scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
17/03/2021

La legione straniera ha l’appalto del gol

Avvenire - LORENZO LONGHI

AGORÀ / IL CAMPIONATO
Per la prima volta nelle ultime cinque annate, in vetta alla classifica dei cannonieri a fine stagione potrrebbe non esserci nessun italiano sul podio Se Cristiano Ronaldo è saldamente al comando davanti a Lukaku e Muriel, molto più staccato è il primo bomber "azzurro", il laziale Immobile
L a beffa è all'orizzonte, proprio in un'annata nella quale sarebbe ora di accelerare il percorso per intitolare a Paolo Rossi il titolo di miglior marcatore del nostro massimo campionato. A poco più di due mesi alla fine del torneo, è infatti del tutto improbabile che capocannoniere sarà un azzurro, ma non solo: per la prima volta nelle ultime cinque annate, al termine rischierà di non esserci nessun italiano sul podio dei cannonieri della Serie A. Cristiano Ronaldo, oggi a 23 gol, difficilmente si farà sfuggire l'obiettivo del trono, anche perché gli rimane poco altro, Romelu Lukaku segue a distanza (19) e sul terzo gradino adesso c'è Luis Muriel (16): Portogallo, Belgio e Colombia sul passaporto, con la speranza che il primo degli italiani, Ciro Immobile a 14 reti nel gruppone assieme all'infortunato Ibrahimovic e a Lautaro Martinez, riesca a imbroccare un filotto per non riportare la classifica marcatori indietro di cinque anni quando - era il 2016 - per risalire ad un azzurro bisognava scendere alla quinta posizione, con le 14 segnature di Pavoletti, allora al Genoa. Questo, dopo tutto, dicono i dati: dei migliori dieci goleador oggi, solo due sono italiani, con Lorenzo Insigne (13) subito dietro Immobile a spezzare la lettura di una possente legione straniera nella quale si stagliano anche i nomi di João Pedro, Dusan Vlahovic e Simy. Fra i dieci potrebbero rientrare Caputo e Belotti (11 entrambi), ma è difficile farsi illusioni, anche perché andare alla ricerca di gol italiani in Serie A in questa stagione è un'impresa. Prova ne sia l'ultima giornata di campionato, la ventisettesima, andata in archivio con 35 reti segnate, appena sei delle quali firmate da nostri rappresentanti, vale a dire Piccoli, Locatelli, Dimarco, il sempiterno Quagliarella, Soriano e Politano: sei partite su dieci non hanno italiani nel tabellino marcatori dove spiccano 29 reti siglate da 19 calciatori stranieri e, in effetti, a guardare gli schieramenti iniziali delle venti squadre su 32 giocatori piazzati sulla linea di attacco (senza contare esterni alti e trequartisti), giusto otto erano italiani. Una situazione che riprende, estremizzandola, la tendenza che vede 561 degli 806 gol della A (quasi il 70%) marchiati da giocatori provenienti dall'estero. Se si considera che nelle rose a 25 delle venti protagoniste del campionato gli stranieri sono il 61% (339 su 556), se ne deduce che l'incidenza fra i marcatori è persino superiore in termini percentuali. Un aspetto, quest'ultimo, che porta anche a situazioni singolari come quella del Parma, che non ha ancora beneficiato di una rete italiana. Una, in verità, ci sarebbe pure, ma non fa testo: l'ha segnata contro lo Spezia all'andata Riccardo Gagliolo da Imperia, ma trattandosi di un nazionale svedese non può rientrare a rigore nel computo, per coerenza, se è vero che la statistica di cui sopra dipinge di tricolore i gol di naturalizzati italiani quali ad esempio Fernando Forestieri e pure Rafael Toloi, che è italiano (e tecnicamente eleggibile per la Nazionale) da poche settimane. Così, ad esempio, i gol italiani dell'Atalanta sono tre - appunto due di Toloi e uno di Pessina - mentre due sono quelli del Crotone, made in Molina e Zanellato, ultimi di una classifica che vede Napoli e Sassuolo come ultimi baluardi del gol azzurro. Non c'è nulla di cui stupirsi, in fondo, ma una colonizzazione del genere fa effetto e, al di là della situazione contestuale, il discorso merita di essere generalizzato anche in virtù di alcune scelte le quali, lette oggi, fanno riflettere. Come, ad esempio, quella della Juventus che nell'estate 2019 si liberò di un Moise Kean nemmeno ventenne e con già 11 reti in A e oggi lo vede segnare con continuità nel Paris SaintGermain (11 gol in Ligue 1, tre in Champions), o quella di un Graziano Pellè - al quale oggi si è riaffidato il Parma - che con l'Italia ha avuto poco feeling e ha disputato due terzi della propria carriera all'estero fra Paesi Bassi, Inghilterra e Cina. E meno male che un sussulto alla categoria lo stanno dando anche il bolognese Soriano che pure è un centrocampista e, ironia della sorte, è nato in Germania - e il redivivo Destro, entrambi in predicato di raggiungere la doppia cifra, con quest'ultimo riemerso al Genoa alla soglia dei 30 anni. A meno di novanta giorni della prima partita della Nazionale di Roberto Mancini all'Europeo, si tratta di numeri disarmanti: lì davanti il ct non ha affatto l'imbarazzo della scelta e, nel malaugurato caso di defezioni improvvise (perché ci sarà anche il covid in qualità di co-selezionatore, questa volta), dovrà inventarsi soluzioni creative. Anche ventuno anni fa, prima di Euro 2000, il podio dei cannonieri della A parlò straniero, con le prime tre piazze occupate da Shevchenko, Batistuta e Crespo, eppure il ct Dino Zoff - stante l'infortunio di un totem quale Vieri - aveva potuto convocare Totti, Del Piero, Filippo Inzaghi, Montella e Delvecchio, lasciando a casa Signori, Lucarelli e un Ferrante capace di 18 reti. Anni di grazia. Pure troppa.

Foto: Romelu Lukaku (Inter) / LiveMedia/Benedetto


Foto: Lautaro Martinez (Inter) / Reuters


Foto: Cristiano Ronaldo (Juventus) / Ansa


Foto: Dusan Vlahovic (Fiorentina) / LiveMedia