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05/08/2021

La rete web italiana è un colabrodo e affidata ai cinesi

Libero - SANDRO IACOMETTI

In che mani siamo
Il sistema informatico, come aveva rivelato il ministro Colao, è insicuro al 95%. Inoltre gli operatori collaborano coi "nemici"
■ L'attacco hacker che ha messo in ginocchio la Regione Lazio tutto è tranne che un fulmine a ciel sereno. Solo qualche settimana fa il ministro dell'Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, aveva dichiarato che le reti della nostra pubblica amministrazione sono un vero e proprio colabrodo («Il 95% dei server della Pa non è sicuro») . Anche per questo il governo ha dato la massima priorità alla creazione dell'Agenzia nazionale per la cybersicurezza, la cui legge istitutiva ha ricevuto ieri il via libera definitivo al Senato. Ma Colao non è il primo a lanciare l'allarme da un paio di anni, infatti, il Copasir (il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) allora presieduto da Raffaele Volpi, denuncia i pericoli legati alla presenza di aziende cinesi, come Zte e Huawei, nelle infrastrutture strategiche del nostro Paese. Solo che tutti i riflettori sono puntati sulla nuova tecnologia del 5G, su cui in linea con quanto hanno fatto molti altri Paesi occidentali, le nostre aziende hanno iniziato a muoversi con con molta cautela. Come ha fatto Tim lo scorso anno, ad esempio, escludendo Huawei dalle forniture per la rete mobile ultraveloce. Il problema è che i buoi sono già scappati. Se sul 5G, caduti in declino i Cinquestelle, che quando dettavano legge a Palazzo Chigi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte in testa, non vedevano l'ora di spalancare i nostri server (e non solo) alle aziende cinesi, le istituzioni e le imprese italiane hanno assunto atteggiamenti molto più prudenti. Sulla rete fissa e sul wi-fi di vecchia generazione, però, la storia è ben altra. CELLULARI E RETE FISSA Ancor prima che gli smartphone entrassero nelle nostre case, Huawei aveva già ampiamente radicato la sua struttura nel nostro Paese. L'esordio avviene nel 2004 e oggi l'azienda ha due sedi p r i n c i p a l i , decine di uffici e centri di ricerca e, soprattutto, una quota di mercato sui telefonini di circa il 27% (un altro 16% è di Xiaomi, altro colosso cinese). Ma il problema non sono i cellulari. Per anni, infatti, Huawei è stata il partner tecnologico a cui si sono appoggiati tutti i principali operatori italiani nelle gareper lo sviluppo della rete. La collaborazione con Fastweb, tanto per avere un'idea, ha prodotto quasi 2.500 chilometri di cavi in fibra ottica che attraversano il Paese da Nord a Sud. E collaborazioni simili hanno caratterizzato anche moltissime gare da appalto per i servizi informatici della Pubblica amministrazione. In un'interrogazione di un paio di anni fa rivolta proprio a Di Maio diversi esponenti della Lega, invocando l'utilizzo della golden power per proteggere gli asset strategici del Paese, mettono in fila le principali attività di Huawei in Italia. Dal documento si apprende che il colosso cinese è partner di WindTre, Vodafone e Tim con una copertura delle loro tecnologie tra il 20 e il 30% delle reti, mentre collabora con Tim su almeno il 10% della rete fissa. Ma non è tutto, perché Huawei è anche fornitore dei sistemi di controllo della rete in fibra ottica di Open Fiber nelle principali città italiane e risulta principale fornitore di tutti i dispositivi coinvolti nel progetto di Infratel Consip Lan 6) per la realizzazione, manutenzione e gestione di reti locali per le Pubbliche amministrazioni. Stesso discorso per il Progetto wi-fi Italia, la rete che consente a cittadini e turisti di connettersi gratuitamente, che ha visto l'assegnazione all'azienda cinese dell'intera fornitura tecnologica. Nell'ambito dell'appalto Consip Lan 7 con cui l'Inail, lo scorso dicembre, ha rinnovato la sua rete interna si legge che Huawei fornisce la tecnologia si per gli apparati attivi di tipologia switch che per il wireless. E la stessa gara (la Consip Lan 7) è stata utilizzata da decine di enti pubblici e amministrazioni locali in tutta Italia che ancora in questi mesi stanno implementando le loro reti con i prodotti del gigante cinese. APPALTI PUBBLICI Considerevole, basta fare un giro su internet per scoprirlo, anche la presenza di tecnologia Zte (altra grande azienda del Dragone) nelle stesse tipologie di appalti. Intendiamoci, i cinesi in questo settore sono super competitivi e le scelte delle nostre aziende e della pubblica amministrazione sono sicuramente dettate da un alto livello di efficienza e qualità (unito a bassi costi) dei prodotti richiesti. Ugualmente, non è detto che dietro ogni apparecchiatura o software proveniente dall'Asia si annidi una minaccia. Detto questo, se metà occidente sta mettendo al bando le infrastrutture tecnologiche provenienti dalla Cina e l'altra metà le accoglie con estrema diffidenza forse, come suggerisce il Copasir, sarebbe almeno il caso di evitare che tali prodotti finiscano all'interno delle strutture strategiche dello Stato.

La vicenda

L'ATTACCO Nella notte tra sabato e domenica un attacco hacker ha colpito i sistemi informatici della Regione Lazio. SERVIZI BLOCCATI Il sito della Regione e i siti legati i servizi informatici regionali sono ancora irraggiungibili. In particolare è ancora bloccata la piattaforma che gestisce le prenotazioni degli appuntamenti per la vaccinazione. RICHIESTA DI RISCATTO? Secondo quanto dichiarato dal governatore Zingaretti i dati sanitari di 5,8 milioni di persone non sono stati sottratti. L'attacco potrebbe essere stato finalizzato a criptarli, per renderli di nuovo disponibili dopo pagamento di riscatto.

Foto: Luigi Di Maio, 35 anni, è ministro degli Esteri dal 5 settembre del 2019. Nella foto piccola, il leghista Raffaele Volpi, presidente del Copasir dall'ottobre del 2019 al maggio di quest'anno (LaPresse)