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26/06/2020

LA GOMMA DEL PONTE

Il Tempo - FRANCO BECHIS

C'è voluto meno a tirare su il nuovo Morandi che a decidere sulle concessioni di chi c'era quando crollò il vecchio È la metafora perfetta dell'Italia, dove la politica è un grande frenatore capace soltanto di rallentare e ostacolare
Era il 14 agosto 2018, poco prima di mezzogiorno. Come molti italiani ero in vacanza, e siccome la giornata era brutta avevo fatto un salto a vedere un piccolo gioiello nell'entroterra toscana, Massa Marittima. Sentii un urlo nella piazza della cattedrale di San Cerbone. Era una signora di Genova, incredula: «È venuto giù il Ponte!». Sui telefonini era già arrivata la notizia: alle 11,36 era crollato un pezzo di viadotto Polcevera insieme al pilone n. 9 che doveva sostenerlo. Sotto le macerie del ponte Morandi furono trovate 43 vittime, ed è stata una delle più grandi tragedie stradali della storia di Italia. Oggi nonostante le polemiche roventi che seguirono il dramma, quel ponte è stato ricostruito in tempi assai più rapidi di quelli a cui eravamo abituati con le nostre opere pubbliche. I lavori sono iniziati tardi, l'11 marzo 2019, perché per lungo tempo si discusse se a ricostruire (... ) segue a pagina 3 segue dalla prima (...) il viadotto potesse essere o meno la società Autostrade della famiglia Benetton, che era sotto inchiesta per il crollo. Ma quando la scelta è stata fatta e i lavori sono partiti, si è andati avanti a tempo record soprattutto grazie ai poteri speciali e in deroga al codice degli appalti dati al commissario straordinario per la ricostruzione, il sindaco di Genova Marco Bucci. Ogni mattone issato sul ponte ha avuto la sua bella celebrazione, e l'ultimo segmento issato lassù è stato magnificato in pieno lockdown dalla festosa presenza del premier Giuseppe Conte e dalla sua ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. Poi sono spariti tutti (si è visto solo Matteo Salvini passeggiarvi sopra qualche giorno fa), e il ponte che ormai è finito resta sospeso nel nulla. Lo ha spiegato il sindaco Bucci l'altro giorno: «Abbiamo urgenza di sapere a chi dobbiamo consegnare il ponte e chi si dovrà occupare del collaudo finale. È un passaggio obbligato per aprire il ponte, mentre il collaudo statico e tutti gli altri collaudi li faremo noi. Se non arriveranno risposte, ho già detto che siamo pronti a risalire il Tevere inbarca». Sembra incredibile, ma è stato più rapido ricostruire il Morandi che prendere una decisione- quale che essa sia- sulla concessione dei Benetton. Ecco le due Italie che si vedono a Genova: quella che si rimbocca le maniche e che se non la imbrigli inutilmente con mille regole piega la schiena e lavora ottenendo risultati straordinari. E quella di gomma, dei parolai che raccontano storie e la tirano in lungo alla fine imbrigliando tutto nella sua pasta da masticare. È la gomma del ponte il nostro problema. Una classe dirigente che avvolge tutto nei suoi slogan e blocca il motore vitale del paese andando avanti a supercazzole. Mancano poche settimane allo schianto che farebbe ridere di noi tutto il mondo, e il presidente del Consiglio ha il dovere di evitare al paese questa figuraccia. La finisca con le recite, con i set montati da arte da Rocco Casalino che sicuramente è un maestro in questo lavoro, e questa volta Conte si assuma responsabilità che toccano a lui. Per la prima volta deve decidere, e non pensi di rinviare il problema chiamando ancora una volta in soccorso la sua squadra di azzeccagarbugli che ha già fatto danni epocali a questo paese come mai era accaduto in precedenza. Ha avuto due anni per decidere se ci sono o meno i presupposti di quella revoca delle concessioni e la possibilità di affrontarne i rischi. Se la risposta è sì e ci crede, la revochi. Se sa già che quella decisione porterebbe al Paese molti più danni che vantaggi, lasci strillare un po' i cinque stelle e faccia la scelta che ritiene giusta, facendo pagare ai Benetton quello che ancora tocchi a loro per il disastro accaduto. Il comportamento che ha tenuto fin qui non ha più ore a disposizione davanti a meno di preferire per ignavia di trasformarsi in zimbello mondiale. Se alla fine il ponte sarà lì bellissimo da vedere ma usabile solo come terrazza panoramica su Genova per l'assembramento all'ora dell'aperitivo, possiamo già essere certi che il resto d'Europa davanti a quella gomma non aprirà il borsellino né per un euro di mancia né per prestare all'Italia alcunchè. È a Genova che il governo si gioca la sua vera partita. E Conte più di tutti.

Foto: Ministra Paola De Micheli è a capo del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti