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11/11/2020

La procedura è revocabile senza indennizzi alla Renco

Corriere Adriatico

Giurisprudenza amministrativa favorevole all'interruzione dell'iter
IL PROCEDIMENTO
PESARO Il project financing può essere revocato dalla Regione Marche, dopo la dichiarazione di fattibilità riferita al progetto preliminare presentato dall'associazione temporanea di imprese guidata dalla Renco e costituita anche da Siram, Papalini e Linea Sterile, senza dover sborsare alcun risarcimento o indennizzo ai proponenti. Prevalente sull'attesa dei promotori perché venga indetta la gara d'appalto - rispetto alla quale hanno già acquisito il diritto di prelazione in base alla procedura del progetto di finanza di iniziativa privata deliberata dall'ex giunta regionale di Luca Ceriscioli - è la discrezionalità dell'amministrazione pubblica di rivedere la scelta ancora in itinere.
Indirizzo consolidato
È questo il portato della giurisprudenza amministrativa che ha consolidato un indirizzo chiaro su conflitti giurisdizionali scaturiti dall'interruzione del project financing dopo la dichiarazione di fattibilità e anche dopo l'approvazione del progetto di iniziativa privata, ovvero la fase in cui si trova la procedura (ex comma 15 dell'articolo 183 del Codice degli appalti) per il nuovo complesso ospedaliero previsto nel quartiere di Muraglia, dove già ha sede il presidio onco-ematologico dell'azienda Marche Nord. In capo ai promotori sorge una mera aspettativa che non si perfeziona in un diritto pieno fino alla gara d'appalto.
Consiglio di Stato esemplare
Questo è il contenuto di diverse sentenze amministrative, di primo o secondo grado. Particolarmente significativo risulta il recente pronunciamento della V sezione del Consiglio di Stato (la sentenza numero 4015 del 23 giugno 2020), secondo il quale anche dopo la dichiarazione di pubblico interesse dell'opera - come riferisce il sito web www.sentenzeappalti.it -, la valutazione amministrativa della perdurante attualità dell'interesse pubblico alla realizzazione dell'opera continua ad essere immanente ed insindacabile nel merito. Il promotore non acquisisce alcun diritto pieno all'indizione della procedura, ma una mera aspettativa, condizionata dalle valutazioni di esclusiva pertinenza dell'amministrazione in ordine all'opportunità di contrattare sulla base della medesima proposta. Detta aspettativa non è quindi giuridicamente tutelabile rispetto alle insindacabili scelte dell'amministrazione e la posizione di vantaggio acquisita per effetto della dichiarazione di pubblico interesse si esplica solamente all'interno della gara una volta che la decisione di affidare la concessione sia stata assunta.
Discriminanti sono i motivi sopravvenuti di pubblico interesse per revocare la dichiarazione di fattibilità ed eventualmente anche di nuova situazione di fatto. La revoca è disciplinata dell'articolo 21 quinquies della legge 241/90 senza alcuna limitazione per eventuali interessi legittimi del privato che non sono integrati. In questo senso risulterebbe infondata una domanda di indennizzo anche riguardo ai costi sostenuti dall'Ati Renco per la progettazione dell'opera.
La revoca, stando alle posizioni già espresse dal centrodestra, può essere motivata con l'esigenza di una diversa organizzazione territoriale ospedaliera, rispetto alla concentrazione di oltre 650 posti letto e delle relative risorse tecnologiche, professionali e finanziarie (612 progettati più i 41 per il rafforzamento della terapia intensiva), resa urgente dalle criticità del modello sanitario dell'ospedale unico dimostrate dall'emergenza Covid, con l'implementazione di una rete diffusa sul territorio di presidi dalle funzioni di filtro rispetto agli ospedali a complessa e alta specialità. Un'altra motivazione, sempre indotta dalla pandemia che in sé integra anche la fattispecie giuridica della situazione nuova, è il superamento della carenza di fondi pubblici per finanziare l'opera, che aveva obbligato la Regione a ricorrere al partenariato pubblico privato, in seguito agli stanziamenti del governo sul capitolo sanità e soprattutto alle risorse del recovery fund.
Lorenzo Furlani
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