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08/05/2020

LA GIUSTA DISTANZA

Fortune Italia - ALESSANDRO PULCINI

LA RICOSTRUZIONE / L'ARCHITETTURA
La pandemia di Coronavirus potrebbe costringerci a ripensare le nostre città, oppure ad allontanarci dai centri urbani. Qualunque sarà il futuro, l'architettura aiuterà a progettarlo. Ne parliamo con Amedeo Schiattarella
OLTRE A PORTARCI A UN METRO DI DISTANZA l'uno dall'altro, il Coronavirus potrebbe cambiare per sempre anche gli spazi in cui conviviamo, ci muoviamo, nei quali lavoriamo. Il Covidl9 potrebbe cambiare l'urbanistica, allontanando tante persone dalla calca cittadina verso le periferie e le aree metropolitane, al sicuro da rischiosi contatti sociali: la fuga verso campagne e seconde case delle prime settimane di lockdown potrebbe rappresentare un piccolo indizio, in questo senso. Il virus potrebbe rovinare, per sempre, il fascino dei grattacieli e dei palazzi, con il loro carico di ascensori, maniglie, campanelli e vicini dalla stretta di mano facile. L'architetto Stefano Boeri si è augurato una "riscoperta dei borghi". Secondo alcuni invece bisogna impegnarsi perché accada il contrario. I famosi architetti svizzeri Jacques Herzog e Pier de Meuron, quelli della Tate Modem di Londra, sono ad esempio convinti che sia la campagna a dover entrare in città, grazie a nuove aree verdi e spazi aperti, sfruttando tetti, strade e rotaie inutilizzate. Sarà una discussione che durerà mesi, forse anni, e il cui impatto, perlomeno sull'opinione pubblica, è già evidente. Basta guardare la reazione popolare alle cabine di plexiglas a misura di spiagge. Al progetto balneare ne sono seguiti altri, tra cui quello dell'igloo di bambù e stoffa con doccia di acqua marina integrata. L'accoglienza, da parte di chi spera in qualche giorno di vacanza, continua ad essere, nel migliore dei casi, tiepida. Del ruolo dell'architettura e della progettazione durante e dopo la pandemia abbiamo parlato con Amedeo Schiattarella, che tra le altre cose è stato presidente dell'Ordine degli architetti di Roma dal 1999 al 2013, è il fondatore della Casa dell'Architettura di Roma, è presidente di Inarch Lazio e dell'International academy of architecture, ente riconosciuto dall'Unesco. Nel 1989 ha fondato lo Studio Schiattarella, dal 2009 Schiattarella Associati. Sull'Italia, e su come questa disciplina verrà sfruttata, l'architetto non è "particolarmente ottimista. Perché l'architettura è diventata in Italia un valore secondario, non necessario. E utile, quando si tratta di fare comunicazione, utilizzare il nome di un grande architetto. Ma in generale l'architettura è relegata a un ruolo marginale. Anche perché il soggetto che dovrebbe battersi perché l'architettura generi valore per la comunità dovrebbe essere 10 Stato, che invece acquisisce nuove progettazioni attraverso meccanismi che non premiano la qualità. Molte delle opere vanno a gara e vengono valutate in base all'offerta economica, al curriculum del progettista, o altri aspetti che non sono il progetto in sé. E chiaro che il curriculum dà una garanzia. Ma il concorso di architettura viene usato raramente ed è appannaggio spesso dei soliti noti, un gruppo ristretto di progettisti". In Italia, sostanzialmente, c'è un problema di normativa, ed è un problema che va risolto, se si vuole utilizzare l'architettura per aiutare la comunità, soprattutto in un momento di crisi. "Oggi un progetto viene omologato come se fosse l'attività di un'impresa di costruzioni; bisognerebbe togliere i progetti architettonici dal codice degli appalti e fare concorsi di architettura snelli e agevoli con commissioni qualificate che consentano di affidare 11 progetto al vincitore, fare in modo che il progettista possa andare fino in fondo, senza che il progetto venga dimenticato nei cassetti come capita nell'80% dei casi". Inoltre, c'è una generale "sottovalutazione del valore economico della prestazione del professionista: per avere un lavoro fatto bene c'è bisogno di pagare nel modo corretto, perché sono tanti gli adempimenti tecnici necessari" per avere da subito un inquadramento economico e tempistico adeguato delle opere richieste. L'architettura, insomma, secondo Schiattarella, "è pagata poco e male, in Italia". Lo studio di Schiattarella lavora principalmente all'estero, "dove la professionalità dell'architetto come figura principe della progettazione, viene riconosciuta", ed è molto attivo nel mercato saudita. Paradossalmente, è proprio la formazione italiana che ha aiutato l'affermazione all'estero: "Abbiamo la capacità di capire la dimensione umana dell'architettura, il valore della cultura locale. Abbiamo realizzato stadi, stazioni, parchi pubblici e un centro di arte contemporanea". E nella realizzazione di tutte queste opere, è valso il principio del rispetto dei valori della natura e dell'attenzione dell'uomo verso l'ambiente, dice Schiattarella. Valori che "esistevano già da prima" e che ora che va affrontata una pandemia, senza parlare dell'emergenza climatica, diventano ancora più fondamentali. "Credo che sia un nostro obbligo morale far diventare parte del progetto l'attenzione del rispetto del benessere e degli ambienti in senso generale, non solo naturali ma anche sociali, al contrario di una progettazione rivolta solo ad ottenere il massimo profitto". Il cambio di paradigma all'interno del mondo della progettazione in realtà è già ben avviato: bisogna solo applicarlo. Con l'emergenza Coronavirus "abbiamo una grandissima chance, perché si percepisce ora che i valori della comunità non sono legati al profitto, ma al benessere, alla sicurezza e alla felicità delle persone. Tra questi fattori c'è anche l'ambiente fisico: pensiamo alla differenza di qualità della vita tra centro di Roma e periferia. Ecco, garantire ovunque e comunque

Foto: Il metodo adottato da un centro commerciale di Surabaya, in Indonesia, per assicurare il distanziamento sociale: apposite sagome indicano il corretto posizionamento


Foto: TOGLIEREI PROGETTI ARCHITETTONICI DAL CODICE DEGLI APPALTI E FARE CONCORSI SNELLI E AGEVOLI