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08/04/2021

«La piovra criminale sulle aziende pugliesi»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

8 PUGLIA E BASILICATA CRISI ECONOMICA IL RISCHIO INFILTRAZIONI LE NUOVE FRONTIERE Le leve mafiose attaccano le aziende in difficoltà o investono in settori come quello della sanificazione o dell'import-export di dpi
Lattanzio (Pd) all'Antimafia: «I clan scommettono sull'usura» LA POLEMICA «C'è bisogno di progetti, oltre l'approccio autoreferenziale di realtà come "Libera"»
MICHELE DE FEUDIS l Cresce l'infiltrazione mafiosa nel tessuto economico nazionale e in particolare meridionale, per le condizioni generate dalla crisi economica legata alla pandemia: Paolo Lattanzio, deputato del Pd e componente della Commissione Antimafia, ha presentato al XX Comitato della bicamerale una relazione intitolata «Per la prevenzione e la repressione delle attività predatorie della criminalità organizzata durante l'emer genza sanitaria» (sarà votata il 15 di aprile e poi andrà in plenaria, con proposte di operative di intervento, frutto di una dialettica trasversale agli schemi politici). Spiega alla Gazzetta Lattanzio: «Le tragedie attirano gli appetiti criminali: accadde con il colera a Napoli, con il terremoto del Belice, dopo il sisma in Abruzzo e Marche. La pandemia lascia strascichi più profondi e duraturi di un terremoto. La mia ricerca si fonda sul lavoro dell'organismo permanente di monitoraggio del prefetto Vittorio Rizzi, sui report della Dia, e della Banca d'Italia sulle segnalazioni di operazioni sospette». Il nodo cruciale è la richiesta di liquidità che mette in difficoltà le imprese, quelle del Sud in primis: «Sulla scarsità di liquidità del mondo economico lo Stato è intervenuto, ma le risorse pubbliche, per definizione - argomenta - non possono essere tempestive. Mentre i clan hanno denaro a disposizione e una presenze di prossimità con la quale arrivano al cittadino che ha delle sofferenze. Succede a Palermo dove i clan distribuiscono al secondo giorno di lockdown già i pacchi per gli indigenti. Come a Città del Messico con la figlia del Chapo». Lattanzio descrive questa modalità operativa dei clan: «Hanno liquidità derivante dai traffici e posseggono un notevole controllo del territorio: avvicinano gli imprenditori in difficoltà e forniscono aiuti alle famiglie indigenti». Il fenomeno è anche pugliese: «Nell'ultimo report di Avviso pubblico la regione viene indicata come il territorio con il maggior aumento di minacce ai rappresentanti degli enti locali. Perché? Gestiranno appalti che possono consentire, se infiltrati, al denaro sporco di ripulirsi. Questo è il grande rischio. Al riguardo non si può deregolamentare il codice degli appalti. Va difeso. Alcune procedure possono essere semplificate, ma non si può cancellare in toto». Quali i territori più a rischio infiltrazioni? «Quelli - riflette Lattanzio dove le consorterie sono più forti e hanno legami anche internazionali: il Foggiano, il Barese e il Salento, spazio di passaggio dei traffici oscuri con l'Albania. Abbiamo allerta importanti anche su Taranto, dove il tessuto sociale è molto provato, con alcuni comparti a forte infiltrazione criminale e barriere d'ingresso più blande. I clan proliferano sulla povertà, speculano sulle debolezze sociali». Le mani delle mafie sono invisibili: «Molte aggressioni a imprese e comunità sociali adesso non si vedono. Perché in una economia di guerra, come la definisce il procuratore Federico Cafiero de Raho, molti affari sono in nero, con i proprietari delle aziende trasformati in prestanome. I capitali sporchi entrano nei settori tradizionali: logistica, rifiuti, sanità. E nei nuovi spazi di investimento: sanificazione e import-export». Nella relazione è fotografa l'evolu zione delle strategie criminali, il cambio di passo nelle logistica dei traffici e i misteriosi cambi di codice Ateco di tante piccole società, che di colpo si lanciano nelle importazioni di mascherine o nel business delle sanificazioni. «Il reato spia? L'usura: mancano agli imprenditori le risorse per i pagamenti e per non perdere l'accesso al credito si rivolgo all'usura di prossimità. Con lo strozzino della porta accanto che presta denaro e chiede in cambio connivenze», puntualizza Lattanzio. Le soluzioni allo studio? «Bisogna insistere con la repressione e con il tradimento delle operazioni finanziari, anche grazie ad un sistematico incrocio delle banche dati. Poi bisogna aumentare i fondi di coesione sociale, per rendere il lavoro più garantito. Con lo sblocco dei licenziamenti la situazione può peggiorare. L'antimafia sociale? Soprattutto al Sud non è abbastanza presente. C'è bisogno di progetti, oltre l'approccio autoreferenziale di realtà come "Libera" che dialogano solo al proprio interno. Ci vuole studio non solo spontaneismo, per allargare le maglie oltre la Ztl», conclude con una vena polemica il deputato barese.

Foto: BRINDISI Una foto di archivio di una manifestazione antimafia


Foto: PD Paolo Lattanzio