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04/07/2019

La posta dei lettori

Il Mattino

L'eutanasia, la legge
e il giudizio morale
Egregio direttore, tra breve il Parlamento si appresta a discutere una nuova legge sull'eutanasia, chiesta dalla Corte Costituzionale. Prevede in presenza di patologie non curabili e in fase terminale, l'autorizzazione all'eutanasia. Ogni persona ha la facoltà di redigere un atto scritto, con firma autenticata, nell'ipotesi in cui necessariamente venga a trovarsi nell'incapacità di intendere e volere, nominando un fiduciario. Prevede inoltre strutture idonee e farmaci idonei all'eutanasia senza dolore e sofferenza, scagionando il medico. Ebbene, esaminando il continuo evolversi della società, occorrerebbe prendere in considerazione anche la solitudine in età avanzata e senza parentela, le difficoltà economiche per la sopravvivenza e per assumere una badante, i figli lontani e spesso in conflitto, la sindrome depressiva. Talvolta la sofferenza morale supera quella fisica. In molte religioni, soprattutto orientali, la morte fa parte della vita; è solo un momento di passaggio da una condizione all'altra, e non si porta dietro i guai di questa terra. Senza contare le intromissioni della Chiesa. Egregio direttore, qual è in generale il suo parere su un argomento così delicato?
Franco Caruso
Napoli
Quanto è triste
la vita senza lavoro
Non è la misura del reddito di cittadinanza che può restituire identità a chi non ha un lavoro. Un ammortizzatore sociale serve solo a tamponare una situazione di emergenza, ma di fatto non produce benefici all'economia reale, non crea aumento dei consumi, soprattutto non valorizza la persona, la risorsa umana.
Una vita senza lavoro è una vita triste, miserrima, priva di stimoli e di obiettivi. L'immenso valore del lavoro sta soprattutto nell'autostima che crea nell'individuo e nella collettività. Perdere il lavoro, come è accaduto a me sei anni fa, significa perdere una dimensione esistenziale, basata sul ritmo, sul senso di responsabilità, sul sentirsi utili a se stessi e alla società. Significa perdere stabilità, autonomia, indipendenza. Tutto questo lo sa bene chi sta cercando lavoro e incontra porte chiuse, mezze parole, e tanti «le faremo sapere». Il carico di frustrazione che si accumula è altissimo e non esagero se paragono la ricerca di lavoro ad un girone infernale. Si è venuta a creare una situazione paradossale, dove chi lavora è costretto a svolgere il lavoro di due persone, perché gli imprenditori non assumono e tendono a risparmiare risorse. Il risultato di questo meccanismo è quello di avere persone fortemente stressate, chi per non avere un lavoro, chi per lavorare troppo. Per questo il reddito di cittadinanza è fallimentare sia come misura che come idea di risoluzione del problema lavoro. Creare dipendenza da una card, è l'esatto contrario del valore etico che ha il lavoro.
Giovanna Galasso
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Il Papa a Napoli
e gli alberi smembrati
Il Papa è sbarcato dall'elicottero al Parco Virgiliano ed ha percorso in una macchina di piccola cilindrata, seduto al fianco del conducente, via Virgilio e via Manzoni, forse senza rendersi conto dello scempio dei pini troncati a un metro da terra e dei dossi, ha raggiunto in via Petrarca la sede della Facoltà Teologica del Mezzogiorno. Qui, accolto dal Cardinale Sepe, ha preso posto nel palco allestito dai Gesuiti nel piazzale. Ha debuttato dicendo, «Napoli è un luogo bellissimo», mentre le telecamere inquadravano la costa di Posillipo, ma non hanno potuto evitare di far vedere anche il grande tronco smembrato posto proprio dietro al palco. « Tornerò presto», sembra abbia detto il Papa lasciando Napoli; chissà se si farà in tempo a sistemare le strade e le alberature prima del suo ritorno. Francamente i residenti della zobna, e credo tutti i napoletani, se lo augurano vivamente.
Alfredo Diana
Napoli
Via Petrarca e le strisce
rimaste a lungo
A Napoli Papa Francesco è transitato in auto per via Petrarca. Ci aspettavamo che per l'occasione avremmo, finalmente, avuto una pulizia. Niente. Unico segno del passaggio strisce di plastica rosse tra gli alberi. La rimozione delle strisce? Si possono rimuovere ma, come dire, con molto, davvero molto comodo!
Annamaria de Rogatis
Napoli
Regolarità appalti
la scalata di Cantone
Le osservazioni di Raffaele Cantone, ultime su il Mattino del 17 giugno scorso, dovrebbero essere oggetto di maggiore approfondimento, ponendone i riflettori su aspetti fondanti collegati alla regolarità degli appalti e alla legittimità delle imprese che devono porli in essere. Nel trascorso periodo di presidente nazionale della Federazione Architetti, ho continuamente evidenziato, senza grandi riscontri, il sussistere di procedure portate inevitabilmente a scontrarsi trasparenza a favore di un beneficio collettivo. Mi limito a riallacciarmi alle considerazioni finali riportate nel citato articolo, cioè sulla capacità delle mafie a penetrare nel sistema delle istituzioni e, dei risvolti economici negativi che ne derivano. Dunque, i provvedimenti del Governo riguardo le misure finalizzate ad accelerare lo sblocco dei cantieri, non sembra pongano sufficiente argine, anzi, alla introduzione di fenomeni che, sanciti istituzionalmente o solo per «abitudini radicate», alimentano la poca regolarità delle procedure. Si evidenziano, tra l'altro, due aspetti: il primo, riguarda la delega di tutte le fasi di appalto, dalla programmazione e progettazione, alla esecuzione e controllo, al medesimo soggetto pubblico. Ne deriva palesemente una autonomia operativa che pone lo stesso praticamente impermeabile all' eventuale riscontro di distorsioni economiche e/o tecniche nella realizzazione. Il secondo che, in nome di una necessaria deregulation per scardinare i paletti dei vari soggetti istituzionali coinvolti e gelosi della prevalenza del peso dei proprio burocratico ruolo, si offre autonomia nell'assegnazione dei servizi di appalti e progettazione agli Uffici tecnici di riferimento, anche innalzandone l'importo di riferimento. Attestato come risibile il previsto ristretto confronto fra operatori, tale prassi costituisce la «camera di incubazione» di procedure amicali che, una volta approdate con successo, non possono che consolidarsi in misura crescente, esplodendo nei fenomeni che poi vengono quotidianamente attestati e diversamente aggettivati: collusione, mafia, camorra. Per porre fine o almeno arginare l'attuale andazzo, occorrerebbe procedere in modo diametralmente opposto, ovvero : 1) controlli incrociati tra soggetti diversi pubblico/privati 2)- eliminazione del peso discrezionale delle scelte, ma aventi riferimento a parametri precostituiti - 3) - creazione di una procedura informatica che operi in base ad ampi e diversificati criteri per garantire scelte congruenti, con il coinvolgimento, pur differenziato a vari livelli, degli operatori interessati. Un unico problema: chi è così virtuoso da battersi contro? Pieni auguri al presidente Cantone, ma basterà?
Paolo Grassi
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Infrastrutture, il Sud resta ancora a guardare
Prendo in prestito il titolo del romanzo di Cronin «E le stelle stanno a guardare» per dire « E il Sud resta a guardare». Ancora una volta il Sud, e con esso le popolazioni che ivi aspirano ad uno sviluppo, resta escluso dalle grandi opere. Continuiamo ad essere la ruota di scorta di una politica che si presta a fare gli interessi di una sola parte del Paese. Il M5S si faccia interprete dei bisogni dei cittadini meridionali, altrimenti stare al governo significa farsi del male.
Pasquale Mirante
Sessa Aurunca