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30/03/2021

la maratona di giovannini sul ponte di messina ( tra tecnici e partiti)

Corriere L'Economia - Antonella Baccaro

Economia  Politica grandi progetti
Il ministro delle Infrastrutture ha due dossier difficili sul tavolo, lo Stretto e il Codice degli appalti. Per smarcarsi dalle pressioni si affida a commissioni e comitati. Ha poco tempo: il Recovery plan va presentato entro fine aprile Per accelerare, non si esclude un decreto con la nomina di nuovi commissari: andrebbero ad aggiungersi a quelli già individuati per 58 lavori Difficile inserire il viadotto sicilian
Il governo «che verrà deve avere davanti a sé due anni di lavoro intenso, perché le scelte da fare non sono solo tecniche, ma richiedono una forza politica notevole». Così parlava il professor Enrico Giovannini, a gennaio scorso. Ignaro che, un mese dopo, sarebbe stato designato ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili proprio di un governo tecnico. E anche politico, ma nel modo più complesso, cioè sintesi di forze assai diverse tra loro. Sarà per questo che, per ora, il suo modo di procedere è tattico.

Una commissione per valutare come semplificare le norme. Una per capire quale sia la soluzione migliore per il Ponte sullo Stretto. Un'altra per studiare nuove forme di finanziamento delle opere. Insomma, la strada delle decisioni, per Giovannini, è costellata di pareri tecnici. Si capirà presto se questo lo sottrarrà ai veti della politica: i tempi per la presentazione del Recovery plan (aprile) stringono e in qualche modo bisognerà fare delle scelte.


La semplificazione

Il primo scoglio riguarda le norme che dovranno agevolare la realizzazione del Recovery plan. Sulla discussione, appena aperta, si è abbattuta la proposta di legge sulla Concorrenza dell'Antitrust, che punta alla sospensione tout court del Codice degli Appalti, in attesa di una sua riforma, e con la costituzione di un organismo di Vigilanza. Proposta già bocciata dall'Anac (anticorruzione), che della vigilanza avrebbe dovuto occuparsi, dall'Ance (costruttori), dall'Oice (progettisti) e, se non bastasse, dai sindacati.


Come si è detto, Giovannini ha intenzione di esprimersi solo dopo la speciale commissione, da lui costituita il 16 marzo (che finora si è riunita due volte), che comprende, oltre al suo ministero e a quello della Funzione pubblica, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti e l'Anac. Che si sono presi un mese per esaminare la questione. Ora, se l'Anac ha già espresso parere contrario alla sospensione del Codice, il Consiglio di Stato, per bocca del presidente Filippo Patroni Griffi, in un'intervista, aveva già detto l'opposto. Di più, Patroni Griffi aveva proposto di affidare all'organismo da lui guidato la «ripulitura» del Codice degli Appalti dalle norme non in linea con quelle europee: «In due-tre mesi si può fare, soprattutto se potremo contare su quattro-cinque esperti della materia». Ci sarà una sintesi?


Giovannini nel frattempo non sta con le mani in mano. La seconda freccia al suo arco è la collaborazione con i ministeri «cugini»: Transizione ecologica e Cultura, cioè quelli che rilasciano le autorizzazioni sull'impatto delle opere. L'intento è quello di stringerne i tempi. Nell'ultima audizione alla Camera, Giovannini ha parlato di «sezioni speciali» che potrebbero lavorare solo sul Recovery plan. Intanto le opere devono andare avanti, sfruttando quello che c'è: il decreto Semplificazioni sospende alcune norme del Codice ma gli mancano ancora 31 provvedimenti attuativi, nove dei quali proprio del ministero delle Infrastrutture. La «messa a terra» delle norme è un altro «pallino» di Giovannini che ha creato una struttura di monitoraggio dei provvedimenti attuativi: dovrà fornire un report settimanale sugli avanzamenti.


Intanto il ministero di Porta Pia è stato riorganizzato in tre dipartimenti, secondo l'assetto che gli aveva dato l'ex ministra Paola De Micheli. Il che dimostra come le riorganizzazioni ministeriali prendano sempre un anno di tempo per realizzarsi. Anche su questo il governo Draghi è chiamato a fare la differenza per quelle che ha varato.


I progetti

Sul Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, Giovannini ha messo a lavoro un Comitato con cinque team corrispondenti ad altrettante missioni: definire i progetti rendendoli rispondenti al Next Generation Eu; realizzare un sistema informatico di monitoraggio; innovare le norme

Per accelerare i tempi, la struttura tecnica di missione è stata chiamata a individuare nelle schede del Pnrr quali saranno le stazioni appaltanti coinvolte. L'intento è quello di fornire loro aiuto, laddove necessario (i Comuni), e rimuovere da subito eventuali ostacoli burocratici. Non si esclude che a velocizzare l'iter delle opere siano chiamati anche alcuni commissari: un decreto, da emanare entro il 30 aprile, potrebbe essere il veicolo della loro nomina, da completare entro il 30 giugno. Commissari che andrebbero ad aggiungersi a quelli già individuati per 58 opere. A questo scopo Giovannini ha chiesto alle stazioni appaltanti principali di segnalare per quali opere sarebbe utile la nomina di un commissario.


Un'altra commissione intanto è stata costituita per esaminare forme di finanziamento delle opere, alternative allo strumento del project financing, con la collaborazione della Bei (Banca europea per gli investimenti).


Ma la politica non può farsi da parte quando si tratta di gestire qualcosa come i 48 miliardi del Recovery plan su cui è seduto Giovannini. E infatti si fa sentire. La battaglia che forse non ci si aspettava è quella tra chi sostiene che il Ponte sullo Stretto debba rientrare nelle opere del Piano e quelli che si oppongono. La discussione parte da lontano. Al punto che è stata De Micheli a creare un'apposita commissione tecnica che ne valutasse i pro e i contro. Un parere era atteso a breve, ma intanto in commissione Trasporti alla Camera è scoppiata la bagarre proprio in occasione dell'approvazione del parere sul Pnrr. Forza Italia, Lega, Italia viva e Pd, favorevoli a inserire l'indicazione del Ponte, il M5S contrario. Alla fine è stata approvata una formula in base alla quale si chiede alla commissione di fornire il parere sulla soluzione migliore di attraversamento stabile dello Stretto, in modo da consentire al governo l'inserimento nel Pnrr. Ipotesi tutta da verificare, visto che il Ponte non potrebbe essere fruibile entro il 2026, come richiedono le regole del Recovery fund. «Si può realizzarne un lotto» insistono i pontisti, mentre WeBuild, che aveva acquisito il progetto di Eurolink, approvato nel 2003 e poi accantonato, scommette di riuscire a aprire i cantieri nel giro di sei mesi dal suo sblocco.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto:

Governo/1

Enrico Giovannini,

63 anni, ministro

delle Infrastrutture

e della mobilità sostenibili da febbraio