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30/09/2019

LA POLITICA NON IGNORI QUEL FORTE SEGNALE CHE VIENE DAL BASSO

La Gazzetta Del Mezzogiorno

TURI DALLA PRIMA
>> CONTINUA DALLA PRIMA Al nostro territorio non sono state destinate né nuove risorse finanziarie né misure legislative significative. I due provvedimenti dedicati all'esimente penale si sono infatti algebricamente annullati: il primo la eliminava, il secondo l'ha ripristinata. Logico che, dopo più di un sessennio, le luci sul caso Taranto, con le sue mille complicazioni, dovessero spegnersi. Ma che questo accadesse senza che la programmazione avviata fosse completata non è né comprensibile né ammissibile. Il mercato del lavoro, in questa lunga fase di crisi, continua a non far segnare elementi di significativa evoluzione. Critica la situazione in cui versano i lavoratori del sito siderurgico ex ILVA, oltre 2.500 tra cassintegrati ed esodati. E l'assenza di direttive condivise, in grado di regolare il sistema degli appalti, non una svista ma una scelta precisa, rischia adesso di complicare ulteriormente la situazione anche per le migliaia di lavoratori dell'indotto, già fortemente discriminanti, rispetto ai dipendenti di Arcelor Mittal, quanto a trattamenti economici e normativi, tipologia e durata dei contratti di lavoro. La problematica evoca il ruolo regolativo dello Stato, che deve assicurare trattamenti equi e rispondenti al lavoro svolto; lasciare esclusivamente al mercato (laissez faire) tale compito è pericoloso, oltre che inefficace. La presenza del "pubblico" è il tratto che deve caratterizzare il nostro sistema, chiamato a stabilire accordi che recepiscano le specificità territoriali, peraltro scandita da provvedimenti legislativi (area di crisi complessa). I ritardi che si stanno accumulando generano un clima conflittuale e dannoso, soprattutto per i lavoratori, già chiamati a svolgere una attività complessa e pericolosa, visto che operano in un sito ad alto coefficiente di rischio. Un dato, su tutti, si impone: nel corso di questi primi otto mesi, è aumentato, in maniera esponenziale, il ricorso agli ammortizzatori sociali (l'ultima rilevazione segnala un incremento del 183%), segno che la crisi, nonostante siano passati più di dieci anni dal suo inizio, non può ancora considerarsi superata. Questo determina conseguenze precise: il reperimento delle risorse per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e per la loro rideterminazione, considerato che i livelli attuali sono palesemente inidonei a consentire ai beneficiari l'assolvimento dei propri bisogni primari, richiede provvedimenti integrativi. Ma vi è di più: molti lavoratori, che sarebbe opportuno censire, hanno raggiunto un'età prossima al pensionamento, per cui la loro ricollocazione al lavoro è solo virtuale; varrebbe la pena, più realisticamente, di iniziare a pensare alla strutturazione di "passerelle", in modo da anticipare il pensionamento attraverso provvedimenti ad hoc. L'area industriale è un autentico campionario di casi simili. Anche i lavoratori del Porto, gli ex TCT, alla fine dell'anno, avranno esaurito il periodo di permanenza all'interno di quel "contenitore sociale", l'Agenzia portuale, che ne ha garantito, sino ad ora, la sussistenza e la cui estensione temporale consentirebbe, ai nuovi concessionari di Ylport, di disporre del tempo necessario per far ripartire lo scalo ionico e per ricollocare i lavoratori. In attesa della piena ripresa del sistema produttivo, occorre, quanto meno, garantire, ai lavoratori ed alle loro famiglie, un'esistenza dignitosa. I risultati sono generalmente il frutto di una programmazione attenta e ben articolata; quella regionale è ferma al 2014 (seconda Giunta Vendola) mentre quella nazionale, con tutta la produzione normativa dedicata, al 2015 (Governi Renzi/Gentiloni). Serve una nuova programmazione, che consenta di affrontare e risolvere le tante criticità irrisolte del territorio ionico. Al Conte bis il compito di riannodare i fili di un discorso interrotto ormai da troppo tempo. Di sicuro il contesto rappresentato non è politicamente attrattivo, ma decisamente realistico. Le forze politiche che lo dovessero sostenere rischiano di non vincere le elezioni, ma certamente compirebbero un atto di giustizia sociale. Giancarlo Turi