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18/10/2019

«La fine di un incubo durato anni Mi aspettavo questo verdetto»

QN - Il Giorno

Traona di Susanna Zambon Sette anni per arrivare a processo, celebrato in tempi brevi, meno di due anni dall'udienza filtro, ma che non poteva avere altro finale che quello pronunciato ieri pomeriggio: tutti i reati prescritti, ad eccezione di due imputati assolti con formula piena. Parliamo del processo per il cosiddetto «sistema Traona», che vedeva alla sbarra, tra gli altri, l'ex sindaco Marco Belli, ieri in aula ad attendere il pronunciamento da parte del Collegio formato dal presidente del Tribunale di Sondrio, Giorgio Barbuto, e, a latere, le dottoresse Francesca Roncarolo e Barbara Della Nave. «Dopo dieci anni è finito un incubo - ha commentato l'ex primo cittadino Belli -. Mi aspettavo questa conclusione. Sono stati anni difficili, sono stato accusato di cose che non ho mai fatto, e di conseguenza ho deciso di fare un passo indietro nel mondo della politica e amministrativo. Con il senno di poi forse avrei fatto scelte diverse. Adesso, comunque, va bene così». Quindici, in totale, gli imputati; due i filoni d'inchiesta distinti che risalgono entrambi al 2010, uno relativo a un cambio di destinazione d'uso dei terreni all'ex discarica Valletta e l'altro inerente l'appalto per il trasporto degli alunni. Le accuse mosse nei confronti degli imputati andavano dalla corruzione all'abuso di ufficio, passando per il furto aggravato (reato contestato solo a Camillo Carnazzola, imprenditore edile, accusato di aver rubato materiale roccioso e ieri assolto perché il fatto non sussiste), falsità ideologica e turbativa d'asta. E proprio per quanto riguarda la turbativa d'asta, ieri pronunciata un'altra assoluzione oltre a quella di Carnazzola: Carlo Contessa, anche lui imprenditore, è l'unico che ha ottenuto un'assoluzione piena, per non aver commesso il fatto, nella vicenda relativi ai lavori di realizzazione di un acquedotto rurale tra Mello, Cercino, Traona, Cino e Mantello. Per tutti gli altri imputati (l'ex sindaco Belli, Gianni Azzalini, Diego Fattarina, Lucio Tavelli, Arnaldo Giumelli, Claudio Pensa, Camillo Ferrè, Basilio Lipari, Maurizio Papini, Gabriele Carnazzola, Carlo Invernizzi, Franco Gusmeroli, Carmine Albiniano), e per gli altri reati contestati a Camillo Carnazzola, è invece scattata la prescrizione, come era facilmente prevedibile. Del resto, era stato lo stesso Pubblico ministero, Stefano Latorre, a chiedere di non dover procedere per la gran parte delle accuse per intervenuta prescrizione. Insomma, nessuna sorpresa. «Prescrizione e non assoluzione - puntualizza l'avvocato Gino Ambrosini, che difende Marco Belli - perché in questi casi per ottenere l'assoluzione occorre che ci sia la prova evidente della non colpevolezza; in alternativa scatta la prescrizione». «Un processo nato già morto - ha commentato il presidente del Tribunale di Sondrio e del Collegio giudicante, Giorgio Barbuto - che ho presieduto io per le difficoltà a trovare giudici che fossero compatibili. Abbiamo cercato di portarlo a termine nel minor tempo possibile, ma era segnato fin dall'inizio». © RIPRODUZIONE RISERVATA