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04/07/2019

La mani delle ‘ndrine sugli affari in città Sequestrati 120 milioni

La Repubblica - Francesco Salvatore

IL CASO
Blitz a Roma e provincia: sigilli a 170 immobili, 40 aziende, 7 supermercati e una gioielleria. Avevano replicato nel Lazio il modello delle cosche calabresi Le famiglie gestivano da monopolisti la vendita all'ingrosso di fiori e di legna da ardere Tra i beni confiscati anche criptovaluta
Si sono insinuati nel tessuto sociale dei paesi a nord di Roma: Rignano Flaminio, Morlupo, Sant'Oreste e Castelnuovo di Porto. E a partire dagli anni Novanta hanno infettato interi settori economici infiltrandosi e iniettando il denaro proveniente dalle loro cosche di 'ndrangheta. Ieri la polizia ha sequestrato beni per oltre 120 milioni di euro riconducibili in via diretta e indiretta a cinque esponenti ed affiliati della 'ndrina "Morabito - Mollica - Palamara - Scriva" di Africo, versante ionico della provincia di Reggio Calabria. Soggetti di elevata caratura criminale, tre dei quali già condannati in via definitiva per associazione mafiosa.
Il regno che avevano creato a ridosso del raccordo anulare, su cui ieri l'autorità giudiziaria ha messo le mani, era composto da 173 immobili riconducibili direttamente o indirettamente a loro: ville, appartamenti, fabbricati e attività imprenditoriali, tra cui 4 allevamenti di bestiame, una gioielleria a Prati e 7 supermercati, di cui uno nel quartiere Salario, del marchio in franchising Carrefour (Carrefour Italia si dichiara totalmente e completamente estranea, i supermercati oggetto di sequestro sono gestiti da privati in modo autonomo). E poi di conti correnti, autovetture, fra cui una Ferrari, e anche di criptovaluta. Il presidente del tribunale per le misure di Prevenzione presieduto da Guglielmo Muntoni, che ha disposto la misura, ha sottolineato l'importanza di agire anche sulla moneta virtuale «in considerazione dell'ampio sviluppo e utilizzo nell'ambito della criminalità organizzata», si legge nel decreto di sequestro.
A chiedere i sigilli, apposti ieri da una sfilza di poliziotti coordinati dalla divisione Anticrimine diretta dalla dirigente Angela Altamura, è stato proprio il questore Carmine Esposito. Che in una conferenza ha spiegato i contorni dell'operazione anche alla presenza del presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra.
La misura riguarda Antonio Placido Scriva, Domenico Morabito, Antonio Domenico Morabito, Giuseppe Velonà e Ligato Salvatore. I primi tre già condannati in via definitiva per associazione mafiosa; tutti, comunque, ritenuti soggetti che vivono abitualmente con i proventi di attività delittuose.
Ma in che modo si è creata una colonia di una cosca della 'ndrangheta nell'hinterland nord romano? L'operazione ha dimostrato che dagli anni Novanta esponenti di gruppi criminali calabresi hanno riprodotto il sistema 'ndrangheta a nord di Roma. Prima hanno prestato denaro in nero a imprenditori in crisi e poi hanno rilevato le aziende indebitate al primo accenno di mancato pagamento. In questo modo si sono infiltrati in interi settori economici. Taglieggiando e minacciando. I sequestri riguardano imprese di distribuzione all'ingrosso di fiori e piante; vendita di legna da ardere; allevamento di bovini e caprini; bar e commercio di preziosi e gioielli. Attraverso prestanome, tra l'altro, si sono infilati anche nel settore della grande distribuzione con i supermercati e in quelli edilizio-immobiliare, della panificazione, della vendita di prodotti ottici e dei centri estetici (tra i prestanome figura anche il commercialista riferimento della cosca Francesco Scimò, già coinvolto nel procedimento per misura di prevenzione nei confronti di Enrico Nicoletti). Passaggio numero due dell'organizzazione è stata l'infiltrazione anche nel settore degli appalti pubblici, talvolta con metodi intimidatori.
Ad esempio a Rignano Flaminio, dove nel 2013 l'amministrazione non è riuscita a mettere a reddito il patrimonio boschivo, uno dei settori di riferimento della cosca, perché «emergeva un clima intimidatorio che conduceva alla diserzione delle aste pubbliche». Inoltre, in altro settore, «informazioni fiduciarie, di provata attendibilità, riferiscono di un concreto interesse degli stessi in merito alla prossima messa a gara per l'assegnazione del mattatoio del comune di Capena».
Ultima peculiarità è stata la capacità di mettere a sistema le imprese contaminate. La polizia, ieri, ha sequestrato anche il finanziamento pubblico di 100mila euro da parte della Regione Lazio alla Rete di Imprese Morlupo: una ragnatela di aziende associate funzionale a perseguire gli scopi illeciti dell'organizzazione criminale. Il particolare di una delle ville con piscina sequestrate ieri dalla polizia. Gli immobili facevano riferimento alla 'ndrina di Africo dei MorabitoMollica-Palamara-Scriva Tra i sequestri effettuati ieri anche 7 supermercati della catena Carrefour (estranea alla vicenda) gestiti in modo autonomo dai prestanome delle famiglie criminali

Foto: I sigilli Una veduta dall'alto del complesso di ville sequestrato ieri nell'ambito dell'operazione della polizia contro le 'ndrine