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04/04/2020

La giudice Musti “Il crimine organizzato pronto a fare business”

La Repubblica - g. bald.

La giustizia e il virus
"Sono a rischio soprattutto le piccole e medie imprese: non cadano nel tranello"
«Le piccole e medie imprese sono a rischio. Le mafie tenteranno di approfittare della tragedia per infiltrare l'economia pulita. Lo hanno fatto nel periodo del terremoto e cercheranno di farlo sfruttando anche l'emergenza Covid-19. È l'esperienza ad insegnarcelo».
Il sostituto procuratore generale Lucia Musti ne è certa. Assieme ai colleghi Valter Giovannini e Luciana Cicerchia rappresenta l'accusa nel processo d'appello "Aemilia", attualmente sospeso proprio a causa del virus, che si celebra nell'aula bunker del carcere della Dozza a Bologna. Ed è proprio dalle carte del più grande procedimento contro le mafie mai celebrato in Emilia Romagna che «emerge chiaramente il modus operandi delle cosche in regione». Musti individua i settori imprenditoriali maggiormente a rischio, i tempi e le modalità d'aggressione che bisogna aspettarsi dalla criminalità organizzata.
«Ho la sensazione che in questo momento le mafie si stiano organizzando - dice il magistrato - Per ora stanno alla finestra e osservano gli effetti della pandemia su alcuni settori economici e il processo "Aemilia" ci dice che, storicamente, quelli più a rischio sono i diversi comparti del ciclo del mattone». Una sfera d'interesse fatta soprattutto di piccole e medie aziende, di fornitori di materiali e servizi, di piccoli artigiani e manodopera più o meno specializzata, di movimento terra e padroncini che si occupano dei trasporti. Un mondo, aggiunge Musti «di microimprese e partite Iva che il blocco dei cantieri ha messo economicamente in ginocchio». Quando sarà il momento di ripartire, forse tra qualche settimana, in tanti avranno problemi di liquidità ed è qui che entreranno in gioco le mafie. «I clan - dice il sostituto pg bolognese - sfrutteranno le loro liquidità per offrire prestiti ad aziende e imprenditori. Ovviamente si tratterà di prestiti usurai e in caso d'insolvenza non esiteranno a prendersi le aziende intestate formalmente ai vecchi titolari». Così facendo, secondo l'analisi, infiltreranno intere parti della filiera e, di conseguenza, anche gli appalti sia pubblici che privati. Il timore della magistratura inquirente è quello di ritrovarsi tra qualche anno con una nuova "Aemilia". Per questo secondo Musti «è indispensabile fare tesoro delle esperienze passate evitando di commettere gli stessi errori». Nel 2015 quando l'inchiesta scoperchiò gli interessi dei clan della 'ndrangheta in Emilia Romagna, in tanti dissero di non essersi accorti di nulla. Lo dissero gli imprenditori e lo dissero le istituzioni, ora però «non ci sono più alibi». L'invito di Musti e chiaro: «Gli imprenditori perbene non cadano nel tranello, non si lascino convincere da aiuti facili e provvidenziali nel momento del bisogno, siano forti e si facciano aiutare dalle istituzioni, non da discutibili intermediari». Aemilia ci insegna che «i nodi prima o poi vengono al pettine e il costo da pagare rischia di essere superiore a quello della stessa crisi».
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Foto: kMagistrato Lucia Musti, sostituto procuratore generale