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26/02/2021

La ‘ndrangheta vuole sfruttare la crisi un pool di magistrati per fermarla

La Stampa - GIUSEPPE LEGATO

L'allarme nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia
Il Covid mette in ginocchio le aziende: "Il gruppo contrasterà le infiltrazioni nei mercati" Il procuratore Saluzzo "Le 'ndrine dettano legge negli appalti e negli investimenti"
Che il Covid insidi il tessuto produttivo del Nord-Ovest, con la «pancia» piena zeppa di piccole e medie (ma anche grandi) imprese costrette ad affrontare crisi di liquidità e situazioni finanziarie in generale complesse, è un dato facilmente desumibile con la logica. La Dia (Direzione Investigativa Antimafia) lo sottolinea nella relazione semestrale pubblicata ieri. E cita, per rendere l'idea del momento storico, un fatto finora non noto. E cioè che da mesi la procura di Torino ha creato «uno specifico pool di magistrati con il compito di mettere a punto una strategia di contrasto in grado di tener conto delle capacità delle consorterie criminali di approfittare delle criticità del tessuto produttivo-commerciale». Abbiamo chiesto ai vertici della procura ordinaria dettagli e specifiche sul nuovo gruppo di lavoro. Non abbiamo ottenuto risposte. Resta l'analisi impietosa degli investigatori dell'antimafia su un territorio sempre più pervaso dal crimine organizzato. Con un particolare accento sull'area grigia fatta di professionisti che accompagna le quotidiane attività di avvelenamento dell'economia legale da parte delle 'ndrine. La premessa è la crisi e la Dia lo spiega bene. «Vi è stata in Piemonte una diminuzione dei volumi d'affari. La Banca d'Italia evidenzia nel rapporto annuale pubblicato il 19 giugno 2020, una decrescita della produzione industriale nei principali comparti economici del Piemonte. Analoghe considerazioni - si legge nella relazione - emergono dalla lettura del Rapporto di Unioncamere Piemonte del 30 giugno 2020. Dal documento risulta come «nel periodo gennaio -marzo 2020, la produzione industriale piemontese abbia registrato un crollo del -5,7%». E questo solo in un trimestre che non tiene conto della seconda ondata della pandemia. Insiste in Piemonte, secondo gli investigatori «una commistione della 'ndrangheta con ambiti opachi della pubblica amministrazione che spesso avviene con il contributo fornito da professionisti in grado di costituire complessi reticoli societari utili a schermare la provenienza dei capitali». Il Dna della mafia intanto si è stabilizzato verso nuove prospettive «privilegiando l'inserimento nel settore degli appalti pubblici attraverso condotte corruttive». Cosa accade di fronte a tutto questo a livello di società civile? La Dia cita parte dell'intervento del Procuratore Generale Francesco Saluzzo all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2021: «Di fronte alla pervasività delle mafie, soprattutto della 'ndrangheta, si registra, in molti casi, una certa "neutralità" del territorio e di sue componenti sociali, che hanno nei confronti di questi personaggi un atteggiamento spesso ambiguo, altre volte di soggezione, altre volte, purtroppo un' accettazione ed una condivisione di fini e di strumenti criminali, contiguità e collusioni con esponenti politici». In fondo la considerazione più amara: "La 'ndrangheta detta legge negli appalti, negli investimenti, condiziona i rappresentanti del potere politico». - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: LAPRESSE


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