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12/05/2020

La Ragioneria boccia l’ecobonus Slitta l’Imu sui capannoni Debito, Moody’s rinvia il giudizio

La Repubblica - Annalisa Cuzzocrea e Roberto Petrini

Il decreto Rilancio
Frizioni anche sul reddito d'emergenza Il Pd lo vuole al massimo per due mesi M5S ne chiede tre
ROMA - Nel decreto "rilancio" atteso tra domani e lunedì, spunta lo slittamento del pagamento della rata del 16 giugno dell'Imu per le imprese con l'obiettivo di accorparla con la successiva rata del 16 dicembre.
L'Imu nel mirino è quella che artigiani e imprese pagano sui propri stabilimenti, i cosiddetti capannoni: lo sgravio, seppure momentaneo, non sarebbe di poco conto perché vale 3,8 miliardi e investe, secondo i calcoli dei servizi territoriali della Uil, 1,5 milioni di imprenditori. Dal punto di vista della contabilità è più semplice, perché le risorse dell'Imu capannoni vanno direttamente allo Stato e non nelle casse dei Comuni con la necessità di polemiche e ristoro.Intanto l'atteso giudizio sul rating dell'Italia si chiude con un sospiro di sollievo: Moody's rinvia e Dbrs si limita a trasformare l'outlook da stabile a negativo.
Il decreto Rilancio avanza lentamente frenato dall'ultimo scontro emerso dalle note del brogliaccio diffuso ieri con quasi 800 pagine. La Ragioneria ha inviato un altolà alle proposte di super ecobonus oltre il 100% proposto dai grillini Fraccaro e Patuanelli: costa 3 miliardi in due anni e 33 fino al 2034. Un po' troppo per trovare le coperture. Le richieste si sommano a quelle della ministra Azzolina che per la ripartenza nella scuola vuole fino a un miliardo (contro i 400 milioni previsti).
Frizioni anche sul reddito di emergenza, con il Pd fermo su 2 mesi una tantum e i grillini tentati da una nuova misura strutturale e comunque attestati su 3 mesi. Il nodo delle settimane di proroga della cassa integrazione resta: i grillini ne volevano altre 9 (in totale 18), il Tesoro ha detto 12 in tutto, cioè solo altre 3 in attesa di ulteriori necessità.
La questione degli aiuti a fondo perduto alle imprese resta in primo piano, con i renziani da giorni critici e fermi nel chiedere "criteri". Una delle misure più indigeste per Italia Viva era il cosiddetto "pari passu", ovvero un intervento fiscale sul capitale delle aziende da 5 a 50 milioni di fatturato pari alla perdita. Ieri, anche dopo le pressioni di Confindustria, era stata rimossa dal decreto, ma la decisione della Commissione europea di estendere le deroghe già introdotte per gli aiuti di Stato alle ricapitalizzazioni e al ricorso ad azioni subordinate - arrivata in serata da Bruxelles - l'ha rimessa in gioco. Restano gli interventi della Cdp sulle aziende più grandi, fino a 7 anni, per quelle sopra i 50 milioni di fatturato; mentre per le piccole, fino a 5 milioni, il "fondo perduto" riguarderà affitti, bollette e perdite riconosciute di fatturato. Sulla norma che riguarda gli affitti alle imprese, il ministero dell'Economia aveva tuttavia sbagliato i conti stimando che bastassero un miliardo e 700 milioni per un credito di imposta cedibile o compensabile per tre mesi di affitto fino a coprire l'intero affitto. In realtà, il costo sarebbe superiore, tanto che il governo ha stanziato un miliardo e 850 milioni e ha dovuto cambiare la norma: varrà solo per due mesi. Infine il Pd resiste sulla norma che supera il codice appalti per sbloccare i cantieri. Il "modello Genova" non convince il capogruppo dem Graziano Delrio né una parte dei 5 stelle, che hanno paura si possa così - con meno controlli - lasciare troppo spazio alle infiltrazioni della malavita. Spingono però sia Italia Viva che un'altra parte dei 5 stelle, guidata dal ministro degli Esteri Di Maio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA