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20/05/2021

La pista dell’appalto Aspal ha già perso consistenza

La Nuova Sardegna - di Mauro Lissia

Non regge il collegamento tra l'assembramento vietato e una gara pubblica Il 7 aprile l'aggiudicazione era all'esame del Tar e l'incontro c'era già stato il pranzo di sardara
di Mauro LissiawCAGLIARISembra destinata ad essere abbandonata immediatamente la pista investigativa sul pranzo di Sardara aperta negli ultimi giorni da una testimonianza, secondo la quale il banchetto doveva servire a festeggiare la vittoria dell'appalto Aspal da 38 milioni per i servizi al Parco Geominerario della Coopservice, in cui aveva lavorato Salvatore Corona, fratellodi Gianni Corona, uno dei tre soci delle Nuove Terme. La società, che si era presentata alla gara insieme a Tepor spa, S.O.So.R e coop sociale Cellarius, era riuscita ad aggiudicarsi l'appalto, della commissione aveva fatto parte il dirigente regionale Umberto Oppus. Ma sull'esito della gara pendeva il ricorso al Tar presentato da una delle escluse, la Ati Ifras, secondo voci diffuse negli ambienti politici vicina ad alcuni consiglieri regionali di lungo corso. Ora si scopre che la decisione dei giudici amministrativi sul ricorso firmato dall'avvocato ed ex consigliere regionale Giulio Steri, che è stato respinto dal collegio presieduto dal giudice Dante D'Alessio su relazione del consigliere estensore Gianluca Rovelli, è arrivata soltanto il 5 maggio ed è stata depositata il successivo 13 maggio, come dire che il 7 aprile - la data del banchetto con quaranta persone, finito con l'arrivo della Guardia di Finanza - non c'era ancora nulla da festeggiare. L'aggiudicazione era infatti ancora minacciata dal ricorso, quindi non era definitiva e ancora meno certa.Alla luce di questo dato la rete di collegamenti tra la gara d'appalto e alcuni dei commensali appare tutt'altro che attendibile, al contrario la ricostruzione - diffusa anche a livello nazionale dal Fatto Quotidiano - perde consistenza. Mentre assume connotati da valutare l'ormai sfrenata circolazione di lettere anonime, esposti anonimi e illazioni attorno alla vicenda del pranzo, che sul piano giudiziario ha fino ad oggi prodotto quattro indagati su accuse che vanno dal peculato per l'uso privato dell'automobile di servizio all'omissione di atti d'ufficio.L'indagine peraltro è tutt'altro che conclusa: superata la fase dei riscontri sulle testimonianze di chi era presente al banchetto, la Procura ha filtrato i verbali d'esame scoprendo che parte dei testimoni non ha detto la verità o non l'ha detta tutta. Per questo i testimoni saranno richiamati al terzo piano del palazzo di giustizia e stavolta con l'assistenza di un legale per rispondere all'accusa di false dichiarazioni al pm. Se ritratteranno i racconti rivaltisi falsi non incorreranno in conseguenze penali.Ma il punto interrogativo riguarda proprio le ragioni di queste bugie o mezze verità: a parte la violazione delle norme anti-Covid in zona arancione, che cosa c'era da nascondere? E soprattutto: perchè dirigenti regionali, politici di primo piano, alti ufficiali dell'Esercito hanno accettato di partecipare a un banchetto che li esponeva certamente al rischio di una figuraccia, in un paese piccolo come Sardara, dove un pranzo affollato di personaggi di primo piano non poteva certamente passare inosservato?Gira e rigira è questa la domanda cui la Procura vuole dare una risposta attendibile, al punto che nessuna pista - comprese le segnalazioni anonime, arrivate in abbondanza - viene trascurata. L'impressione è che l'inchiesta non sia prossima alla conclusione, il lavoro delle Fiamme Gialle prosegue e per il pm Giangiacomo Pilia sono ancora troppi i vuoti da colmare