scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
24/04/2021

La modifica entro 1/5 impone l’esecuzione

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

L'Anticorruzione interpreta restrittivamente il codice appalti
L'ipotesi di modifi ca del contratto entro il «quinto d'obbligo» non è autonoma rispetto ai limiti previsti dall'articolo 106 del codice appalti. È quanto stabilisce l'Anac con il comunicato del 23 marzo 2021 siglato dal presidente Giuseppe Busia nel quale si forniscono alcune interessanti indicazioni relative all'articolo 106, comma 12, del codice appalti in merito alle modifi che contrattuali fi no a concorrenza di un quinto dell'importo del contratto. L'articolo 106, recependo alcune indicazioni contenute anche nelle direttive appalti, regola la materia delle modifi che contrattuali consentite senza necessità di ricorrere a una nuova gara: al comma 6 viene previsto che «una nuova procedura d'appalto in conformità al presente codice è richiesta per modifi che delle disposizioni di un contratto pubblico o di un accordo quadro durante il periodo della sua effi cacia diverse da quelle previste ai commi 1 e 2» (per il 10% del valore del contratto per i servizi e forniture e il 15% per i lavori), mentre il comma 12 stabilisce che, qualora in corso di esecuzione si renda necessario un aumento o una diminuzione delle prestazioni fi no a concorrenza del quinto dell'importo del contratto, la stazione appaltante può imporre all'appaltatore l'esecuzione alle stesse condizioni previste nel contratto originario. In tal caso l'appaltatore non può far valere il diritto alla risoluzione del contratto (c.d. «quinto d'obbligo»). La questione affrontata nel comunicato riguarda l'ipotesi di considerare la fattispecie prevista al comma 12 come ipotesi autonoma e ulteriore di modifi ca contrattuale rispetto alle casistiche enucleate ai commi 1 e 2 della disposizione e, in caso positivo, la possibilità di accedere a tale istituto anche a prescindere dalla ricorrenza dei presupposti individuati dalla norma. L'Autorità propende per una interpretazione restrittiva e comunitariamente orientata della norma (va notato che l'articolo 72 della direttiva 24/2014 non contempla la fattispecie in esame). Per l'Anac, quindi, «la previsione del comma 12 non può confi gurarsi come una fattispecie autonoma di modifi ca contrattuale, ma deve essere intesa come mera indicazione in ordine alla disciplina dei rapporti contrattuali tra le parti». Se quindi ricorre una delle ipotesi previste dai commi 1, lettera c) e 2 dell'articolo 106 e se la modifi ca del contratto rientri nel quinto dell'importo originario, la stazione appaltante potrà imporre all'appaltatore l'esecuzione alle stesse condizioni previste nel contratto originario senza che lo stesso possa far valere il diritto alla risoluzione del contratto; viceversa, se si ecceda il quinto d'obbligo e, sempre purché ricorrano le altre condizioni di cui all'articolo106, commi 1 e 2, del Codice, l'appaltatore potrà esigere una rinegoziazione delle condizioni contrattuali e, in caso di esito negativo, il diritto alla risoluzione del contratto. D'altro canto, nota l'Anac la previsione del comma 12 ricalca quella dell'art. 132 del precedente decreto 163/2006, che a sua volta riprendeva norme della legge di contabilità del 1923, ribadendone la natura eccezionale. Inoltre i vincoli importi dai commi 1 e 2 non consente di ammettere che il comma 12 sia autonomo rispetto al resto delle disposizioni dell'articolo e potrebbe comportare anche il superamento dei limiti complessivamente previsti. © Riproduzione riservata