scarica l'app
MENU
Chiudi
09/06/2020

«La ‘ndrangheta è già pronta ad “aiutare” le ditte in crisi»

Avvenire - LUIGI GAMBACORTA

Parla il procuratore distrettuale Antimafia, Alessandra Dolci: «Roma e Bruxelles facciano presto Quanti negozi, bar e ristoranti in difficoltà per il Covid riusciranno davvero a non piegarsi?» Dire, come hanno fatto alcuni Paesi, che i finanziamenti comunitari all'Italia ingrasserebbero le mafie ha qualche fondamento. Le truffe sui fondi comunitari non sono nate ieri Siamo di fronte a gente accorta che sfrutta ogni occasione e programma Se mi preoccupa la richiesta corale di aggiornare il codice degli appa
S ia sincera. Lei avrebbe preferito che non fossero stati riaperti i confini regionali. Il «no» di Alessandra Dolci, che la mascherina chirurgica quasi amplifica, è immediato: «Li aspettiamo. Quando è scattato il lockdown anche tanti dei nostri indagati sono tornati al sud. Ma ora è scattato il controesodo». Dopo Ilda Boccassini, Dolci è la seconda donna a guidare la Direzione distrettuale antimafia. Usa sempre il plurale per dire della squadra, i colleghi della Procura, i cancellieri, gli uomini della polizia giudiziaria «che, anche in questi momenti drammatici, non hanno mai perso il filo di un'indagine, mai lasciato un turno scoperto». E ora stanno monitorando il ritorno dei sospetti mafiosi... Non parliamo per ipotesi, abbiamo precisi riscontri investigativi. Sappiamo chi si è già attivato per il rientro. Non si può fare "smart working" in questo caso. Già, bisogna stare sul mercato, specie in questo che, anche per le mafie, è il più grande. Sin da prima dell'epidemia c'era fame di liquidità, figuriamoci ora con questa pesantissima crisi. I finanziamenti annunciati a Roma e Bruxelles non la smorzano? Speriamo che almeno arrivino tutti e tempestivamente altrimenti i soldi arriveranno da un'altra parte con tutte le conseguenze... Lo sportello anti-usura non funziona? Zero. Qui il tessuto è diverso, non ci sono mai state denunce. La 'ndrangheta in Lombardia non punta a lucrare sui prestiti usurai, e certe attività non vengono sempre percepite come criminali. I promotori delle mafie sono sempre accoglienti, scordiamoci il truce strozzino. Il vero business è la ripulitura del danaro sporco. Per questo sostengono e infiltrano tante attività commerciali, rilevano (con prestanomi) anche piccole aziende con l'acqua alla gola. E la crisi apre delle praterie... Basta contare le serrande abbassate a Milano. Quanti esercizi, soprattuto bar e ristoranti, non hanno riaperto? E quanti di quelli che provano a ripartire non saranno costretti poi ad arrendersi? E a piegarsi se non a sollecitare l'intervento di questi "benefattori" che evitano nell'immediato il dramma del fallimento, assicurando un lavoro sia pur provvisorio ai gestori, un salario ai dipendenti. Questo apre a un secondo grande affare: il rastrellamento di recovery fund. Il giorno dopo l'approvazione del "Decreto Rilancio", certe domande di finanziamenti a fondo perduto erano già partite. Non è dunque solo un pretesto da taccagni (dall'Austria alla Finlandia) il no a finanziamenti comunitari che ingrasserebbero le mafie? Beh, qualche vago fondamento c'è. D'altro canto le truffe sui fondi comunitari non sono nate ieri. Dobbiamo renderci conto che siamo di fronte a gente accorta che sfrutta ogni occasione e programma. In realtà non hanno nemmeno bisogno di programmare, basta che stiano sulla piazza ad annusare e sfruttare le occasioni con la rapidità di chi dispone di tanto danaro liquido. Salendo sino alle grandi imprese, non la preoccupa la richiesta corale di aggiornare il codice degli appalti? Ci sono riforme e rischi da affrontare. La celerità per l'assegnazione e l'esecuzione di grandi lavori è fondamentale per la ripresa. Occorre sorvegliare in maniera ancora più stringente. Le mafie, specializzate nell'offrire servizi (e subappalti ) a prezzi stracciati, puntano su imprenditori, anche lombardi, dall'etica molto lasca. Ma con gli strumenti di legge non si arriva sempre in ritardo? No. Crediamo molto nella prevenzione. C'è una straordinaria sinergia con la prefettura che gestisce certificati e interdittive antimafia. E affida a gestori puliti gli ingenti beni sequestrati alle cosche. C'è poi da tenere sempre attiva la collaborazione delle associazioni di categoria. E le banche? Noi abbiamo già dato segnali precisi. Sino ad affidare all'amministrazione giudiziaria un'importante filiale della Bnl. La segnalazione arrivò da un semplice funzionario insospettito dalla frequenza di un cliente agli sportelli, e più ancora dall'accompagnatore fisso che non lo perdeva mai di vista. Allora c'è chi collabora... Diciamo che ci sono dei sensori sul territorio, ma è debole il sostegno, il coinvolgimento della società civile. Le terze generazioni ormai milanesi non marcano le distanze dalle vecchie famiglie di 'ndrangheta? No. Per questa gente i vincoli di sangue hanno un'importanza fortissima. Cosa c'è all'orizzonte? L'orizzonte? L'importante per me, anzi per noi, è poter dire: abbiamo combattuto una buona battaglia.

Foto: Lo sportello anti-usura non funziona, qui non ci sono denunce. Le cosche non puntano a lucrare sui prestiti usurai, e certe attività non vengono sempre percepite come ciminali. I promotori delle mafie sono accoglienti... il vero business è la ripulitura del denaro


Foto: Il magistrato Alessandra Dolci a capo della Procura Distrettuale Antimafia di Milano / LaPresse