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31/08/2021

La risoluzione per inadempimento giustifica l’esclusione dalla gara

ItaliaOggi - FEDERICO UNNIA

SENTENZA DEL CDS SULL'ESTROMISSIONE DAGLI APPALTI
La precedente risoluzione per inadempimento oggetto anche d'impugnativa avanti il giudice civile giustifica esclusione. Nuovo intervento del Consiglio di stato in materia di cause che giustifichino l'esclusione di un'impresa da una gara di appalto. La questione, decisa con la sentenza n. 4201/2021, ha stabilito che la concorrente fosse esclusa in quanto oggetto di una precedente risoluzione contrattuale per grave inadempimento, con conseguente iscrizione nel casellario Anac. La risoluzione del contratto, tuttavia, veniva impugnata in sede civile, ancora sub iudice. Tuttavia, la stazione appaltante ha chiarito che il giudizio civile instaurato avanti il Tribunale civile di Roma non sarebbe dirimente ai fini della valutazione in ordine alla affidabilità dell'operatore economico. L'esclusione è quindi avvenuta per due motivi: il primo sul presupposto dell'inadempimento risultante dal Casellario, il secondo in quanto la mancata dichiarazione di tale iscrizione avrebbe rilevato quale omessa dichiarazione ai sensi dell'articolo 80 comma 5 lett f-bis. La gara riguardava la stipula di un accordo quadro per la fornitura di mascherine anti Covid necessarie per la gestione dell'emergenza sanitaria. La sez. I del Tar Napoli aveva respinto il ricorso sul rilievo che la disciplina applicabile alla controversia fosse il comma 10 bis dell'art. 80 del Codice dei contratti pubblici, che stabilisce che il termine dei tre anni dalla risoluzione comincia a decorrere dalla data di passaggio in giudicato della sentenza che decide il giudizio proposto avverso la risoluzione. L'appellante era stata ammessa con riserva perché dal Casellario informatico dell'Anac risultava una risoluzione di contratto, disposta dal Ministero dell'interno per grave inadempimento consistente nel «mancato avvio della produzione (di materiali di abbigliamento) e nel mancato rispetto dei termini di consegna contrattualmente stabiliti», in relazione alla quale pende un giudizio dinanzi al Tribunale civile di Roma. La ricorrente con provvedimento del 17 aprile 2020 era stata esclusa sul presupposto che l'inadempimento risultante dal Casellario assume particolare rilievo nella procedura oggetto di causa, nella quale il rispetto dei tempi di consegna era essenziale; inoltre la mancata dichiarazione dell'iscrizione nel Casellario rileva quale omessa dichiarazione ai sensi dell'art. 80, comma 5, lett. f-bis), del codice dei contratti pubblici. Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito che è giustificata l'esclusione dell'offerta di un operatore economico che ha subito una risoluzione del contatto, sebbene risalente al 2016, proprio per «mancato rispetto dei termini di consegna contrattualmente stabiliti» atteso che ciò che caratterizza la fornitura in oggetto sono i tempi brevissimi per effettuare l'approvvigionamento. Il solo dubbio che la fornitura delle mascherine potesse arrivare in ritardo giustifica, dunque, la decisione della stazione appaltante che si era posta come obiettivo l'acquisizione, in tempi strettissimi, dei dispositivi. La valutazione di inaffidabilità dell'operatore economico in ragione di precedenti inadempimenti dai quali siano conseguiti provvedimenti di risoluzione è espressione di apprezzamento discrezionale della stazione appaltante che può essere censurata per i consueti vizi di irragionevolezza, illogicità manifesta, arbitrarietà e travisamento dei fatti.