MENU
Chiudi
22/09/2018

La gara va deserta, l’Ama ora è nei guai

Corriere della Sera - Arzilli

Rifiuti Nessuna offerta per l'indifferenziata
Bilancio «congelato», contratti in scadenza, lavoratori sul piede di guerra e, soprattutto, la maxi-gara deserta. Quando all'apertura delle buste, ieri, non si è presentato nessuno, in Ama è scattato l'allarme per una crisi che sembra inarrestabile. Il bando valeva 188 milioni di euro ed era stato pubblicato in estate dopo il primo flop (gara da 105 milioni, anch'essa andata deserta, il 26 marzo) per trovare soggetti disposti a smaltire 1,2 tonnellate di indifferenziato. a pagina 5

Bilancio «congelato», contratti in scadenza, lavoratori sul piede di guerra e, soprattutto, la maxi-gara deserta. Quando all'apertura delle buste, ieri alle 13, non si è presentato nessuno, in Ama è subito scattato l'allarme per una crisi che sembra ormai inarrestabile. Il bando valeva 188 milioni di euro ed era stato pubblicato in estate dopo il primo flop (gara da 105 milioni, anch'essa andata deserta, il 26 marzo) per trovare soggetti disposti a smaltire 1,2 tonnellate di rifiuto indifferenziato, ovvero tutto quell'eccesso di spazzatura che, ad oggi, o resta stoccato nei due Tmb Ama - Rocca Cencia e Salario: se non saturi, poco ci manca - oppure giace nei due Tmb di Malagrotta che fanno capo a Colari, o ancora parte sui treni alla volta di Germania e Austria. Rifiuti che adesso rischiano di diventare un problema serio per la Capitale, dove i cassonetti risultano già stracolmi in larga parte della città causa raccolta a rilento - da Ostia, a Trionfale, a Centocelle, fino alle criticità visibili nelle zone in prossimità del Centro storico - e smaltimento sempre più complicato, ormai appeso ai contratti aperti (in scadenza il 31 dicembre) per l'export in Abruzzo, Austria e Germania.


La situazione (critica) sarà oggetto di discussione nella cabina di regia sui rifiuti voluta dal ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, che si riunirà giovedì. Lì, di concerto con Campidoglio e Regione, saranno analizzati i dati relativi alla Capitale e si studieranno le evenutali soluzioni a medio termine per un ciclo che pare sempre sul punto di incepparsi. In ogni caso la strada di Ama per schivare l'ennesima emergenza cittadina sembra a senso unico: in attesa di preparare una nuova gara, stavolta necessariamente ancor più carica di milioni, dovranno essere firmati nuovi contratti ponte, ovvero accordi su base, di solito, trimestrale che hanno un costo elevatissimo. Niente di strano, Ama lo ha già fatto in passato e anche oggi, se il ciclo resta in equilibrio seppure precario, lo si deve ad esosi contratti temporanei. Tanto esosi da instillare il sospetto, sussurrato nei corridoi dell'Ama, di un cartello delle aziende che, invece di concorrere ad un appalto, si mettono d'accordo per non presentare offerte e arrivare, così, a spuntare condizioni migliori. Se non fosse, però, che la grana del nuovo bando flop - messo giù come accordo quadro di tre anni sotto la vigilanza dell'Anac, per essere più appetibile eppure andato lo stesso deserto - si inserisce in un quadro aziendale che già presenta i connotati della crisi. Tanto che in molti prospettano, dall'anno prossimo, un aumento nella bolletta della Tari.


Il che si riflette, come ovvio, sul piano politico. Con tanto di presidente, Lorenzo Bagnacani, in bilico per la diatriba con il Campidoglio sul bilancio 2017, questione che tiene in ansia i dipendenti pronti all'assemblea per reclamare stipendi e bonus (finora) mancati. Secondo il Pd una delle ragioni per cui la maxi-gara di ieri è andata deserta: «Una società che non ha ancora un bilancio, per volontà del socio unico Roma Capitale, sul mercato è ritenuta poco affidabile e le gare triennali vanno deserte - la nota delle consigliere capitoline dem Valeria Baglio e Ilaria Piccolo -. Un dramma per Roma, di cui è responsabile totalmente questa giunta». Sul documento, approvato con un attivo di mezzo milione in sede di cda ad aprile, c'è una serie di crediti vantati dall'azienda con il Comune che il socio - Roma Capitale, appunto - non intende riconoscere. Uno su tutti: 18 milioni relativi ai servizi cimiteriali - una porzione di un contenzioso che, in realtà, pesa 60 milioni di euro - che l'assessore a Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti, cui corre l'obbligo non tassativo di chiudere il Consolidato (cioè il documento che riunisce i conti del Comune e delle sue aziende: ieri l'Assemblea capitolina ha approvato il bilancio Atac ) entro il 30 settembre, non intende riconoscere. Le verifiche del Comune sul bilancio della municipalizzata vanno avanti, e ieri il Comune ha disertato nuovamente il consiglio di amministrazione, segnale di lavori in corso. Ma è evidente che, qualora si procedesse alla bocciatura dei conti già approvati dall'azienda - in positivo nonostante 1,4 miliardi di debito - l'intero cda, sfiduciato dalla proprietà, potrebbe vacillare. E Raggi dovrebbe trovare un nuovo presidente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

La vicenda

Crisi
Bilancio «congelato», contratti in scadenza, lavoratori sul piede di guerra e, soprattutto, la maxi-gara andata
deserta


Foto:

Strade sporche In molti rifiuti è di nuovo emergenza rifiuti

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore