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16/02/2021

La riforma della pubblica amministrazione sarà un’impresa

Messaggero Veneto - Giovanni Bellarosa

La decisione di affidare al professor Draghi la formazione del Governo è stata salutata come la soluzione salvifica per un Paese in agonia. La tecnica usata in questo caso si articola in tre fasi separate: ruolo dei partiti; programma e, solo alla fine, la compagine. Non tutto però si risolve qui: molto dipenderà da ciò che sta attorno all'esecutivo. In realtà rimane insoluta, sullo sfondo, la questione del Parlamento, dimostratosi sin qui incapace di assolvere adeguatamente ai suoi compiti e che ha ripetutamente offerto una immagine desolante di troppi suoi componenti. Nell'impossibilità di rinnovarlo per innestarvi uomini capaci, si deve auspicare che si possano prevenirne gli eventuali contraccolpi. Ora l'urgenza riguarda il livello sottostante all'esecutivo, la struttura, le sue regole, i dirigenti e il personale dei Ministeri nonché di Aziende ed Enti per i quali i partiti hanno spesso scelto persone vicine, a prescindere da competenza e capacità.La riforma della Pubblica Amministrazione sarà quindi una impresa ardua perché il nostro Paese è messo molto male. Per burocrazia va inteso, prima di tutto, l'insieme delle leggi e delle procedure operative e di verifica: il principale orpello sta nella confusione normativa e nel peso eccessivo dei controlli amministrativi e giurisdizionali. A ciò si aggiunge la burocrazia degli uomini cioè dei funzionari ora scelti con l'aberrante criterio della fiduciarietà, cioè la vicinanza e quindi dipendenza dai politici. Dipendenti e dirigenti dovrebbero essere, per la Costituzione, al servizio esclusivo della Nazione; al contrario, da qualche decennio si è passati alla privatizzazione del pubblico impiego, particolarmente spinta per le figure apicali. Il Next Generation EU che impone termini ferrei quanto alla realizzazione delle opere e alla rendicontazione delle spese, sarà perciò una prova ad alto rischio. È improbabile che la si possa superare partendo dal confuso e per molti versi assurdo codice degli appalti, sin qui destinato a rallentare ed impedire le opere più che a combattere il malaffare, tutt'altro che debellato.Lo stesso vale per l'autorità anticorruzione, impostata in modo tanto centralistico e invasivo da rendere defatigante e più onerosa ogni procedura pubblica; per arrivare infine alla scarsa efficienza degli uffici, carenti di personale, soprattutto tecnici qualificati, i cui responsabili, anche se validi, sono ostacolati e bloccati dal sempre immanente rischio di danno erariale su cui giudica la magistratura contabile, un rischio che molte società assicuratrici rifiutano di coprire adeguatamente per l'aleatorietà delle fattispecie giudicate. Del pari l'attività di referto della Corte è tardiva e sostanzialmente autoreferenziale. Non migliori sono però gli effetti dell'intervento dei tribunali amministrativi. La riforma della giustizia non può quindi limitarsi a quella civile. Parallelamente la normativa vigente va sostituita con poche e chiare leggi che fissino procedure snelle e non soggette a contestazioni spesso pretestuose, se necessario copiate dagli Stati più efficienti, e con qualche essenziale legge quadro e di principio per indirizzare uniformemente l'azione delle Regioni e dei Comuni. Il resto, cioè attuare o accompagnare l'attuazione delle iniziative pubbliche previste, deve essere compito anche del sistema delle autonomie che ha ampia conoscenza dei programmi operativi, dei tempi e delle regole comunitarie. Nel caso di grave incapacità o inadempimento da parte di qualcuno, lo Stato, in base alla Costituzione, ha i mezzi per rimediare e sostituirsi; basta essere risoluti ed attrezzati per farlo. --