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13/04/2021

La nuova procura europea insidia le procure antimafia

Domani - GIULIA MERLO

NOMINE AL CSM
ROMA Alle 17 di oggi scade il termine per presentare domanda al Consiglio superiore della magistratura per diventare procuratore europeo delegato. Venti posti, messi a bando il 1° aprile con una procedura rapidissima, per individuare altrettanti magistrati che opereranno sul territorio italiano ma saranno alle dipendenze del procuratore europeo, oggi la rumena Laura Kovesi, con sede in Lussemburgo. Apparentemente si tratta di un processo burocratico di selezione: il bando indica i requisiti e i criteri di scelta, che privilegiano in particolare i togati con una ottima conoscenza dell'inglese, un'esperienza professionale maturata in materia di assistenza e cooperazione giudiziaria e nei reati che sono di competenza della procura europea, ovvero quelli di natura finanziaria ai danni dell'Ue. In realtà il nodo è cruciale e le nomine sono guardate con interesse ma anche con diffidenza dal corpo togato. Tanto che nessun magistrato ha dichiarato pubblicamente la candidatura per paura di venir bruciato. La procura europea (Eppo) ha competenza esclusiva nell'indagare su condotte fraudolente ai danni del bilancio dell'Unione europea, reati contro il sistema comune dell'Iva condotti in più stati membri, appropriazione indebita e riciclaggio sempre su scala europea. Tradotto in pratica tutti i reati che avranno a che fare con i fondi del Next generation Eu. Questa competenza esclusiva e il controllo decentrato a Bruxelles rischiano però di entrare nei delicati equilibri dei rapporti tra uffici nazionali. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, hanno sposato e difeso il progetto, che viene considerato un passo fondamentale per l'integrazione europea. Il Csm ha approvato il progetto, ma in plenum sono emersi i timori che la nuova super procura e i suoi "delegati" italiani creino confusione nella gestione di inchieste delicate, in particolare sovrapponendosi alla Direzione nazionale antimafia. I timori Se gli uffici di cooperazione giudiziaria europea come l'Eurojust esistono da tempo, infatti, la procura europea nasce per essere qualcosa di completamente diverso e fa sorgere una serie di questioni. La prima riguarda il fatto che questa procura avrà potestà punitiva, dunque lo stato italiano e gli altri 22 che aderiscono delegheranno a questo ufficio la titolarità dell'azione penale. Una dismissione di competenza che per ora è limitata solo ad alcuni reati, ma la cui rosa in futuro non potrà che essere ampliata. Però oggi in Italia le procure distrettuali hanno attratto la maggior parte delle competenze e lo strumento è risultato efficiente e dotato di personale di magistratura inquirente altamente qualificato ma quasi un gruppo a sé nella categoria. Aggiungere il livello europeo, che per come è congegnato punta a essere una presenza ingombrante, significa necessariamente modificare alcuni equilibri nel sistema. Non a caso, nel suo intervento al plenum, il togato e magistrato antimafia Nino Di Matteo ha detto: «Dobbiamo evitare che l'avvio delle attività della procura europea rappresenti in concreto nel nostro paese un depotenziamento dell'altissimo livello di contrasto alle mafie, finora assicurato dall'attribuzione in via esclusiva alle competenze delle direzioni distrettuali antimafia». Il punto è come si gestirà la competenza, nel caso in cui nelle indagini europee si incappi in organizzazioni mafiose. Basterà questo collegamento a far spostare la competenza da Eppo alle procure antimafia? Anche per questo la scelta dei 20 giudici è fondamentale. Se a candidarsi al ruolo saranno toghe di esperienza e prestigio, saranno anche in grado di reggere il confronto con Antimafia e di collaborare proficuamente. Altrimenti il rischio è che si perdano nei cavilli della competenza e che si infici il meccanismo di integrazione penale europea prima che abbia potuto dare frutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA