scarica l'app
MENU
Chiudi
31/08/2018

la lettera del giorno

Il Piccolo di Trieste

Concessioni autostradali, contraddizioni nella legislazione
Concessioni autostradali: ridda di voci discordanti e contraddittorie, anche in seno al governo ma perché contraddittoria e raffazzonata è la disciplina applicabile. Si va a tentoni. È, anzitutto, di concessione di beni oppure di servizi? Perché nel secondo caso trova applicazione la disciplina del Codice degli appalti (D. Lgs. 50/2016), nel primo no. Ora, le autostrade sono beni demaniali: un tanto fa propendere per la prima soluzione - dubitativamente, perché corriamo in una zona non meno grigia dell'asfalto.Ci trovassimo di fronte a una concessione di servizi la soluzione parrebbe chiara: il concedente (già in base alla disciplina previgente) dispone di strumenti di autotutela tanto esterni/pubblicistici (annullamento e revoca: giurisdizione al giudice amministrativo) quanto interni/privatistici (recesso e risoluzione per inadempimento: decide il giudice ordinario). I primi vengono attivati se i vizi, di legittimità o di merito, attengono alla gara a monte; i secondi si ricollegano a particolari situazioni a valle, coincidenti in genere con gravi inadempimenti contrattuali. Ove vi fosse la ragionevole certezza di una negligenza del concessionario, quindi, nessun problema: il contratto (la concessione di servizi è un contratto assimilabile all'appalto pubblico) andrebbe risolto per inadempimento. Nessun indennizzo a favore del privato, anzi: risarcimento da corrispondersi al concedente (lo Stato)! Diversa la concessione di beni, perché la legislazione Ue mai si è preoccupata di trasferirla dall'alveo pubblicistico tradizionale a quello privatistico. Secondo la dottrina tradizionale, la concessione-contratto ha una duplice anima: quella autoritativo-pubblicistica che si esprime nel provvedimento di concessione, e quella negoziale estrinsecantesi nel contratto accessivo a oggetto pubblico. Visto che - un po' come in Aristotele - un'anima (quella autoritativa) è "gerarchicamente" superiore all'altra, sono le vicende della concessione a influenzare il destino del contratto, non viceversa. Ora, la concessione può essere revocata o decadere: la prima ipotesi si concretizza ove il concedente rivaluti le circostanze iniziali o prenda atto di fatti nuovi e allora scatta l'obbligo d'indennizzare il privato incolpevole, la seconda invece ogniqualvolta il concessionario venga meno ai suoi obblighi. Non vogliamo chiamarla risoluzione? Ma resta nella sostanza una risoluzione per inadempimento, sorella gemella di quella regolamentata dal Codice civile. L'inadempienza esclude in radice qualsiasi indennizzo ma non certo l'obbligo risarcitorio del concessionario verso i danneggiati, siano soggetti pubblici o privati. Poi, per carità, il concessionario può impugnare qualsiasi decisione ma un tanto non dovrebbe sbalordirci: la Costituzione sancisce tale diritto/facoltà.Norberto Fragiacomo