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03/02/2021

La petizione tra gli eletti 5 Stelle: sia Di Maio a trattare per noi

Corriere della Sera - E. Bu.

il movimento
La proposta del M5S : via i due ministri tecnici Prendiamo un posto in più, l'altro a Italia viva Il peso nella squadra L'obiettivo è avere 11 dicasteri, aggiungendo un membro rispetto all'attuale esecutivo
MILANO
La giornata del Movimento si racconta in tre parole: l'ansia, le firme e la proposta. L'ansia è quella dei parlamentari Cinque Stelle che vivono con preoccupazione le evoluzioni al tavolo di lavoro lanciato da Roberto Fico. Temono che il braccio di ferro sul Mes con i renziani possa portare a un nuovo stallo. Nonostante questo, sono decisi: «Sul Mes non possiamo cedere, è più facile trovare nuove soluzioni per il reddito di cittadinanza che dire sì all'utilizzo dei soldi legati al fondo». Deputati e senatori sanno che la situazione è complessa. Molti si aspettano una svolta. Un gruppo auspica che le fasi finali della trattativa vengano gestite da chi ha già esperienza in simili tavoli e può vantare relazioni solide all'interno della maggioranza. Ecco quindi l'idea di alcuni parlamentari siciliani, che hanno fatto partire una raccolta firme interna al gruppo pentastellato per sostenere la presenza di Luigi Di Maio al posto di chi sta trattando attualmente: i capigruppo e il reggente. La raccolta avrebbe già ritrovato l'adesione di decine di deputati e senatori.

Intanto, ieri al tavolo di confronto delle forze della maggioranza sono emersi alcuni punti programmatici del Movimento: riforma della legge elettorale (con le preferenze), tutela dell'ambiente in Costituzione, legge su lobby e conflitto di interessi, porre dei limiti alla decretazione d'urgenza. Quando le agenzie battono i temi proposti, sulle chat interne esplode il malcontento. Sono prese di mira le riforme costituzionali proposte. Viene puntualizzato che non è il momento, che sarebbe stato meglio puntare sul codice degli appalti. C'è chi si sfoga: «Quando vai in giro, non sono tutti a chiederti: scusi quando i diciottenni potranno votare per il Senato? Io non posso più girare per strada». E altri ancora: «Uscendo con questo tipo di comunicati passiamo tutti per cretini (a parlare di questo in una crisi e con una pandemia) e io sono stanca di essere considerata una cretina». La sensazione, però, è che la partita si giochi su altri tavoli.


Mentre si discute sui temi, il Movimento prepara già la sua mossa per la squadra di governo. Circola in queste ore uno schema dettagliato, composto da quattro diverse tabelle, che i Cinque Stelle avrebbero intenzione di avanzare nella fase finale della trattativa. Le prime tabelle comprendono il peso nel dettaglio delle forze politiche nel Parlamento, l'ultima è lo spaccato della suddivisione attuale dei ruoli all'interno del governo dimissionario. La penultima, la più interessante politicamente, racchiude il nocciolo della proposta che i pentastellati sono pronti a mettere sul tavolo. In sostanza verrebbero eliminati i ministri tecnici (Luciana Lamorgese e Sergio Costa) «per creare spazio politico». I dicasteri passerebbero da 21 a 22. Il M5S mira a ottenere 11 ministri al posto degli attuali 10. Il cuore della questione però sarebbe l'offerta ai renziani: due ministri politici più uno «tecnico» (ieri Matteo Renzi ne ha auspicato proprio uno come Guardasigilli, ma la Giustizia è tra le priorità pentastellate) e cinque sottosegretari. Nel Conte bis Italia viva era rappresentata solo da due ministre e un sottosegretario. Cinque Stelle e Pd manterrebbero quasi inalterata la loro golden share in Consiglio dei ministri: per i due principali alleati di governo è prevista una revisione dei sottosegretari, in modo da poter dar voce nell'esecutivo anche ai responsabili. Lo schema non prevede allo stato attuale dei vicepremier. La strada della trattativa è lunga. E segnata dalle polemiche. I frondisti, continuano a far sentire la loro voce. La senatrice Rosa Silvana Abate glissa sul voto di fiducia: «Massima fiducia nel premier Conte e nei colleghi M5S seduti al tavolo delle trattative, poi ognuno di noi farà le sue considerazioni». Barbara Lezzi, invece, attacca il governatore dem Michele Emiliano per alcune nomine: «La buona politica è fatta anche di segnali inequivocabili rispetto a situazioni opache».


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Foto:

Divisi Alessandro Di Battista, 42 anni, ex deputato M5S, leader dell'ala movimentista e contrario all'alleanza con Italia viva, e Luigi Di Maio, 34 anni, ex capo politico dei Cinque Stelle e sostenitore del governo Conte ter