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29/07/2021

La Lega è stufa dei capricci grillini

Libero - ANTONIO RAPISARDA

Veti incrociati sulla riforma della giustizia
Conte fatica a tenere a bada M5S. Carroccio e Fi: basta ricatti. E pure dal Csm arriva una picconata al provvedimento
■ Sulla riforma della giustizia Mario Draghi e Marta Cartabia sono stati di parola: da giorni si incontrano per vagliare le modifiche «senza stravolgimenti» su cui, tenendo fermo l'impianto del progetto (di fatto il superamento della riforma Bonafede), già in conferenza stampa avevano annunciato l'apertura al confronto. Il tutto prima di chiudere il dossier con la fiducia, non oltre l'inizio del "semestre bianco" e su un testo che il premier vuole «condiviso». Il fatto però che ieri siano stati addirittura due i summit riguardanti gli aggiustamenti «tecnici» al processo penale (sui quali la stessa Guardasigilli è d'accordo e convinta di poter chiudere con Giuseppe Conte) testimonia come la mediazione rischia di turbare equilibri e i nervi delle altre forze della maggioranza: parliamo di Lega e Forza Italia. FUMO NEGLI OCCHI Il possibile accordo stesso, come si sa, è visto come fumo negli occhi dall'ala giustizialista del MoVimento, dal Fatto Quotidiano e dai pm d'assalto che ogni giorno (ieri è stato il turno di Nino Di Matteo e Luigi De Magistris) martellano il provvedimento cercando di fare pressione sul leader in pectore. Proprio Conte, in difficoltà fra la gestione dell'inquietudine dei gruppi parlamentari e i ministri "governisti" che hanno approvato in due Cdm la linea Cartabia, ha lanciato ieri il suo ennesimo penultimatum: «In pochi giorni capiremo se le nostre richieste hanno trovato accoglimento o meno - ha spiegato a margine dell'incontro con i deputati -. È chiaro che una prospettiva di fiducia alla riforma senza alcune modifiche sarebbe per noi difficile». Le prospettive bellicose, però, cedono subito il passo: «Ci sono margini di manovra ristrettissimi. Ma io li sto sfruttando tutti». E ancora: «A me le minacce non sono mai piaciute, sono per il dialogo e il confronto costruttivo: non voglio neppure considerare l'ipotesi in cui non venga modificato il testo». Alla fine il punto di mediazione non cambia: «Evitare che in un Paese come il nostro processi per mafia e terrorismo possano svanire nel nulla». L'ammuina di Conte non è passata inosservata. Netta la stoccata di Teresa Bellanova: «Prima assicurano il sostegno a Draghi, poi i loro ministri in Cdm votano la fiducia sulla riforma, oggi il sedicente leader del M5S sfiducia di fatto i ministri pentastellati - attacca il capodelegazione di Iv - con l'ipotesi del voto contrario. Tutto ciò è vergognoso». In serata poi sono arrivatti due pesanti appunti dal Carroccio: rivolti al governo e alla maggioranza. Il primo riguarda il posizionamento sulla riforma: «La Lega, in merito alle proposte di correzione alla prescrizione, è fedele al testo approvato dal Cdm e leale agli accordi presi», ha precisato Giulia Bongiorno. Il secondo è una stoccata agli ex alleati: «La Lega è molto preoccupata per le perdite di tempo causate dai capricci di Conte e Grillo - attaccano fonti del partito -. L'Italia che vuole rialzarsi dopo mesi di sofferenza non può tollerare i ricatti del M5S: oggi sulla giustizia, domani su Equitalia, codice degli appalti, Quota 100 o fisco...». Da leggere come un messaggio atto ad evitare lo sbilanciamento eccessivo nelle aperture a Conte è stata anche la richiesta di Fi di allargare il perimetro del dossier giustizia, inserendo l'abuso d'ufficio nel testo. Proposta - su cui il centrodestra si è riallineato - respinta dalla commissione Giustizia della Camera al cardiopalma dalla "maggioranza" giallofucsia (più Azione e lo strappo determinante dei totiani). IL PARERE DEL CSM Duro Antonio Tajani: «Quando si decide sulla giustizia il centrodestra è unito. Ma si ricostituisce anche un asse giustizialista guidato da Pd e M5S», ha lamentato il coordinatore azzurro: «Bloccare gli emendamenti sulla Pa danneggerà sindaci e amministratori pubblici ingolfando i tribunali». Le pressioni nei confronti di Draghi e Cartabia non finiscono qui. Giovedì, il giorno prima dell'arrivo della riforma in Aula previsto il 30, giungerà al plenum il parere del Csm sul testo, dopo la prima bocciatura sull'improcedibilità. Il nuovo testo della Sesta commissione, che parla di «irrazionalità complessiva» del sistema penale riformato dalla Cartabia, è stato approvato ieri col solo voto contrario del laico di Fi, con l'attenzione puntata su «3-4 profili che presentano qualche aspetto di maggiore criticità», ha spiegato il presidente Fulvio Gigliotti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: L'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, oggi capo politico del Movimento Cinque Stelle (LaPresse)