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04/09/2018

La legge sugli appalti vuol trasformare l’Italia in uno Stato di polizia

Libero - FILIPPO FACCI

Potere assoluto ai pm
I grillini puntano sul Daspo per i corrotti e l'agente sotto copertura. Una vera rivoluzione, ovviamente in peggio
Matteo Salvini continua a far notizia, i grillini continuano ad annunciarle: sperando che il vento della popolarità tiri anche verso di loro. Luigi Di Maio ovviamente è in prima fila, ma anche vice-annunciatori come Alfonso Bonafede (Guardasigilli) sarà la quarta volta che torna sul «Daspo per i corrotti» strombazzato da Repubblica di ieri, come se il varo del disegno di legge fosse imminente o comunque prossimo: e invece non lo è. E meno male, perché l'iter necessita di tutta una serie di passaggi delicati (a buon titolo) anche se il testo si compone di solo 6 articoli, pare: dovrà passare l'esame preliminare del Consiglio dei ministri e poi essere trasmesso a una Camera e poi all'altra, per poi tornare alla Camera - c'è da giurarci - perché, da quanto appreso, conterrà tante di quelle stramberie che qualche modifica sarà obbligata. I perni della norma restano il cosiddetto daspo per i corrotti e l'agente sotto copertura, ma c'è anche altro, abbastanza da preoccuparsi. «Conterrà norme aspettate per anni e non fatte perché la politica aveva paura di farle», ha detto ieri Di Maio senza chiedersi se non le abbiano fatte, queste norme, anche perché qualcuno le giudicava pericolose. Macché: «Toglieremo le mani dalla marmellata a tanti furbi coperti da altri governi». Conterrà. Toglieremo. È uno dei provvedimenti-bandiera dei grillini, fanno capire. ■■■ «BASTA FURBETTI» In sintesi: un "daspo" per i corrotti renderà impossibile per un condannato avere a che fare per tutta la vita con la pubblica amministrazione. L'agente sotto copertura invece servirà a controllare dall'interno eventuali attività criminali e a rendere più efficaci le indagini, il tutto genericamente accompagnato da "misure sui tempi dei tribunali". E le intercettazioni, visto che la riforma Orlando l'hanno praticamente cancellata? Boh, non si sa bene. Però assicurano che l'Italia diverrà capofila nella lotta alla corruzione a livello internazionale, insomma una cosa «rivoluzionaria», ha detto Bonafede come dicono i grillini di ogni cosa che faranno loro. Sono i toni assolutistici a stringere il cuore tra ingenuità e paura: «Tutti devono sapere che ci si può fidare nel nostro Paese... e che fare i furbi, rivolgersi agli amici degli amici, allungare la mazzetta, sono azioni che apparterranno al passato. Una giustizia che spazzi via per sempre la metastasi della corruzione». Tutti. Per sempre. Inutile dire che forti dubbi su questi "daspo" e soprattutto sugli agenti sotto copertura (che poi sarebbe il cosiddetto wistleblower, ma nessuno ne ha chiarito i criteri operativi) vengono anche da magistrati oltreché avvocati - anche perché le Camere Penali, in Italia, sono totalmente incapaci di comunicare - mentre da semplici cittadini è del tutto lecito aspettarsi il peggio, dato che si tratterà di applicare dei grezzi semplicismi giovanili a temi decisamente complessi. Stiamo parlando di una giustizia che potrebbe riversarsi nella vita quotidiana e dunque sancire quanto la propria giornata sia controllata, se gli interlocutori siano agenti provocatori sotto mentite spoglie, se in qualsiasi momento una persona possa denunciarci per un fatto accaduto 40 anni fa. L'agente provocatore è un poliziotto che propone a terzi, a scopo investigativo, il pagamento di denaro in cambio di possibili reati: a parte il concetto - lo Stato che istighi reati - i problemi sono sempre stati la responsabilità penale del provocatore, quanto possa essere genuina una prova raccolta, e anche qualche problema costituzionale. C'è anche una questione di filosofia del diritto: da noi si tende a concepire la sanzione penale come una risposta a un reato commesso in piena autonomia, non interessa saggiare e stimolare l'attitudine a delinquere del prossimo. E questo vale anche nella maggior parte dei paesi cosiddetti civili. È pur vero che l'agente sotto copertura in Italia trova spazio nelle indagini antidroga e antimafia: ma di applicarlo alla corruzione - tesi cara a Piercamillo Davigo e al Fatto Quotidiano - la Cassazione non ha mai voluto saperne. Avere agenti infiltrati anche nella vita civile (non in ambienti narco-mafiosi) comporterebbe un impatto ben diverso nella vita di tutti i giorni. Insomma, gli operatori del diritto nazionali e internazionali concordano nel trovare incompatibili col nostro sistema giuridico soluzioni del genere, dunque in questo sì, sarebbe un provvedimento potenzialmente «rivoluzionario». LE INTERCETTAZIONI Soprattutto se ci si mette pure a potenziare lo strumento delle intercettazioni: e che vuoi potenziare, ancora? Nel dicembre scorso il governo Gentiloni ha cercato di metterci una pezza (moltiplicando i controlli, ma soprattutto rendendo tutto più complicato) per limitare i record mondiali del Paese che vanta 76 intercettazioni ogni 100.000 abitanti, 140 volte più che negli Usa. I dati a disposizione sono pochi, ma in Italia nel 2015 sono state realizzate 132.749 intercettazioni che erano quattro volte quelle francesi e quaranta volte quelle inglesi. I grillini ora ne vorrebbero di più. Così come vorrebbero un aumento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione (anche se tutti i dati disponibili spiegano che a un aumento delle pene non corrisponde un calo di certi reati) come classica risposta propagandistica che viene mediamente fornita dai governanti nuovi come da quelli vecchi, a ben vedere. Del resto il Daspo per corrotti e corruttori era un vecchio pallino di Renzi, che però cambiò idea: ossia quando, nel 2015, un emendamento grillino tradusse il proposito in una norma penale. Il riferimento era a due o tre vecchi protagonisti di Tangentopoli che erano tornati nelle indagini su Expo, ma in realtà erano riemersi non come appaltanti pubblici, bensì come consulenti ed esperti in furbate ai limiti della legge. Persino il Pd e la maggioranza alla fine votarono contro il Daspo, provvedimento ritenuto troppo severo per un paese dove l'inciampo giudiziario capita spesso anche a imprenditori in buona fede.

::: I PUNTI

GLI OBIETTIVI Il daspo per i corrotti renderà impossibile per un condannato avere a che fare per tutta la vita con la pubblica amministrazione. L'agente sotto copertura invece servirà a controllare dall'interno eventuali attività criminali e a rendere più efficaci le indagini. IL PROVOCATORE L'agente provocatore è un poliziotto che propone a terzi, a scopo investigativo, il pagamento di denaro in cambio di possibili reati. Il problema è che in Italia si tende a considerrae la sanzione penale come una risposta a un reato commesso in autonomia.

Foto: Il vicepremier Luigi Di Maio [LaPresse]

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