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26/03/2021

la responsabilità di decidere

Messaggero Veneto - Giovanni Bellarosa

Il piano nazionale di ripresa e resilienza pone tra gli obiettivi strategici la missione n. 1 "Digitalizzazione e modernizzazione della pubblica amministrazione". Torna così alla ribalta la riforma del funzionamento dello Stato, sin qui sempre fallita, da attuare attraverso la digitalizzazione.Il Friuli Venezia Giulia è stato un pioniere dell'automazione, partendo dalla informatizzazione della gestione del bilancio, poi progressivamente estesa agli altri i settori. Era la fine dell'era della macchina da scrivere e della calcolatrice elettromeccanica, ma non bastò dotarsi di computer: Il primo passo fu modificare i procedimenti per renderli più schematici e quindi intellegibili alle macchine che poi avrebbero dovuto gestirli. A tal fine fu fondamentale l'apporto dei matematici e degli ingegneri analisti, come prevede anche adesso la riforma annunciata. Sarebbe però illusorio fermarsi qui: l'eterno problema della pubblica amministrazione sono le norme che ne regolano l'attività e poi i controlli, giurisdizionali, contabili e delle agenzie autonome (ANAC). Il lavoro dei tecnici rischia perciò di scontrarsi con quello dei politici, dei funzionari burocrati, dei controllori. I difetti sono principalmente tre: il primo è la diffidenza dello Stato nei confronti del cittadino, controbilanciata dalla frequente disistima di questo per l' autorità. La risultante è una congerie di norme confuse, interpretabili dal ricorrente come dal giudicante a proprio discernimento e che offrono spazio ed occasioni ai furbi, oltre che ai disonesti, che si fanno merito di eluderle.Il secondo è la burocrazia dei funzionari, vittime anch'essi del profluvio normativo che genera procedure defatiganti. Qui si sommano più comportamenti: oltre alla maggioranza costituita da funzionari qualificati e competenti, non mancano quelli che considerano la posizione rivestita come una prerogativa del proprio status anziché come strumento del servizio dovuto ai cittadini. Il terzo è rappresentato dal sistema dei controlli, giurisdizionali (TAR e Consiglio di Stato) e contabili (Corte dei conti). L'inadeguatezza di questo sistema è una delle principali cause della paralisi: le indagini e le condanne per danno erariale per errori commessi nel lavoro, una fattispecie sconosciuta al privato dove interviene eventualmente solo il giudice ordinario in base al codice civile, generano, inevitabilmente, la paura della firma che induce il pubblico dipendente a cautelarsi oltre ogni necessaria prudenza. Questi controlli sono affidati a collegi giudicanti che non hanno alcuna o sufficiente conoscenza e preparazione sulla realtà amministrativa e spesso sono portati a conclusioni errate basate su valutazioni di regolarità formale, avulse dal contesto nel quale opera, come ogni altro, anche il lavoratore pubblico. A queste distorsioni si unisce, su altro versante, la eccessiva facilità con cui è consentito ricorrere alla giurisdizione amministrativa contro la PA: ai TAR viene così demandato un compito troppo ampio di decisore di ultima istanza. Tutto ciò, cui si è poi aggiunto l'intervento dell' ANAC anche sulla base di un codice degli appalti ipertrofico, ha paralizzato i lavori pubblici e causato la lentezza talora inqualificabile degli interventi che il cittadino si attende dallo Stato. La riforma quindi non produrrà alcun miglioramento se non verrà ridimensionata la cultura della regolarità formale temperandone gli effetti, spesso perversi, con la valutazione delle situazioni e del risultato. Il processo contabile andrebbe senz'altro abolito e sostituito dall'audit interno perché solo adeguati organi predisposti dall'Amministrazione possono valutare e soprattutto correggere in tempo reale, e non a distanza di anni e a danno prodotto, i comportamenti inadeguati. Bisogna in ultima analisi ripristinare in concreto il valore della assunzione della responsabilità di decidere. Ciò non significa disattendere la lotta alle deviazioni ed alla corruzione bensì evitare che essa divenga fine a sè stessa, come talora accade, senza produrre alcun risultato significativo se non quello di tradursi in un mero adempimento formale, inutile e paralizzante. --© RIPRODUZIONE RISERVATA