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12/09/2020

La prescrizione per il processo sulle discariche

Il Gazzettino

In ballo i lavori da 2,8 milioni per le due Taglietto
TRIBUNALE
ROVIGO Il reato, se anche vi fosse stato, non esiste più perché se l'è portato via la prescrizione. Si è concluso così, ieri mattina, il processo incentrato sull'affidamento senza gara alla Daneco dei lavori da 2,8 milioni che prevedevano lo stoccaggio provvisorio di 47mila metri cubi di rifiuti sulla sommità della discarica di Taglietto 0 per l'ampliamento e bonifica della vasca di Taglietto 1, che prima doveva essere svuotata.
L'ACCUSA
Secondo la Procura, le modalità di assegnazione dell'intervento avrebbero violato le norme sugli appalti, motivo per cui, per l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio, erano stati indagati e rinviati a giudizio il presidente e i membri del cda del Consorzio Rsu nel 2012, quando fu approvato, Pierluigi Tugnolo, Laura Bombonato, Roberto Bonato, Moreno Cezza, Luigi De Falco, Bella Furlan, Luca Ghedini e Marco Martelli, oltre a Bernardino Filipponi, allora legale rappresentante della Daneco. I lavori a Taglietto 1 sono poi iniziati nel 2015, mentre il deposito provvisorio è diventato definitivo, ma questa un'altra storia, quella al centro del processo era iniziata in tempi ormai lontani, nel 2012. Erano i tempi delle lettere del corvo, delle ruspe ante litteram, del siluramento di tre componenti del consiglio di amministrazione del Consorzio Rsu, in quota Pd, Giancarlo Chinaglia, Giuliano Saglia e Nerino Chiereghin, mentre il quarto, Giuseppe Boscolo, si era dimesso. Tempi di battaglie politiche e di veleni.
Proprio in seguito all'esposto presentato il 7 dicembre 2012 da Chinaglia, Saglia e Chiereghin sulla delibera del 9 maggio precedente, che si erano rifiutati di approvare e che fu ratificata il 13 agosto, dopo la loro revoca, erano scaturite le indagini. Nessuno, però, si era costituito parte civile. La tesi dell'accusa, come riportata nel capo d'imputazione, era che con le delibere del 9 maggio e del 13 agosto 2012, «omettendo di indire apposita gara d'appalto e indebitamente richiamando i presupposti di cui all'articolo 57 comma 2 lettera B e comma 5 lettera A del decreto legislativo numero 163 del 2006, procuravano intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alla ditta Daneco Impianti, pari a 2.824.700 euro, corrispondente all'importo pattuito con il contratto stipulato in data 22 ottobre 2012».
LA DIFESA
Secondo le difese, la somma urgenza sarebbe stata dettata dal fatto che si rischiava un'emergenza rifiuti a causa della lentezza dell'iter per i lavori a Taglietto 1. Non solo, ma tanti sono stati, nel corso del processo, gli atti citati dai vari difensori, compresa una precedente determina della Provincia in cui si cita già Daneco come il soggetto che eseguirà l'intervento, nonché gli atti dell'assemblea, organo diverso dal consiglio di amministrazione. La decisione del Collegio, ieri, è stata di dichiarare l'intervenuta prescrizione.
La difesa di Tugnolo, affidata all'avvocato Stefania Tescaroli, non nasconde una punta di rammarico: «Il nostro obiettivo era l'assoluzione nel merito e per questo stiamo valutando se impugnare la sentenza, perché risulta evidente agli atti che non sussiste il reato».
F.Cam.
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