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16/01/2021

La pista appalti nel cold case di Basiglio

La Repubblica - Massimo Pisa

Inchiesta per omicidio
Una vecchia Renault Twingo, tenuta in sonno per otto mesi e poi trovata carbonizzata tra i pratoni del Parco Sud, non lontano dall'Humanitas di Rozzano. Un percorso tortuoso tra i campi intorno a Basiglio. Fu un lavoro da professionisti quello che, all'alba del 25 febbraio 2019, spense Giuseppe Giuliano, 64enne, ammazzato a rivoltellate. ● a pagina 9 Una vecchia Renault Twingo, tenuta in sonno per otto mesi e poi trovata carbonizzata tra i pratoni del Parco Sud, non lontano dall'Humanitas di Rozzano. Un percorso tortuoso tra i campi intorno a Basiglio, dove ogni telecamera comunale, ogni occhio elettronico indiscreto era stato chiuso: spaccata con un bastone, rivolta verso il cielo, comunque inservibile. Fu un lavoro da professionisti quello che, all'alba del 25 febbraio 2019, spense Giuseppe Giuliano, 64enne titolare dell'impresa Edil Italia, originario di Acerra. Ammazzato di primo mattino a rivoltellate a bordo del suo Doblò, mentre stava per entrare nel cantiere del Borgo Vione, complesso di lusso in costruzione nell'omonima cascina a sud di Basiglio.
Un delitto che tiene impegnati da quasi due anni i carabinieri della sezione del Nucleo investigativo, guidati dai tenenti colonnelli Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo e coordinati dal pubblico ministero Stefania Bonaldi. Un'indagine lunghissima e faticosa, per una squadra di investigatori abituata a tenere un "ruolino" immacolato.
Che non ha mollato, nonostante le accortezze degli assassini. E, negli ultimi tempi, avrebbe imboccato una pista precisa. Pista di malavitosi. Abituati a pianificare agguati lasciando pochissime tracce.
La scena, la mattina di quel 25 febbraio, ne presentava pochissime, e tutte confuse. Giuliano, ex parrucchiere riconvertitosi all'edilizia, un solo precedente per contrabbando di sigarette datato 1995, aveva salutato poco prima delle 6 la moglie Vania, titolare di una pescheria a Binasco e madre del loro figlio - l'imprenditore ne aveva due da un precedente matrimonio - oggi undicenne. Un primo caffè sotto casa, una seconda sosta al bar vicino al cantiere, qualche moneta infilata nel videopoker e una discussione con gli operai: non si trovava il telecomando di una gru. Quando era uscito, la Twingo era lì ad aspettarlo: i killer, almeno due, lo avevano agganciato a Lacchiarella e non lo avevano perso di vista. L'azione era stata preparata per tempo, e con cura: lo mostrerà l'impianto di videosorveglianza di Cascina Vione, che la immortala quattro giorni prima in un giro di perlustrazione, di preparazione all'imboscata.
Avevano avuto pure sangue freddo, i sicari, quando nel breve tragitto dal bar al cancello si era affiancata una seconda auto. L'avevano lasciata sfilare via, prima di scendere ed entrare in azione. Un colpo alla testa e uno al collo, sparati attraverso il finestrino del furgone. E poi si erano dissolti.
Chi erano? E chi li mandava? Ed era solo una coincidenza l'altro omicidio di quel giorno maledetto, commesso a Rozzano da Emanuele Spavone ai danni del suocero Antonio Crisanti, colpevole di averne molestato la figlia? Scartata questa suggestione, recuperata la carcassa della Twingo e le poche immagini disponibili, i carabinieri sono risaliti al furto, commesso il 30 giugno 2018 ai danni di un imprenditore 80enne di Fizzonasco, che l'aveva lasciata nel box con le chiavi nel quadro, nel frattempo deceduto di morte naturale. E, attraverso un complicato incrocio di tabulati e impronte, sono riusciti a risalire al ladro d'auto e al ricettatore che gliel'aveva pagata. Mala locale. Ma non assassini. E non aveva portato molto in là il filo dei vecchi traffici di Giuliano con i contrabbandieri dell'Est Europa, un gruppo che dopo l'importazione clandestina di sigarette era salito di livello: tutti identificati e localizzati all'estero, nelle settimane precedenti e successive alla sua esecuzione. Tutti, con ogni probabilità, estranei e scivolati fuori dall'inchiesta.
Il focus dei carabinieri si è spostato sugli appalti, come l'ultimo a Borgo Vione, un affare da cinque milioni. Aveva fatto una rapida fortuna, Giuseppe Giuliano, nei cantieri tra Rozzano e dintorni, lavorando con le amministrazioni pubbliche e coi privati. Ed entrando in contatto con un ambiente eterogeneo, che spesso impasta cemento e minacce, contratti e crimine, fatture e pistole.

Foto: kRilievi Prime indagini sul luogo dell'agguato mortale contro Giuseppe Giuliano, titolare di un'impresa edile