvedimenti del Governo Conte 2, il sistema degli appalti è stato letteralmente rivoluzionato introducendo dei commissari straordinari per le singole opere pubbliche, in particolare per quelle giudicate prioritarie, dotati di poteri in precedenza quasi non immaginabili, tra i quali quello di aiutare i sub-appaltatori in caso di difficoltà del titolare. La conclusione dei due economisti non è confortevole: «Sebbene le intenzioni delle riforme fossero buone la loro attuazione è stata debole». Soprattutto a motivo della molteplicità dei soggetti con non chiare responsabilità e modeste sanzioni.Molti pensano sia inevitabile nei regimi democratici in cui tutti vogliono decidere. L'esempio della legge Merloni del 1994, durante il governo Ciampi, abolita da Berlusconi nel 2006, che garantiva trasparenza ed efficienza, indica vie che potremmo seguire. Come spesso accade, è un problema di capacità, onestà e buona volontà.