scarica l'app
MENU
Chiudi
23/06/2020

«La gente non spende ristoratori sul lastrico e aiuti solo promessi»

Il Mattino

Se Atene piange, Sparta non ride. Il mondo della ristorazione sta attraversando un momento di crisi profonda, con perdite oltre il 50 per cento, con picchi del 70. Ma non se la passano meglio gli altri comparti economico-commerciali: basti pensare ai negozi di abbigliamento, alle botteghe e al mondo delle imprese. Pasquale Russo, direttore di Confcommercio Campania, conferma il trend negativo: «Da un'indagine nazionale risulta che le perdite per le pizzerie e in generale per il mondo della ristorazione ammontino al 50 per cento, che diventa il 48 per i bar. Purtroppo però è così per tutti, con alcuni settori colpiti ancor più duramente come i negozi. Il commercio in generale sta attraversando un momento drammatico».
Quali sono le cause di una mancata ripresa reale?
«Era purtroppo un po' prevedibile, soprattutto per il mondo della ristorazione, con la riduzione dei coperti da un lato e dall'altro la titubanza delle persone a recarsi nei locali pubblici. C'è poi una questione relativa ad una scarsa disponibilità economica delle persone e l'incertezza che chiaramente si riversa sui consumi. È evidente che la prospettiva non ci pare particolarmente positiva, in ragione del fatto che gli interventi che avrebbero dovuto aiutare le imprese sono arrivati in ritardo e in alcuni casi non sono mai arrivati. Aggiungiamoci che purtroppo tra settembre e ottobre finiranno anche gli aiuti delle casse integrazioni straordinarie e molti lavoratori, che oggi contano su questo sostegno e non saranno riassunti perderanno il lavoro. La prospettiva è molto incerta, non siamo molto ottimisti».
A soffrire non è solo il mondo della ristorazione: in che condizione sono le imprese, piccole e meno piccole?
«Il commercio è in una situazione drammatica, basti pensare ai negozi di abbigliamento, anche quelli artigianali. Ai sarti, alle imprese del tessile. Non si vende più nulla oramai. L'impatto dello stop delle feste, come dei matrimoni, ha colpito davvero a 360 gradi un segmento del mercato. Oltre al fatto che la gente non spende. I redditi più bassi hanno azzerato le spese».
Come se esce?
«Lo stiamo dicendo da mesi e non sappiamo più in che lingua comunicarlo. Innanzitutto con due cose: alla base di tutto bisogna mettere in pratica una reale sburocratizzazione. Bisogna intervenire sull'economia reale. Ci sono centinaia di milioni di euro che giacciono nel bilancio dello Stato. Bisogna investirli nelle infrastrutture, con grossi incentivi, ma non con il quadro attuale. Non c'è piaciuta la prova del Governo, perché in un momento di così forte crisi ha messo in campo misure insoddisfacenti. Come i prestiti delle banche, che hanno delle regole talmente complesse che quasi nessuno è riuscito ad ottenere i finanziamenti».
Cosa bisogna fare per sburocratizzare?
«Eliminare il codice degli appalti, che consentirebbe di realizzare e spendere soldi reali, cominciare a muovere il mondo dell'edilizia, almeno su opere strategiche. Si nominino dei commissari e chi sbaglia paga. Puntare all'allentamento dei vincoli amministrativi che ci sono. Infine mettere subito in circolo le risorse europee e intervenire sul mondo del lavoro, con forme flessibili, penso alla reintroduzione dei voucher».
Secondo lei il Governo ha sbagliato su tutta la linea?
«Assolutamente no, ci sono delle cose positive, come la cassa integrazione straordinaria, o aver dato la possibilità agli alberghi di non pagare la prima rata dell'Imu. E qui mi aggancio ad un'altra proposta. Questo deve essere l'anno bianco fiscale. Non si può andare da un'azienda e pretendere in queste condizioni che si paghino i tributi».
va.es.
© RIPRODUZIONE RISERVATA