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20/10/2020

La Icop diventa “benefit” «Modo di fare impresa non solo un traguardo»

Messaggero Veneto - Elena Del Giudice

L'ad Piero Petrucco: sarà sempre più fattore di competitività È la prima azienda delle costruzioni a fare questo passo la svolta
l'intervistaElena Del GiudiceIn qualche modo è la declinazione di valori in fatti, ed è anche «un fattore di competitività». E non è un freno alla redditività di un'impresa, anzi: «il clima ambientale è uno degli elementi che favoriscono la produttività». In sostanza: operare per il bene comune, in modo socialmente responsabile, avendo a cuore la sostenibilità, il benessere dei collaboratori, non sono ostacoli ma fattori di successo. Possiamo riassumere così le motivazioni che hanno portato Icop - società di Basiliano da 380 addetti e 150 milioni di fatturato - a diventare la prima azienda italiana del settore delle costruzioni a diventare una società "benefit".Possiamo dire che, in fondo, è un passo ulteriore di un percorso iniziato ormai diversi anni fa? Lo abbiamo chiesto a Piero Petrucco, ad di Icop.«Effettivamente è l'evoluzione di un cammino iniziato molti anni fa e che da 15 ha iniziato ad essere strutturato. Io credo sia importante fare un salto di qualità tra aspetti volontaristici, o forse anche un po' paternalistici, dell'imprenditore, e l'impresa che, nel suo insieme, vuole compiere questa scelta. Potrebbe sembrare una cosa puramente formale, e invece è un salto ambizioso: trasformare le scelte dell'imprenditore in scelte dell'impresa. Nel momento in cui questo avviene, è davvero un ottimo risultato».Dietro c'è però un modo di intendere l'impresa un po' diverso da quello del risultato economico a tutti i costi...«Nel nostro Paese certamente, nel mondo anglosassone direi che questa cosa è molto più sviluppata. Personalmente mi attrae di più, però, una via mediterranea, la via dell'impresa come soggetto sociale. E' un'idea che ho sempre avuto, che mi convince e che secondo me ha senso. Per me l'impresa ha i valori della società benefit: fare l'interesse non solo degli azionisti ma di tutti gli stakeholder, portando avanti la mission dell'impresa e facendo profitti».Nel mondo delle costruzioni, dove la competizione è spesso feroce e non sempre leale, questo vostro modo di operare non vi penalizza?«Nel settore oli&gas, che è quello a cui maggiormente ci rivolgiamo, e nei mercati a cui tendiamo, questi temi diventano un fattore competitivo. Se il riferimento è invece il sistema degli appalti nazionale, qui ancora non ci siamo. Ma nei nostri mercati di riferimento i due terzi delle imprese lavorano in questo modo, e la quota è destinata ad aumentare. Temi come la sostenibilità saranno sempre più fondamentali nel futuro prossimi. Anche il mondo finanziario dà segni di attenzione, ad esempio Intesa Sanpaolo ha definito specifici rating in grado di misurare proprio questi parametri. Non dimenticando le risorse europee: nel Recovery found la Ue ha posto ambiente e clima al centro dei piani di ripresa economica dopo la pandemia da coronavirus».Altri costruttori vi seguiranno, dunque?«A oggi molte imprese che hanno scelto di diventare società benefit hanno una forte componente commerciale;quelle che operano nelle costruzioni hanno un target diverso e fino ad ora probabilmente non ne intravedono l'esigenza. Ma sono convito che nel medio periodo diventerà un fattore di competitività».Il vostro cammino parte da lontano: progetti di cooperazione sociale, welfare aziendale, collaborazione con associazioni e comunità locali, il centro estivo per i figli dei dipendenti...«Abbiamo compiuto scelte e investito perseguendo il benessere dei collaboratori e delle famiglie convinti che in un'azienda in cui si sta bene si è anche maggiormente produttivi. Devo dire che abbiamo un tasso di fidelizzazione altissimo e siamo attrattivi. A se siamo resilienti credo lo dobbiamo anche a questo».--© RIPRODUZIONE RISERVATA